Home Curiosità Auguri al divin poeta del calcio. Roby non si discute, si ama

Auguri al divin poeta del calcio. Roby non si discute, si ama

   Tempo di lettura 7 minuti

Baggio è come Dante, un grande classico. Il mito del codino più famoso d’Italia, diventato una presenza costante ed imprescindibile in tutte le fasi della nostra vita, cresce ogni giorno di più 

Cesare Cremonini, noto fan di Roberto, durante un concerto prima di dedicare Marmellata #25 al suo campione preferito, presente tra il pubblico, ha detto che in alcune opere classiche sono contenute milioni di emozioni evocative, che fanno capire prima quello che poi andremo ad incontrare nel nostro percorso esistenziale. Nello specifico lo ha omaggiato così: “A scuola si studiano i poeti e ad un certo punto ho incontrato un poeta che in qualche maniera mi ha cambiato la vita. Ho iniziato a guardarlo, a commuovermi guardandolo…è venuto a vivere nella mia città (ndr, Bologna) e anche se è stato solo per un anno mi è sembrato tutta la vita. Ho scritto persino delle canzoni per lui perché la sua poesia mi è rimasta dentro…”. La poesia ci cambia, porta alla commozione, dilata il tempo, fa esprimere ciò che indelebilmente rimane dentro, quindi salva, rendendoci protagonisti di qualcosa di unico e irripetibile.

Perché Baggio, come Dante, ha fatto presa nell’immaginario collettivo? Perché è proprio lui il divin codino così come il Sommo Alighieri era il divin poeta? Per spiegarlo utilizzerò 4 fasi di vita in cui ci siamo tutti ritrovati:

1.La prima è quella infantile, di rispecchiamento istintivo. Borges, parlando della Divina Commedia, sottolineava che bisognava leggerla abbandonandosi come bambini, facendosi cullare da essa, per andare oltre la veglia. Svegliamoci dall’essere svegli. Torniamo alla fase dello stupore trasognato. Lì risiedono tutte le più grandi invenzioni. Secondo una ricerca le idee più brillanti ci vengono in sogno o nel dormiveglia: così sono nati Google, Yesterday di Paul McCartney, la tavola degli elementi di Mendeleev, i neurotrasmettitori, Frankenstein di Mary Shelley e molte altre geniali intuizioni. Veder giocare Roby era vivere in un sogno lucido, dai contorni vividi. Eravamo protetti come nella dimensione onirica, ma in costante connessione con lui, sempre sull’orlo di una rivoluzione interiore. Lo stesso effetto che si ha nel leggere il poema di Dante, un viaggio tra sogno e realtà.

2. La seconda è quella adolescenziale, del cercare un messaggio, un significato. Dante in un versetto nel canto XXIV del Purgatorio esclama: “quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch’è ditta dentro vo significando”. E’ l’ amore con la A maiuscola. Quando si è ispirati da qualcuno vogliamo dare un senso a quello che l’amore detta da dentro. Non ci basta provarlo, vogliamo trarne un senso sia statico che in movimento. Marianne Moore affermava. “un poeta non parla la lingua ma la medita: così la potenza del leone sta nelle sue zampe”. Per Alighieri e Baggio vale il detto che “nulla è più immobile di una freccia in volo”. La loro è attività vertiginosa in un fermo immagine, è perfezione stilistica derivata da un grande lavorìo interiore.

3. La terza è quella accademica, che accompagna il nostro percorso di crescita. Nasce come folgorazione intellettuale per diventare esigenza evolutiva. La poesia vera è geroglifica, decifrabile cioè solo in chiave di destino. Il mito è colui che ha la capacità di farti concentrare talmente tanto su un aspetto da sentirlo moltiplicarsi in sé. Ha il potere di rendere rarefatta e intensificata la vita. E’ una tensione concentrata, una devozione attenta e minuziosa. L’autore che, in ogni singola cosa del visibile e dell’invisibile, ha prestato l’identica attenzione, diventando il poeta assoluto è Dante. Anche Roby ha avuto la capacità di assolutizzare, di concentrare in sé tutte le proiezioni umane, nel bene e nel male, fuori e dentro il campo.

4. La quarta è quella matura, quando non basta più rispecchiarti, cercare un messaggio, trarne un modo per crescere. Vuoi di più, vuoi rifare lo stesso percorso. La maturità coincide con un precipitare fulmineo, quasi biologico, perché hai bisogno di sentire con tutti gli organi insieme affinché la verità prima percepita, poi traslata e intellettualizzata, possa farsi natura. La Divina Commedia parla a tutti noi, attraverso i secoli, perché i vizi e le virtù sono sempre gli stessi. Diventare adulti per tornare bambini, soffermarsi sulla stessa storia in maniera enciclica per rileggerla su nuovi piani, dischiusa da differenti chiavi di lettura. La verità gnomica del poema che si fa proverbio o semplice detto: “senza infamia e senza lode”, “perder il ben dell’intelletto”, “ma guarda e passa”, “il natio loco”…ne testimonia l’universalità. L’oggi di Alighieri è il sempre. Perché vale lo stesso per Baggio?

La lingua di Dante lievita al di sopra di tutti i linguaggi e non posa in nessuno di esso. C’è una misteriosa confidenza che lega il grande scrittore al suo lettore ma al contempo un abisso che li separa. E’ quel tono familiare che solo i re possono concedere. Confidenza e distacco, leggerezza estrema e possente radicamento collettivo. Mentre parla al singolo risponde per un’intera comunità. L’ardente raffinatezza di Roby lo ha fatto amare da tutte le tifoserie italiane e non. E’ il calciatore di tutti, pur non volendo mai appartenere ad alcuno. Persona umile, alla mano, ma con un riserbo aristocratico. E’ come la sublime litote dantesca: essere la Commedia perché, dopo tanti orrori, ha un lieto fine. Una parabola divina, dopo aver attraversato l’Inferno. Nella terra del pathos, costellata di simboli di dolore, ha saputo diventare estasi per milioni di persone.

  “Ritenendo quel solo degno laddove tutta l’arte è impiegata” Dante

Questo è il miglior augurio per Roby Baggio, ricordargli che la sua vita è stata una meravigliosa opera fattasi carne, grazie ai piedi fatati, al cuore generoso, ai nervi caparbi, a uno spirito in perenne trasformazione, che sa accettare il dolore, calandosi in esso, e quindi sentendo più profondamente di tanti altri. La sua attenzione continuamente esercitata in tutto, che è la più alta forma d’amore, è una feritoia aperta a tutti i dardi, che conserva però quel riserbo elegante proprio delle persone speciali per cui il successo è semplicemente realizzarsi al massimo del proprio splendore. Come la Fenice, la vita in ogni sua fase, vi rifulge al di là delle proprie ceneri.

Fonti foto: facebook, radio105 e fondazionecrui

Erika Eramo

 

 

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