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9. Il Divin Codino e il pathos della distanza. Baggio è per sempre

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Cosa ha reso Roby universalmente conosciuto? Sì certo i Mondiali da protagonista, il Pallone d’oro e gli altri trofei…eppure nell’immaginario collettivo resta unico anche per ciò che ha trasmesso. Qual è il motivo?

Sul suo addio al calcio Mazzone si espresse così“Il pubblico non credo faccia di solito ciò che fece a San Siro quel pomeriggio. Il pubblico ha voluto abbracciare e festeggiare non tanto il calciatore che è stato un campione, ma l’uomo che è stato un campione tre volte di più”. L’uomo è il campione al cubo in sostanza. Perché? All’ essere schivo e riservato per natura, si aggiunge il fatto di stare, suo malgrado, costantemente sotto i riflettori. Non solo. A queste due cose va sommata la terza che sintetizza e supera entrambe: Roberto, ambasciatore della FAO dal 2002 e vincitore nel 2010 del Peace Summit Award, è diventato un emblema universale per la forza d’animo, i valori e le parole chiave che hanno mosso i fili della sua vita: passione, gioia, coraggio, successo, sacrificio.

 

Roby e il successo

L’atteggiamento di fondo della vita è la passione

Che bello correre dietro a un pallone

Nonostante i guai fisici sempre con gioia

Se stava lontano dal campo lo assaliva la noia

Grande determinazione e coraggio

Oltre ai gol e alle emozioni come retaggio

E’ facile raggiungere il successo

Quando educhi le potenzialità all’eccesso

Ore e ore a combattere è un bel sacrificio

Ma c’era il “non mollare mai” della gente come auspicio

   Durante una visita ad Hangzou gioca con i non vedenti

“Ho sempre pensato che, finché si può, è giusto non prendersela più di tanto per le cose della vita. Ancor meno per quelle del calcio. Nei limiti che ormai conosci, ho sempre cercato di applicare questo principio e, a modo mio, ci sono riuscito. Nonostante tutto ho sempre cercato di conservare il mio equilibrio, mantenuto le distanze.” Lasciare che le cose accadano, senza accanirsi, perché solo accettandole si possono cambiare. Mai come per Roby vale il principio del pathos della distanza, l’essere sempre al di fuori di fronte a ciò che si presenta, l’opporsi ad ogni trascinamento e ad ogni livellamento, per auto superarsi. Solo grazie ad esso secondo Nietzsche si arriva all’ “elaborazione di condizioni sempre piú elevate, piú rare, piú lontane, piú cariche di tensione, piú vaste”. Baggio è stato definito dall’avvocato Agnelli il Raffaello del calcio; in questa rubrica a lui dedicata ho aggiunto che è anche, in quanto maestro del chiaroscuro, il Caravaggio del campo da gioco, ma si può osare un altro paragone pittorico. Anni fa scrissi a proposito di Albrecht Durer (le cui opere erano in mostra a Roma) questo: “L’ossimoro che meglio si addice al suo genio è quello di ‘appassionata impassibilità’: la serena, armonica cromìa dei dipinti irradia al contempo distacco intellettuale ed un trascinante ardore”. Nel modo di porsi di Roby ritrovo esattamente questo: un’appassionata impassibilità, un distacco che è intriso di ardore e passione, un freno, una difesa che è già preludio alla corsa, all’attacco, un proteggersi per darsi con più slancio. E non è forse questo il senso dello stop a seguire di cui è stato uno dei più fulgidi esempi?

A proposito della partita contro la Nigeria ad Usa ‘94 dice: “A un minuto dal termine, il pareggio. E inizia un Mondiale tutto nuovo, per me e per l’Italia. Lì è cambiato tutto. Ricevo palla da Mussi, la colpisco di destro, ne nasce un tiro che sfiora le gambe di un difensore per andare a morire contro il palo alla destra del portiere. Imprendibile. Un gol fortunato, per molti. Quando segni al novantesimo, un po’ di fortuna c’è sempre, ma io la palla la volevo mettere proprio lì. E poi…Forse sì, c’è stato qualcosa di “speciale” in quell’ispirazione. Forse mi ha aiutato la mia fede, la mia fiducia in me stesso, la mia pace interiore che, nonostante le tempeste di quell’inizio di Mondiale, restava in me. Non mi sentivo più angosciato. Giocavo con facilità, mi riusciva naturale tutto ciò che volevo. Sì, ancora una volta, mi ero liberato. Poteva, doveva essere un’occasione fondamentale. Lo era”. Il concetto di base è che se segui la tua voce interiore vai dove dici tu, riesci a mettere la palla esattamente lì. Un uomo che ragiona così non può non diventare un esempio per tutti. Quante volte pensiamo di non farcela e gettiamo la spugna per poi pentirci? Se ci capita qualcosa, anche la più negativa, è perché abbiamo gli strumenti per superarla. Se ci crediamo davvero siamo illuminati, soprattutto, dall’ispirazione giusta per fare centro. La vita di Roby ci dice che è possibile, perché giunge sempre la sera di foscoliana memoria e… “mentre io guardo la tua pace, dorme quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”.

P.s.: Il prossimo e ultimo appuntamento è per il 18 febbraio con le sorprese outside the box

Erika Eramo

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