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3. Così inizia la magia infinita, così nasce il mito di Roberto Baggio

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Perché in quel ragazzino che ha mosso i primi passi nel Caldogno per poi approdare al Vicenza e alla Fiorentina si intravedeva già il futuro campione? Quale luce c’era in lui? Cercherò di spiegarlo qui di seguito

Per capire l’anima del calciatore italiano più amato di tutti i tempi basta riportare una frase che si ricollega enciclicamente ai suoi esordi. A chi gli chiedeva quale era la squadra migliore in cui avesse giocato lui rispondeva così: “La giovanile del Vicenza che all’ ala sinistra aveva Gianni Bonfante, molto più bravo di me”. Ora tutti quanti vi chiederete: Bonfante chi? Appunto, qualcuno che poi non è arrivato a giocare ad alti livelli. Queste parole rappresentano l’umiltà e l’autenticità che lo hanno fatto amare da tutte le squadre in cui ha militato. Perché? Iniziamo dal principio.

ROBERTO_BAGGIO_LANEROSSI_VICENZA_BIANCOROSSO 82-83

Roby colui che si incontra solo una volta

Sesto di otto fratelli gioca con loro a pallone

Nei corridoi di casa li dribbla in continuazione

Tra i vetri rotti fa gol nella porta del bagno aperta

Condendo il tutto con una radiocronaca esperta

Il talento è già evidente nell’uno contro tutti gli altri

Vince da solo come farà contro avversari ben più scaltri

Dal campetto di Caldogno alla maglia del Lanerossi Vicenza

“Il ragazzo si farà” ed ha voglia di dimostrarlo con impazienza

110 gol in 120 presenze nelle giovanili posson bastare

Esordisce in C1 il 5 giugno 1983 e inizia a sognare

Arriva il primo gol tra i professionisti l’anno dopo, il 3 giugno

rigore contro il Brescia, palla nell’angolino e portiere in pugno

con accelerazione e tecnica segna 12 reti in 29 partite

si prospettano promozione in serie B e mete ardite

ma è già pronta la valigia per la A…destinazione Firenze

ci arriva con le stampelle e…un anno senza presenze

In Coppa Italia fa due gols contro l’Empoli…a dir poco ispirato

E’ il 3 settembre 1986, 18 giorni dopo esordisce in campionato

Di nuovo un infortunio rimanda di sette mesi la doppia emozione

Il 10 maggio a Napoli scudetto di Maradona e primo gol di Roby su punizione

A San Siro a settembre salta il freno a mano

Eccolo più spregiudicato con la voglia di andar lontano

Aumenta l’energia vitale con la pratica buddista

E la sinergia di un attaccante in coppia col nostro fantasista

la premiata ditta Baggio-Borgonovo trascina la squadra in Coppa Uefa

con 29 gol la famosa B2 stupisce, inorgoglisce e assuefa

contro il Licata si smarca tutti in area in Coppa Italia

ma l’emblema di un’annata pazzesca è un altro giorno in cui ammalia

metà campo palla al piede il 17 settembre 1989 al San Paolo

salta gli avversari come birilli segnando più leggiadro di un usignolo

dopo la quiete la tempesta: a maggio del ‘90 l’asso passa all’eterna rivale

la Juve è rea di avergli fatto perdere in Coppa Uefa la finale

macchine incendiate, tifosi viola in rivolta

quanto hanno rimpianto uno di quelli che, nella vita, si incontra solo una volta!

Tornando a Bonfante quando l’anno scorso Baggio andò alla sua festa di 50 anni lui disse: “Una gioia incredibile. Abbiamo parlato a lungo, dei vecchi tempi e della vita di oggi. L’ho visto sereno e vederlo lì alla mia festa con sua moglie mi ha dimostrato ancora una volta che persona umile è. Lo stesso di sempre, lo stesso ragazzo che conoscevo bene e con cui ho vissuto anni indimenticabili. Da amico, da compagno di squadra. Anzi, da compagno d’attacco”. L’ex ala sinistra del Vicenza lo aveva capito che in quel ricciolino c’era in potenza il giocatore fenomenale che tutta l’Italia avrebbe ammirato. Nessuno però avrebbe mai immaginato che quel ragazzino che sembrava un uomo sarebbe diventato un uomo che sembra un ragazzino. Ecco qual è il segreto: nonostante le cicatrici avere lo stesso brio di quando sognava di assomigliare al suo idolo Zico, la stessa passione con la quale fu accolto a Firenze. Quando arrivò in Toscana per tutti era l’erede di Antognoni, ma in realtà era completamente diverso da Giancarlo. Mentre il centrocampista nei movimenti ricordava il marmo tondo, pulito e perfetto di Michelangelo, Roberto con i suoi passi scompigliati, i suoi gol in sottrazione, il suo zigzagare sembrava piuttosto un classico versione cubista, un Picasso raffaellesco. Roby non è mai stato copia, perché la sua spiccata personalità gli ha fatto sempre dare quel quid in più, senza risparmiarsi mai. Baggio assomiglia solo a se stesso, e per fortuna. Come in ogni storia perfetta il cerchio si chiude dove ha avuto inizio. Non è un caso che in quel famoso 3 giugno 1984 segnò proprio contro il Brescia, ultima squadra con cui mise la parola fine alla sua strepitosa carriera quasi 20 anni dopo (per la precisione per arrivare alla cifra tonda mancano 18 giorni e anche questo non può essere un caso). Non c’è caso che tenga di fronte a chi il caos lo ordinava e scompigliava in campo, perché doveva farci i conti tutti i giorni fuori, senza potersi permettere di sbagliare.

P.S. Il prossimo appuntamento è per il 18 agosto con la Juventus e il pallone d’oro.

Foto prese da: Wikipedia e Multimedia.quotidiano.net

Erika Eramo

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