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Vincenzo Di Michele: “Pino Wilson, capitano di una squadra di pazzi, era il vero fulcro della Lazio”

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Abbiamo intervistato il giornalista che ha scritto la biografia ufficiale di uno dei simboli biancocelesti, che sarà acquistabile in edicola per tutto il mese di aprile e fino al 23 maggio, data fissata per l’evento omaggio agli eroi dello storico scudetto del ’74. Per Di padre in figlio sono stati venduti già 16mila biglietti

Perché ha scelto proprio lui tra i tanti calciatori italiani degni di nota? Cosa lo ha spinto a scrivere “Pino Wilson – Vero Capitano d’altri tempi”?

Di campioni ne abbiamo tanti, basti pensare a Riva o Rivera. Tutti giocavano in squadre importanti. La Juventus aveva un organico incredibile. L’impresa della Lazio nel ’74 fu invece unica proprio perché c’erano undici titolari e soltanto due riserve; non avrebbe certo potuto competere con le grandi. Tutta l’attenzione mediatica era per Chinaglia. In realtà il vero fulcro, capitano di una squadra di pazzi, era Wilson. Non dimentichiamo poi che ha indossato la maglia della Nazionale e ha giocato in America nel Cosmos con giocatori del calibro di Pelé e Beckenbauer.

Su cosa ha voluto porre l’attenzione?

Da revisionista quale sono ero stanco che Wilson fosse preso come il capro espiatorio del calcio scommesse. Volevo fare luce su due fatti: ha pagato per tutti e non lo fece per soldi. Alle ultime giornate di campionato si usava barattare alcuni pareggi, ma questo non c’entra affatto col calcio scommesse. Pochi sanno che si autopunì lasciando l’incarico di direttore generale della Lazio.

Come lo ha convinto a fare addirittura una biografia?

Non è stato semplice perché Pino è una persona estremamente riservata e riflessiva. Gli ho detto: “E’giusto che un personaggio come te lasci qualcosa e si faccia chiarezza su alcuni punti”. Gli ho dato il tempo necessario per maturare questo mio intento.

Da giornalista qual è stata la parte più complicata da scrivere?

Sicuramente quella relativa al calcio scommesse. Essendo un argomento delicato bisogna dar modo al lettore di farsi una proprio opinione, facendo parlare i fatti, senza entrare nel pettegolezzo. Sviscero la problematica, sollevando degli interrogativi. Ad esempio, perché Paolo Rossi ha giocato il Mondiale e invece Pino Wilson è andato via? Non si voleva forse salvare alcuni a discapito di altri?

Cosa lo ha più colpito dell’uomo Wilson?

L’aspetto familiare. Non parla solo di pallone ma dei suoi affetti che ringrazia costantemente. Poi è un personaggio completo, di spessore, a modo. Superata la timidezza iniziale è veramente simpatico. Era uno dei pochissimi laureati all’epoca. Riusciva ad essere duro in campo e signorile fuori. Protestava sempre in maniera garbata.

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Passando invece al suo lavoro, che caratteristiche deve avere un giornalista-scrittore di successo?

Deve fare molta palestra, scrivendo tantissimi articoli. Non bisogna mai forzare la mano, ma cercare di essere il più semplici e neutrali possibili. E’importantissimo leggere molto e diventare padroni dell’argomento.

Tra le tante tematiche da lei affrontate, giuridiche, storiche e ora sportive, in quale si trova più a suo agio?

Quando sono me stesso. In fin dei conti nel tema giuridico si parla di una norma o regola da applicare, nel campo storico conta lo scoop, nello sport avere una storia. Quando parlo di ciò che ho vissuto veramente sono più a mio agio.

Il prossimo libro a cui sta lavorando?

Sul grande eccidio di Cefalonia. Si sostiene siano stati uccisi 8000 italiani. Secondo me poteva essere evitata questa atrocità. Come le dicevo sono un revisionista, perciò scrivo cose contrarie a quelle che spesso ci vengono fatte credere.

Tornando al calcio, lo segue? Tifa qualche squadra?

Sì, sono un tifoso laziale. Non ho più l’approccio di quando ero ragazzo però. Ora sono molto distaccato. Ragiono maggiormente sui meccanismi che ci sono dietro alcune scelte. Per esempio il non acquisto di un giocatore può dipendere dal voler salvaguardare l’armonia dello spogliatoio.

Cosa pensa del live che abbiamo organizzato il 22 marzo in onore di Wilson? E dei redattori di Passione del calcio?

Mi è piaciuto molto, in particolare ho apprezzato l’impegno e l’interesse che hanno dimostrato i giovanissimi redattori. Si sono documentati molto bene sulla storia di Pino. Si vede che hanno passione. L’impegno paga sempre, senza non si va da nessuna parte.

Erika Eramo

 

 

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