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Sokol Haxhia: “De Biasi uomo giusto per l’Albania. In Francia serviranno cuore e coraggio.”

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Abbiamo intervistato l’agente FIFA che ha portato Gianni De Biasi a guidare la nazionale albanese. Oltre ad aver senza dubbio contribuito al miracolo Albania, è uno dei maggiori scopritori di talenti del proprio paese, artefice di molte trattative riguardanti giovani calciatori in giro per l’Europa. Con lui ci siamo soffermati sul cammino delle aquile verso Euro 2016 e abbiamo dato uno sguardo d’insieme alla manifestazione

 

Vorrei iniziare con una data e con un risultato: 11 ottobre 2015, Armenia – Albania 0-3. Quali furono le sue sensazioni in quel momento?

Si tratta della gara che ci ha garantito la qualificazione all’Europeo. La mia sensazione è stata quella di aver assistito ad un miracolo i cui autori sono stati i giocatori, l’allenatore e la federazione. Sono riusciti a portare a casa un risultato inimmaginabile. Credo che ci sia stato anche un quarto fattore cruciale: l’episodio del drone contro la Serbia. Sono avvenimenti che non dovrebbero accadere nel calcio ma giustizia è stata fatta e quei tre punti ottenuti a tavolino sono stati importantissimi.

Gianni De Biasi è riuscito a portare una nazionale storicamente non molto considerata a risultati straordinari. Da cosa è nata l’idea di nominarlo CT?

Vorrei fare un passo indietro. Io ho sempre avuto un grande rapporto con la Federazione Albanese e il presidente mi ha sempre chiamato in causa nella scelta dei vari CT. Nel 2007, appena terminata la sua esperienza con l’Arezzo, possedevo già un accordo con Antonio Conte, che ai tempi era un giovane allenatore con ancora tutto da dimostrare. Credevo comunque che avesse la stoffa di diventare qualcuno e quindi lo proposi al mio presidente. In chiusura di trattativa però arrivò la chiamata di Perinetti e Antonio decise di andare a Bari, portandolo prima alla salvezza in B e poi alla promozione, dando così uno slancio fondamentale alla sua carriera. Decidemmo quindi di ingaggiare Arie Haan, che però se ne andò dopo poco. Dopo due anni con altrettanti CT il presidente mi disse di voler iniziare un nuovo ciclo chiendendomi di cercare un bravo allenatore italiano. Gli presentai una lista di quattro nomi e la scelta ricadde su Gianni, dal momento che pensavamo che fosse l’uomo giusto per risolvere i limiti di gioco della squadra. Lui è stato molto bravo a dare un’estrema organizzazione difensiva ai suoi giocatori, da buon italiano, e a inserire e valorizzare i giovani più interessanti. Inoltre, è riuscito ad affrontare il vero tallone d’Achille della nazionale albanese, le reti subite negli ultimi minuti delle partite.

Lei si occupa del passaggio di quasi tutti i calciatori albanesi nei maggiori campionati europei. Quale può essere il margine di crescita del calcio della sua nazione?

Ho trattato circa 66 giocatori albanesi in 10 anni. I risultati della nazionale maggiore sono la prova lampante di una grande crescita ma devono essere sicuramente un punto di partenza importante. Credo che tra meno di 10 anni potremmo vedere 2-3 calciatori di origine albanese nella nazionale Italiana, non dimentichiamoci che il capitano dell’Under 16 azzurra è albanese. Il calcio italiano è fondamentale per questi ragazzi perché al di là del loro paese natale crescono calcisticamente in Italia.

Nel corso dei playoff di Champions League abbiamo assistito alla partecipazione della formazione albanese dello Skënderbeu, eliminata dalla Dinamo Zagabria e diventata la prima squadra del suo paese ai gironi di Europa League. Crede che in futuro potremo vedere spesso rappresentanti albanesi nelle competizioni europee?

Credo di sì. I club albanesi hanno iniziato un processo di privatizzazione da circa 4-5 anni dal momento che prima erano di proprietà dello stato. I presidenti delle varie società hanno provveduto alla costruzione di scuole calcio e soprattutto campi da calcio, quasi tutti scomparsi fino agli anni 90 perché ritenuti terreni edificabili. Lo Skënderbeu è finora l’unica realtà importante in Albania, ha vinto 5 campionati consecutivi ed ha un’organizzazione importante tipica dei club europei più grandi.

Veniamo all’europeo. L’urna ha raggruppato l’Albania con i francesi padroni di casa, la Romania e la Svizzera. Quante sono a suo avviso le vostre chance di passaggio del turno?

Credo che la Francia passerà di sicuro, per quanto riguarda le altre tre dico 40% Svizzera, 30% Romania e Albania. Purtroppo i giocatori albanesi non hanno mai preso parte a questo tipo di manifestazione, sono come degli attori che dai teatri di provincia si spostano in una grande metropoli. Detto questo, gli albanesi come popolo hanno molto coraggio, cuore e sono senza paura. Sanno di rappresentare una nazione intera e questo li spingerà a lottare in campo fino all’ultimo.

Chi sono le principali favorite a Euro 2016?

Penso che se la giochino Germania, Spagna e Francia. I tedeschi sono campioni del mondo, hanno già giocato e vinto insieme per anni. La Spagna è una selezione formata da giocatori provenienti perlopiù dai due club più forti del mondo, Real Madrid e Barcellona, ed esprimono un gioco straordinario. I francesi possiedono ovviamente il fattore campo  ma possono anche contare su calciatori che giocano nelle maggiori squadre europee. Si parla tanto anche del Belgio come favorita ma credo che per vincere debbano fallire le altre tre che ho appena detto. Non mi sento di includere l’Italia perché ha carenza in attacco e spesso in questi tornei la differenza la fanno le punte e in generale i giocatori offensivi, se comunque riuscisse a vincere sarei contento per il mio amico Antonio Conte.

L’Italia è per lei una seconda casa. Come vedrebbe uno scontro tra l’Albania e gli azzurri al campionato europeo?

Ormai vivo in Italia da 25 anni, mia moglie è italiana e i miei figli sono nati qui. Per me sarebbe una sfida emozionante, la partita del mio cuore. Se dovessi esprimere una preferenza però direi Albania perché è la sua prima volta ad un europeo, e la prima volta non si scorda mai.

Leonardo Guidini

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