Abbiamo intervistato il giornalista, già vicedirettore del QN, Quotidiano Nazionale e direttore del QS, Quotidiano Sportivo, opinionista di Tuttomercatoweb.com e Firenzeviola, che è entrato a far parte della nostra redazione. Con lui abbiamo parlato di giornalismo e del suo amore per Roberto Baggio. Uno sguardo anche al nostro campionato e all’Europa
Perché ha accettato di entrar a far parte di Passione del calcio?
Innanzitutto mi è piaciuto il nome. La passione è il motivo ispiratore della mia carriera. Dovrebbe essere l’essenza, anche se il calcio è diventato ormai un business.
Qual è la principale differenza tra nuove e vecchie generazioni per quanto riguarda il settore giornalistico?
Oggi c’è più dinamismo e possibilità di farsi notare attraverso i media. Prima era più faticoso perché c’erano solo il giornale e la tv. Le opportunità erano limitate e quindi c’era più competitività e, di conseguenza, una maggiore selezione. L’eccesso di massificazione non consente di avere un giornalista di spicco come lo era Brera. Bisogna trovare il modo di farsi notare.
Come è stato lavorare col Guerin Sportivo?
Ci ho solo collaborato quando era diretto da Italo Cucci. Scrivevo commenti ed interviste. Ho un buon ricordo.
Ci può raccontare un aneddoto legato al suo esordio?
Per spostarmi dovevo chiedere i passaggi ai pullman delle società sportive che seguivo. La domenica mattina era un’avventura muoversi. C’erano ancora i treni a vapore.
C’è stato un momento in cui si è detto “sono arrivato”?
Mai. Tuttora non mi sento arrivato. Chi lo pensa ha sbagliato mestiere.
Che consigli darebbe ai giovani per farsi strada in questo mondo oltre all’obiettività e alla cultura sportiva di cui abbiamo ci ha già parlato in radio?
La passione ti consente di anteporre questo lavoro alla vita privata, che non vuol dire non averne. Non bisogna sovrapporre le due cose. Inoltre non deve mai mancare il sacrificio e la preparazione. Il bagaglio tecnico è importante. Sacchi recentemente ha detto che i giornalisti dovrebbero fare il corso da allenatori. In effetti non ha tutti i torti. Per esempio io il corso l’ho fatto. E’rimasta famosa la diatriba sulla differenza sulla marcatura a uomo e a zona. Sapendo la differenza, al contrario di altri colleghi, mi sono distinto.
C’è un campione sportivo a cui è particolarmente legato?
Senza dubbio Roberto Baggio. Seguivamo gli allenamenti insieme quando lui era infortunato. Ricordo con affetto il Mondiale in America. Seppur schivo è rimasto un buon rapporto con lui. E’uno dei più grandi calciatori della storia. Anche ad Antognoni sono molto legato e al ricordo del Mondiale in Argentina.
Un maestro di giornalismo a cui si è ispirato?
Sicuramente Gianni Brera. Non voglio essere presuntuoso ma ho sempre maturato uno spirito critico e da sempre ho messo in discussione i cosiddetti “maestri”. Mi riconosco molto di più in alcuni scrittori, come Pavese e Hemingway. Non dimentico Ormezzano per il suo stile brillante e divertente, così straordinariamente moderno.
Come nasce il suo amore per la Fiorentina?
Nel ‘78 quando venne in ritiro a Sarzana (vicino La Spezia). Come collaboratore avevo le notizie prima degli altri e mi davo parecchio da fare. In panchina c’era Carosi, in campo Antognoni.
Ha in cantiere altri libri visto l’enorme successo del suo “L’uomo del fiume”?
Sì è vero. Sono riuscito a battere in volata e per pochi voti anche Cannavò per quel libro. Ho ricevuto il premio “Bancarella sport” che per il settore è forse il più prestigioso. Ho in mente altri libri, ma ciò che mi manca è l’applicazione avendo tante cose da fare. Ci vorrebbe una serrata organizzazione con qualcuno che mi dia i tempi da rispettare.
Uno sguardo al nostro campionato. La Roma può rientrare nella lotta scudetto?
Potenzialmente sì, bisogna vedere il contraccolpo psicologico che avrà la partita di martedì col Real, così come bisogna aspettare il 16 marzo per vedere cosa faranno i bianconeri col Bayern Monaco. Ultimamente la Juve ha perso un po’ in intensità mentre la Roma ha accelerato.
La Lazio farà bene in Europa League?
La Lazio può far bene in Europa, nonostante un campionato opaco. Se la può giocare, anche perché le big si elimineranno a vicenda. Per quanto riguarda la gestione societaria Lotito ha sbagliato a non vendere i giocatori che volevano andar via.
Foto presa da: www.thebuccnotes.it
Erika Eramo








