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Saul Malatrasi: “Vi spiego le differenze tra Herrera e Rocco”

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L’ex difensore è l’unico giocatore italiano ad aver vinto tutte le competizioni più importanti nelle due squadre milanesi

Il nostro giornale on line ha contattato Saul Malatrasi, difensore degli anni sessanta che sia con l’Inter che con il Milan si laureò campione d’Italia (3 scudetti, due con i nerazzurri e uno con i rossoneri), campione d’Europa (2 coppe dei campioni) e del mondo (3 coppe Intercontinentali, una in più con l’Inter). Ha militato anche nella Fiorentina e nella Roma.

Che differenze c’erano tra i suoi due mister Helenio Herrera nell’Inter e Nereo Rocco nel Milan?

Herrera sembrava all’inizio che ce l’avesse con me invece mi voleva bene. Aveva un caratteraccio, non ti salutava per mesi magari per degli episodi, ma nei momenti del bisogno diceva che eri il più forte. Sapevo che mi riteneva titolare attraverso i giocatori, sono andato via perché la mia presenza dava fastidio a qualcuno.

Ero un terzino, mediano, stopper pertanto un jolly che faceva comodo nell’epoca in cui non c’erano le sostituzioni.

Nereo Rocco era il contrario di Herrera, aveva sempre la battuta pronta. Uomo del nord come me. Poche volte si arrabbiava ma quando capitava tremava Milanello.

I momenti migliori durante i tanti successi?

Ho vinto tutto e non riesco a fare un classifica. Sono in imbarazzo per la seconda coppa Intercontinentale con l’Inter perchè non ho giocato.

Sono legato al periodo in cui ho sostituito lo sfortunato Picchi come libero nell’Inter perchè la squadra andò molto bene.

Qualche aneddoto particolare?

Il dirigente nerazzurro Allodi quando terminai l’annata a Lecco, sempre in A e vicino casa, fu determinante nella trattativa con il Milan. Rocco mi voleva e organizzò una cena alla Pinetina con il suo autista ed Herrera che mi conosceva bene dai tempi dell’Inter. ‘Prendilo Saul che è bravissimo’ esclamò Herrera. Nereo Rocco restò dubbioso in quanto il ‘Mago’ non puntava più su di me… Poi Allodi fu determinante.

Ero molto legato alla famiglia Moratti.

Nel Milan invece ero amico di Franco Carraro che da giovanissimo subentrò al padre scomparso divenendo presidente. Franco si affidava completamente a Rocco e a Rivera che era determinante dentro e fuori dal campo. Il mio riferimento calcistico è sempre stata la SPAL, squadra nella quale sono cresciuto. Tenevo un po’ per il Milan da bambino per il trio svedese Gre-No-Li ovvero Gren-Nordahl-Liedholm.

Ha vinto anche due coppe delle coppe: una con la Fiorentina nel ’61 e l’altra nel Milan nel 1968. Ci racconta questi successi?

Fui sfortunato con questa competizione. Con i viola giocai di più nel ’62 perdendo la finale contro l’Atletico Madrid. In rossonero invece nell’anno del trionfo disputai tutte le partite tranne la finale.

A Roma giocò con Cudicini, Losi, De Sisti, Sormani. Cosa non andò per il verso giusto?

A Roma purtroppo per problemi familiari non ho reso come dovevo. Ho chiesto la cessione a fine anno.

Lei ha giocato accanto a tanti fuoriclasse. Un nome si tutti?

Gianni Rivera.

Un commento su questo inizio di campionato?

La Roma e la Fiorentina sono discontinue e incomplete. La Juve resta la favorita anche se in difesa scricchiola. Bisogna aspettare per dare un giudizio più preciso sull’Inter, mentre il Milan ha iniziato un nuovo ciclo.

Fonti foto: Ebay.it; IlRestodelCarlino.it

Stefano Rizzo

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