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Massimo Mauro: “Juve-Napoli è la partita che tutti sognano di giocare. A Dybala manca la continuità”

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In occasione della sfida al vertice abbiamo intervistato un doppio ex. Il centrocampista ebbe il privilegio di vincere lo scudetto con entrambe le squadre: coi bianconeri nell’85-86 (più una Coppa InterContinentale) mentre coi partenopei nell’89-90 (più una SuperCoppa Italiana). E’ commentatore Sky a fianco di Ilaria D’Amico e cura per La Repubblica un blog calcistico,“Visti dall’ala”

Cosa si aspetta dal big match di domenica ora che il Napoli è a meno quattro e che la Juventus, come lei l’ha definita, è stata presuntuosa?

Tra due giorni c’è poco da fare i presuntuosi. Ho usato questo termine perché i bianconeri raramente sottovalutano l’avversario, mentre a Crotone è successo. Juve-Napoli è la classica partita che tutti sognano di giocare, non c’è pericolo che la si affronti prendendola sottogamba.

Dybala potrebbe partire dalla panchina dopo le ultime prestazioni incolori. Cosa ne pensa?

Visti i risultati di Madrid e Crotone non sarebbe un dramma. Se invece penso a Benevento era stato determinante. Dal punto di vista tecnico le sue qualità sono fuori discussione. Per quanto concerne invece la definitiva consacrazione gli manca il fattore continuità. Non si è ancora capito che caratura abbia.

Lei ha avuto il privilegio di vincere sia uno scudetto a Torino che a Napoli. Che differenze ci sono nei festeggiamenti?

Completamente diverse le due piazze. A Torino la organizzammo noi la festa. La società non fece nulla anche perché, diciamo, c’era una certa consuetudine a vincere. A Napoli invece si festeggiò dalla settimana prima fino a 15 giorni dopo. Se avessimo avuto la squadra di Napoli con la mentalità juventina avremmo vinto molti più scudetti.

Chi è l’esterno di centrocampo più forte attualmente? Quello che le assomiglia di più?

Ero un giocatore capace di saltare l’uomo, compassato e tecnicamente bravo. Poi passai a fare il centrocampista. Non è possibile fare un paragone perché oggi tutto è diverso. Diciamo che i più simili a me, ma con altre caratteristiche, sono Cuadrado e Callejon.

Lei è stato compagno di squadra di tre mostri sacri, Maradona, Platini e Zico. Ha scritto un libro dove li ha descritti come geni. In che modo si esplicava la loro genialità?

Diego era istinto puro che veniva fuori nella forma di un’opera d’arte. Quando era determinante era arte, alimentata dalla vena istintiva. Michel era il ragionamento mixato ad una grande genialità. Faceva sembrare facile ciò che era difficile. Arthur era il più completo, aveva almeno il 70%-80% di tutte le caratteristiche che servono ad un giocatore. Se io fossi un allenatore non avrei dubbi: tra i tre sceglierei Zico, uno su cui poter fare sempre affidamento.

Invece il centrocampista più forte con cui ha giocato?

Platini a parte, che in un certo senso è stato un grande centrocampista pur indossando il 10, direi che ho avuto il privilegio di poter giocare con grandi centrocampisti come Manfredonia e Bonini alla Juve ed Alemao, De Napoli e Crippa al Napoli, ma il più forte di tutti era Paolo Miano dell’Udinese. Aveva un talento straordinario, anche se poi non ha fatto una carriera all’altezza delle sue eccelse qualità.

Il 18 maggio ci sarà a Roma all’Auditorium del Massimo un evento in memoria di Gaetano Scirea. Che ricordi ha dell’uomo e del calciatore?

Quando arrivai a Torino avevo solo 23 anni. Ero un bambino anche se venivo dalla fortunata esperienza con Zico. Scrutavo il comportamento di Scirea e capivo cosa volesse dire essere un leader silenzioso. Non alzava mai la voce, era sempre a disposizione. Tutti lo seguivano per il comportamento mai eccessivo. Era una persona autorevole. Cabrini, che associo a lui, era simile per caratteristiche, anche se non aveva la sua leadership.

Ha creato con Vialli la Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport dedicata allo studio della Sla. Ce ne può parlare?

Mi trovo appunto a Roma per un’assemblea, in qualità di Presidente dell’Associazione Malati di Sla. Mi faccio portavoce dei loro diritti. Ci sono stati tanti esempi di calciatori colpiti da questa grave malattia, da Borgonovo a Signorini. Con Gianluca Vialli abbiamo tanti hobby: dal golf, alla musica…allora ci siamo detti: “perchè non renderli utili?”. Così è nata la raccolta fondi, la collaborazione con le Fondazioni Telethon, Cariplo…e altre realtà benefiche.

Come è lavorare, dal punto di vista umano e professionale, con Ilaria D’amico?

Ilaria è un’amica, una donna su cui si può sempre contare. Sul lavoro ha la grande capacità di saper gestire tutto il caos che c’è nel post-gara. E’ molto intelligente e professionale.

E’ rimasto deluso dai derby di ritorno visto che 3 su 4 sono finiti 0-0?

Tutto quello che è successo prima del derby romano, compreso il pareggio dell’Inter, ha fatto in modo tale che lo 0-0 fosse il risultato più scontato. Semplicemente hanno scelto di non farsi male. In realtà il nostro tipo di calcio, molto tattico, predispone a partite poco spettacolari, quindi non mi ha colpito più di tanto. A molti spesso aggrada più uno 0-0 tatticamente perfetto che una partita ricca di reti, ma priva di spunti tecnici. A me piace di più il calcio estero, inglese o spagnolo, dove si mette più cuore e si cerca il gol.

A proposito di calcio spagnolo domani sera ci sarà la finale di Copa del Rey, Siviglia-Barcellona. Per chi tiferà?

Per il Barcellona. Mi appassionai in particolare al Barça di Guardiola, al suo gioco fatto di possesso palla e verticalizzazioni velocissime. Quest’anno però in Champions ho parteggiato per la Roma, che ha dimostrato come nel calcio tutto è possibile. I blaugrana sono i favoriti ma occhio alla squadra di Montella.

Come è stata l’esperienza da Presidente del Genoa?

Meravigliosa, ma non ne ho mai parlato molto. Fu condivisa con un amico. La società aveva bisogno di un folle mentre io sono un pragmatico. Erano tanti anni che non riuscivano a risalire in serie A.

Tarcisio Burgnich la lanciò nel calcio che conta. Quanto è stato importante?

Un uomo straordinariamente determinante per la mia carriera. Mi fece giocare a 19 anni ben 27 partite in serie A col Catanzaro. In seguito l’ho ripagato perché lo chiamai ad allenare il Genoa quando io ero il Presidente. E’ stato un cerchio che si chiudeva.

Fonte foto: famigliacristiana, skysport, spazionapoli, wikipedia e extraNapoli.it

Erika Eramo

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