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Il rogo di San Benedetto rivissuto con Gigi Cagni

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Il 7 giugno del 1981 allo stadio Ballarin divampa un rogo che uccide Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri

Il 7 giugno del 1981 era una bellissima giornata a San Benedetto, i primi segnali di una calda estate si stavano affacciando in riviera e i turisti affollavano le spiagge ed i ristoranti.

I tifosi no: per loro era una giornata importante, quel giorno la “Samba” era veramente ad un passo dalla serie B, bastava un pareggio col Matera ed il sogno si sarebbe realizzato.

Purtroppo quella giornata verrà ricordata per un altro motivo: dalle 17 alle 17:16 divampò un rogo nel quale persero la vita due giovani ragazze di nome Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri e rimasero ferite circa 160 persone. Andremo a rivivere quella tragedia con il capitano di quella squadra: Luigi Cagni.

Qual è il suo ricordo di quel giorno prima che accadesse l’impensabile?

“Era una partita molto importante per noi, infatti ci sarebbe bastato il pareggio per salire in serie B, quindi tutto lo stadio era pronto per dare il via ai festeggiamenti”.

E poi cosa è successo? Cosa ha dato il via al caos?

“E’ difficile a dirsi: quando siamo entrati in campo ci siamo accorti che c’era qualche problema, ma mai avremmo pensato che sarebbe potuto accadere qualcosa di così grave. Credo che anche l’arbitro non si sia accorto di nulla, infatti ha fatto cominciare la gara e noi abbiamo giocato. I fatti li abbiamo saputi dopo, quando ce li hanno raccontati o quando li abbiamo rivisti la sera alla televisione: ricordo le immagini impressionanti delle persone che si gettavano dagli spalti”.

Quindi la vostra sensazione è stata “ovattata” rispetto alla realtà dei fatti?

“Sì, non abbiamo avuto la percezione dell’importanza degli eventi che si stavano svolgendo intorno a noi. La partita non è stata fermata e anche l’arbitro non ha mai detto nulla. Probabilmente, al fine di non creare panico, la polizia o chi doveva prendere delle decisioni dal punto di vista della sicurezza, ha preferito non dire niente” (ha affermato l’arbitro di quella gara, il signor Tubertini di Bologna, in un’intervista del 2016 rilasciata a “Il Resto del Carlino”).

Cosa può aver originato un incendio così importante?

“Probabilmente è scaturito tutto dal tipo di coreografia che i nostri tifosi avevano scelto di fare quel giorno: la curva era piena di strisce di carta colorata (circa 7 quintali) e quando è iniziata la partita sono state messe per terra, sembrerebbe che alcune di queste siano entrate in contatto con un petardo ed è scoppiato l’incendio. Ovviamente hanno provato a spegnerlo, anche con le bandiere, il problema è stato che le bandiere incendiate attizzavano il fuoco in altri punti”.

I vigili del fuoco non hanno fatto in tempo ad intervenire per placare le fiamme?

“Secondo me non avrebbero dovuto fare entrare tutte quelle persone, lo stadio era stracolmo. Probabilmente non c’era la possibilità di agire in maniera diversa, è stato un fatto imprevedibile, anche perché dentro uno stadio non era mai successa una cosa del genere” (il disastro di Bradford è accaduto nell’11 maggio 1985).

San Benedetto è una cittadina piuttosto piccola: come si è vissuta in città quella tragedia nei giorni successivi?

“Fu un grande shock quando venimmo a sapere della morte di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, erano due ragazze giovanissime: la prima aveva 23 anni, la seconda solo 21 e a quanto ci venne detto era la prima volta che venivano allo stadio. Ricordo quando abbiamo portato i loro feretri al funerale. È una vicenda che è andata avanti, ovviamente, per molto tempo, io sono rimasto per altri sei anni ed ho visto i segni di quell’incendio su molte persone”.

Questo episodio ha avuto delle conseguenze anche nelle stagioni successive? Ad esempio: la gente aveva paura ad andare allo stadio?

“No, paura no. Ricordo che ci fu un problema con un cancello che non si apriva ed il nostro presidente venne indagato, ma poi fu messo tutto a posto. Noi la stagione successiva sentivamo il peso di quello che era successo, soprattutto alla prima partita casalinga, non sono cose che passano. Ad esempio non ho mai più rivisto le immagini di quel giorno. Chi ha deciso di far disputare quella partita, ha fatto bene a non dirci nulla: è chiaro che se sei a conoscenza di una cosa simile non puoi giocare, ma non solo in quel giorno, anche in quelli successivi”.

Dalle immagini si nota come molti tifosi abbiano cercato di entrare in campo per salvarsi dalle fiamme, possibile che non vi siate accorti di nulla?

“No, non abbiamo percepito la gravita di questo evento, perché l’arbitro aveva dato il via alla gara (iniziata con 16 minuti di ritardo), noi vedevamo solo il fumo quando è scomparso poi l’arbitro ha fatto iniziare la partita e abbiamo giocato. A fine primo tempo ci siamo informati su cosa era accaduto ma nessuno ci ha detto quanto fosse grave la situazione, che c’erano stati due morti l’ho saputo la sera quando sono tornato a casa”.

Lei avrebbe preferito saperlo già in quel momento, oppure pensa che sia stato meglio così?

“Credo che sia stato meglio così: probabilmente sarebbe successo il caos, invece nella tribuna accanto nessuno si è mosso, evidentemente nessuno ha avuto la percezione reale di quello che era successo. Considera che lì in tribuna c’erano anche mia moglie e mia figlia piccola”.

Questo dà maggior forza alle dichiarazioni del mister: è impensabile che un calciatore giochi tranquillamente una partita sapendo che i suoi familiari possano correre un rischio così grande.

La partita terminò sullo 0-0 e la Sambenedettese fu promossa in serie B, senza però nessun tipo di festeggiamento.

Fonte foto: storiedicalcio.com

Firma: Alessandro Nardi

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