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Il calcio ai raggi K

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Editoriale di Erika Eramo

Cosa è rimasto del nostro campionato analizzando ottobre (7-11 turno)? Chi sono i top e flop? Ecco per me i momenti da incorniciare e quelli da dimenticare…non tralasciando la rinascita di Dzeko e qualche osservazione sul film “Bianconeri. Juventus Story” e su Mourinho

Top: La panchina rossonera ha visto cinque esoneri in due anni e mezzo. Vincenzo Montella, innamorato da bambino del Milan di Sacchi, ha planato sulle difficoltà, dribblandole col sorriso. Più disteso e diplomatico del predecessore: “Ascolto tutti e mi piace farmi convincere. Sono democratico”. Questo modo di essere è stato introiettato dalla squadra che, a parte lo scivolone col Genoa, le vince tutte. Questione di equilibri sottili. La rimonta col Sassuolo dedicata agli 80 anni di Berlusconi, il Chievo, la Juventus e il Pescara. Con Donnarumma sempre più imprescindibile e i siluri alla Locatelli (promettente 18enne all’esordio in A) la speranza è di migliorarsi ancora, partendo dalle certezze. Un’altra poteva essere sicuramente Paolo Maldini che, da uomo vero, dice no al ruolo in società offertogli da Fassone. Non è questione di soldi, ma di credibilità, valori e indipendenza di pensiero. Se sei la storia del club, non puoi esserne il comprimario, se sei la bandiera indiscussa, non puoi affiancare Mister X. Si chiama coerenza e rispetto verso la storia del club. Io fossi in Montella, per proseguire il trend positivo, cercherei di inculcare ai giocatori quel senso di appartenenza che, dimostrato dalla famiglia Maldini, rende invincibili e fieri. L’esorcista che restituisce l’anima al Diavolo e il No infuocato del suo spirito

Flop: Le partite di qualificazione della Nazionale per il mondiale di Russia 2018, allo Juventus Stadium contro la Spagna e a Skopje con la Macedonia, mostrano troppi limiti. Giampiero Ventura, il forgiatore di carriere (vedi Bonucci, Ranocchia, Darmian, Cerci e Immobile), “il maestro di calcio” come lo definisce Carlo Tavecchio, ancora non ha trovato la quadratura del cerchio. Un pareggio e una vittoria in salita, un ingranaggio inceppato che si muove su exploit di singoli e la maleducazione di Graziano Pellè (speriamo sia l’ultima volta con la maglia azzurra)…noi meritiamo di meglio. L’Inter, a parte la gara col Torino, è la Caporetto del campionato: Roma, Cagliari, Atalanta e Sampdoria gli aguzzini; Frank De Boer la vittima sacrificale. L’ex tecnico lo aveva detto: “Mi sento come un pilota di Formula 1 che deve guidare una nuova macchina e regolare la vettura gara dopo gara”. Ha sbandato, perché in un ambiente anaerobico non si ragiona bene e il pedale dell’acceleratore non va. La prova? Quello che dovrebbe essere il suo leader, Mauro Icardi, antepone le manie di protagonismo al bene della squadra facendo uscire la biografia (a 23 anni?) nel momento sbagliato. Più che emendare qualche pagina del libro incriminato sarebbe da correggere il comportamento. Dall’azzurro sbiadito e sonnacchioso alla polveriera nerazzurra

La rinascita: La storia, scriveva Eugenio Montale, non è quella devastante ruspa che si dice: lasca cripte, buche, nascondigli. L’eterno sussurro della linfa calcistica, passando attraverso questi spiragli rivelatori, agisce nel presente ma pesca costantemente nel passato. Non fa eccezione Edin Dzeko. Era successo in Germania al Wolfsburg. Otto gol il primo anno, 26 il secondo. Il bis al Manchester City.  Arrivato a gennaio segna 2 reti, che diventano 14 l’anno dopo. Non c’è due senza tre. In giallorosso in 31 presenze realizza 8 gol (39 presenze e 10 reti considerando tutte le competizioni) nella prima stagione, ora in 11 partite le reti sono già 10 (fra le quali spiccano tre doppiette), eguagliando così il numero di marcature stagionali realizzate in tutta l’annata precedente. La lezione da imparare? Bisogna portare pazienza. I dirigenti, l’allenatore e i compagni lo sapevano già, i tifosi un po’ meno. Aspettiamo la ferocia. Roma non è stata costruita in un giorno

Il dubbio: Andrea Agnelli, dopo 5 scudetti consecutivi, tre Supercoppe italiane e due Coppe Italia, non vuole fermarsi e in una lettera rivolta agli azionisti scrive: “Il core business di questa società è e sarà sempre il calcio. La sua tradizione è la vittoria”. In parte questa affermazione risponde al dubbio sull’impostazione data al film Bianconeri. Juventus Story uscito nelle sale il 10-11-12 ottobre. E’ vero che dire Juve è dire famiglia Agnelli e, quindi, mentalità vincente, ma è anche vero che le vittorie sono realizzate dai giocatori. In due “particolari” il film è monco: perché iniziarlo soltanto dagli anni ’80 (precisamente da Juve-Inter del 25.04.82) impostandolo anti Moratti (e nerazzurri al seguito)? Perché tralasciare nomi rappresentativi come Scirea e Sivori? Tornando ad Andrea, per proseguire un “periodo davvero leggendario” “servono forza di volontà, capacità di programmazione e nuove vittorie a livello nazionale e internazionale”. Bisogna però non dimenticare le parole dello zio Gianni: “Tre cose sono da trasmettere ai giovani: fiducia in sé e nel paese, voler fare le cose bene e procedere verso l’eccellenza”. Per avere un futuro glorioso non dimenticate chi ha rappresentato lo spirito Juve attraversando l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Quello che era onore oggi è orgoglio

Semaforo verde: Episodio di grande fair play nella sfida di Giovanissimi Cadetti 2003 fra Nuova Folgore e Giovane Ancona. Sul punteggio di 1-0 a favore degli ospiti, l’arbitro concede un rigore che non c’è. Sul dischetto si presenta il 13enne Diego Malatesta che lo sbaglia volontariamente. Applausi. Il  tecnico avversario: “In 19 anni mai visto un gesto così”. A quando episodi del genere in serie A? Complimenti ai genitori. Questo è sport. Altro che Malatesta… è decisamente una Bonatesta

Semaforo rosso: Sempre più giù. L’ex Special One, Josè Mourinho, non sa più che inventarsi per distrarci dalle sue sconfitte. Chiedere all’infuocato Conte di non esultare sul 4-0 perché è umiliante? Ha fatto bene Antonio a rispondere: “Io ho giocato a pallone, so come si fa. La vittoria? Un’iniezione di fiducia dopo le difficoltà di inizio stagione”. Non mi risulta bisogna giustificarsi per un’esultanza. Josè il bagno d’umiltà deve essere da parte tua. Un passo indietro please. Il successo dà alla testa, l’insuccesso di più

Erika Eramo

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