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Il calcio ai raggi K

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Editoriale di Erika Eramo

Cosa è rimasto dell’ultima parte del campionato, ovvero di maggio (35-38 turno)? Chi sono i quattro uomini del momento in riferimento all’Europa League, alla Champions League e alla serie A?

Sugli scudi: Roma e Napoli, le due ancelle del campionato, classificatesi rispettivamente seconda e terza, hanno onorato il mese vincendo tutte le partite, trascinate dai due capocannonieri Dzeko (29 gols) e Mertens (28). A posteriori le parole di Allegri, che rendono merito a entrambe, suonano come una beffa: “Chiuderanno a 87 e 86 punti ed era impossibile vincere con 4-5 giornate d’anticipo. Ci hanno spinto a fare sempre meglio e ci hanno preparato per la Champions”.  L’onore delle armi porta male?

Malefica come il Benfica: La Juventus evapora proprio sul più bello. A un passo dal coronamento di una stagione leggendaria, dopo la conquista del sesto scudetto consecutivo (tanto agognato dall’avvocato Agnelli) e della terza Coppa Italia, viene tradita proprio da chi doveva trascinarla al titolo europeo: in primis Higuain che non si è riscattato dalla nomea dell’uomo delle finali perse -Mondiale 2014, Copa America 2015 e 2016- e poi Dybala definito alla vigilia da Zizou “il pericolo numero 1”, ma in realtà mai effettivamente pericoloso. A nulla è valsa una super prestazione del tuttocampista Mandzukic con eurogol al seguito. Altro che “Mr No Good”…è stato l’unico Very Good. Nonostante un Super Mario al top nessun “andiamo a comandare” per la Vecchia Signora. Riposta in dispensa la ricetta del conte Max fatta di “convinzione, serenità ed entusiasmo” eguaglia un record negativo: sono 8 le finali perse (7 in Champions League/Coppa dei Campioni e 1 in Coppa Uefa) proprio come è successo al Benfica (5 Coppa dei campioni e 3 Coppa Uefa/Europa League), ma lì c’era il maleficio del contrariato Bela Guttman di mezzo. Il web si è scatenato ed in questo caso lo ha rimpiazzato con la maledizione del Parma ’99.  Durerà anch’essa 100 anni o si spezzerà prima? Grande dispiacere per il nostro Gigi Buffon. Nessuno più di lui avrebbe meritato di alzare questo trofeo, l’unico mancante. Coppa dalle grandi orecchie stregata per i bianconeri

I 3 moschettieri: CR7 lo aveva annunciato: “La vittoria della Liga non ci ha placato: vogliamo entrare nella storia vincendo la seconda Champions League di fila. Non sarà facile, ma troppa umiltà non fa bene. Serve carattere per dimostrare che siamo i più forti”. Il tre volte Campione d’Europa in soli due anni (col club e la Nazionale) si appresta a vincere il suo quinto Pallone d’Oro, raggiungendo così il rivale di sempre, Leo Messi. Di fronte alla sua grinta il muro della BBC si è sgretolato. Chi invece non si sgretola mai, anche quando è al tappeto, è Mourinho. Porta il Manchester United -in uno dei momenti più brutti e luttuosi- a vincere la prima Europa League della loro storia. Per Mou è la diciassettesima coppa su 25 finali disputate. Quest’anno è la terza Coppa, dopo la Community Shield (la Supercoppa inglese) e la Coppa di Lega. In Europa è una garanzia: 4 successi su 4 dopo quelli con il Porto (Coppa Uefa del 2003 e Champions del 2004) e l’Inter (Champions 2010). Special One non a caso. Totti, salutato da Messi come “incredibile” e da Maradona come “il migliore di tutti”, ha mobilitato un’intera città e non solo. Come c’è un avanti e dopo Cristo, c’è un avanti e dopo Totti. I romani, rinfoderato il cucchiaio, si devono abituare al digiuno da prodezze dell’ottavo re di Roma. “Speravo de morì prima” ho letto tra gli striscioni allo stadio. Dovrà pensarci Mattia Almaviva -capitano dei 2006 a cui Francesco, in un ideale passaggio di consegne, ha messo la fascia al braccio- a risuscitare i tifosi. Il cognome fa ben sperare. Come ha scritto sul suo ultimo pallone lanciato tra il pubblico: “Mi mancherai”. Ci mancherai Francè…alla prossima sfida. VENI, VIDI, VICI con CR7-MOU-TOTTI

Apprendista moschettiere: L’impresa riuscita a Davide Nicola, allenatore del Crotone, ha dell’incredibile. Grazie alla determinazione (a parte la parentesi con la Juve le vince tutte) e alla fortuna (Palermo-Empoli finisce, contro ogni pronostico, 2-1 con conseguente autocondanna di entrambe alla serie B) si salva dalla retrocessione. L’obiettivo non si raggiunge solo grazie a organici superiori e budget più alti. A volte il fuoco interiore con dedica speciale valgono di più. Sarà contento il figlio Alessandro, morto giovanissimo in un tragico incidente di tre anni fa, a cui Nicola ha dedicato la salvezza: “Sei riuscito con la tua energia a darmi la forza di lottare e continuare a inseguire l’impossibile…avrei voluto gioire con te, guardare i tuoi occhi e il tuo sorriso, prenderti per mano e insieme correre e festeggiare. Tutto questo è solo per te e ogni mia conquista è la tua”. E la nostra…grazie per averci restituito il bello del calcio, finendo il campionato in bellezza. Sempre combatte e non si abbatte che tipetto D’Artagnan

 

Erika Eramo

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