Una vera amante del mondo sportivo a 360 gradi. La giornalista di Sky Sport, attualmente impegnata nella trasmissione estiva “Calciomercato – L’Originale”, ha condiviso con Passione del calcio un’intervista dal sapore di mare. Di solito preferisce fare lei le domande ma per noi ha fatto uno strappo alla regola, analizzando il prossimo campionato di serie A e raccontandoci qualche aneddoto sulla sua carriera professionale
Veronica Baldaccini da anni è una delle giornaliste sportive più conosciute in Italia. Un mix di solarità ( le sue origini sarde non mentono) e dolcezza, riservata e molto determinata, è una grandissima appassionata di tutti gli sport in generale. Il suo esordio nel mondo del giornalismo sportivo è avvenuto nell’emittente televisiva regionale della Sardegna “Videolina” dove ha iniziato a ‘masticare di calcio’. Oggi è una professionista affermata nel settore ed è un volto tra i più conosciuti di Sky Sport. Preferisce essere lei a fare domande ma questa volta si è resa disponibile a rilasciare un’intervista alla nostra redazione per farci conoscere meglio la sua carriera ed i suoi progetti ed ovviamente non potevamo non chiedergli un suo prezioso punto di vista sul prossimo campionato di Serie A.
Veronica, cosa ti ha portato a fare questo lavoro e soprattuto qual è stata la spinta che ti ha fatto scegliere questa professione?
Premetto che sono un’appassionata di tutti gli sport e la scelta della mia professione la devo al mio papà che era un insegnante di educazione fisica. Mi aveva trasmesso la passione per il calcio, per il tennis, per la pallavolo ecc. L’esempio di mio papà era stato fondamentale nella scelta della professione che ho intrapreso, in realtà, la passione per questo mondo era talmente forte che fin da bambina ho sempre saputo cosa volevo fare da grande. Sicuramente il Mondiale ’90 ha alimentato la voglia di conoscere meglio questo universo. Sono nata nel 1980, quindi quel campionato mondiale è stato uno dei miei primi riferimenti storici a livello calcistico e soprattutto ho vissuto le prime emozioni sulla pelle, quelle che non dimentichi più. È un ricordo che è rimasto fissato nella mente e nel cuore. Un giorno mi piacerebbe raccontare un evento così di valore e trasmettere quelle emozioni. Negli anni ’90 però è anche vero che la figura del giornalista era davvero importante perché era l’unico tramite tra l’evento ed il pubblico. Il reporter era colui che aveva il compito di raccontare la storia e far vivere le emozioni. I social media non esistevano. Oggi è tutto diverso.
Parliamo della situazione attuale dei club di Serie A. Quest’anno tanti cambi di mister: Inter, Atalanta, Roma, Fiorentina, Lazio, Milan…
Quest’anno di sicuro c’è prima di tutto molta curiosità perché sono tutte delle sfide interessanti. In generale le novità a me piacciono molto. I nuovi allenatori sono tutti professionisti che stimo, quindi mi sento di dare loro credito a prescindere. Per esempio nel caso specifico di Gasperini alla Roma credo sia un’ottima scelta, anche perché essere il sostituto di Claudio Ranieri non è assolutamente da tutti. Mi piacerebbe che mister Gasperini avesse subito gli strumenti per fare bene, sappiamo però che il mercato della Roma non sarà facile perché la proprietà è stata chiara e con disponibilità economiche limitate, però nel tempo potrà sicuramente fare bene. Per quanto riguarda l’Atalanta è un grande punto interrogativo, ora che va via anche Mateo Retegui. Juric sicuramente in Italia aveva raggiunto buoni risultati prima dello scorso campionato, poi è andato incontro a delle esperienze negative sia con la Roma che con il Southampton; quindi bisognerà capire quanto riuscirà a scrollarsi di dosso questi eventi avversi che di sicuro avranno lasciato un segno non positivo. Dopo nove anni di Gasperini comunque non sarebbe facile per nessuno trovare subito il giusto equilibrio. In generale sugli altri club posso dire che il mercato è ancora aperto, manca un mese e mezzo più o meno, e dunque può succedere di tutto con il calciomercato sia in entrata che in uscita e le squadre possono essere ancora stravolte.
L’Inter e la Juventus sono state eliminate agli ottavi di finale dal Mondiale per Club. Secondo te cosa non ha funzionato?
Il Mondiale per Club non lo utilizzerei per misurare le prestazioni delle due squadre. Credo che Chivu abbia bisogno prima di tutto di far riposare i giocatori, resettare la squadra ed iniziare un nuovo ciclo, quindi secondo me non è giudicabile. Sicuramente l’Inter non sta attraversando il momento più roseo, sta vivendo la chiusura di una fase e dovrà ricominciare da capo, anche perché era riuscita a fare dei miracoli senza investire molto capitale. Ad oggi ha di fronte il Napoli che sta costruendo una squadra super competitiva. La Juventus è un punto interrogativo ed è abbastanza indecifrabile la situazione finché non definirà la scelta del centravanti. Comunque non la vedo favorita per il prossimo campionato.
Avevi un idolo da ragazza? Sei riuscita ad intervistarlo? Se sì, mi racconti l’emozione di quel momento?
Il mio idolo, fammi pensare… sì sicuramente è stato Raul bandiera del Real Madrid e della Nazionale spagnola. Non ho mai avuto il piacere di intervistarlo, mi è capitato però una volta di incontrarlo per caso all’aeroporto di Cagliari e mi sono davvero emozionata, di lui come giocatore amavo soprattutto il suo carisma. Poi di sicuro ne ho avuti anche altri, tra cui il grande Roberto Baggio.
Il giornalismo sportivo è stato, e in parte lo è ancora, un ambiente a prevalenza maschile. Quanto è stato difficile emergere come donna in questo contesto e quale consiglio daresti a una ragazza che oggi vuole intraprendere questa strada?
Sicuramente tornando indietro devo molto alla mia terra, la Sardegna. Quando ho iniziato da ragazza eravamo davvero in poche a voler fare questo mestiere. A memoria forse ero l’unica ragazza che era determinata a diventare una giornalista sportiva perché anche quando incontravo altre giovani donne che approcciavano a questo mestiere non erano decise come lo ero io, perché magari avevano anche altri obiettivi. All’inizio questo per me è stato un vantaggio, ho avuto più opportunità di emergere perché era oggettivamente molto complicato fare strada in questo settore. Ho sempre provato a portare in questo contesto un punto di vista femminile con umiltà e cercato di raccontare un qualcosa di differente che trasmettesse emozioni. Ho cercato di valorizzare il lato umano che a volte in questo contesto non è scontato e sono sempre stata appassionata alle storie e alle vicende che parlano di uomini e donne che raccontano uno specchio di società dando importanza a valori e sentimenti. Per esempio una delle interviste di cui vado particolarmente orgogliosa è stata quella alla signora Maria Falcone, la sorella del giudice Giovanni Falcone. L’intervista la realizzai per i vent’anni della strage di Capaci, uno speciale in collaborazione con il mio collega Dario Massara, dove portammo il ‘lato sportivo’ del giudice e di quanto l’amore per lo sport avesse influito nella sua vita privata ed anche lavorativa, sia nel concetto di disciplina che in quello della passione come valvola di sfogo durante il periodo della scorta. Giovanni Falcone ogni giorno si recava in piscina alle cinque del mattino prima di rinchiudersi per lavorare giornate intere ed era costante non rinunciava mai a quel momento privato. Un’altra intervista che ho nel cuore è stata quella a Tito Stagno, sardo come me e giornalista sportivo storico della Rai, che raccontò all’Italia lo sbarco sulla luna il 20 luglio del 1969. Delle storie incredibili ed intense narrate non solo da sportivi ma soprattutto da chi lo sport lo ha amato nelle diverse sfaccettature.

Guardando al futuro: c’è un progetto, un sogno professionale che ancora non hai realizzato e che ti piacerebbe raggiungere? Magari una conduzione, una telecronaca…
Credo che nella mia vita lavorativa ho avuto ed ho molto più di quello che potessi immaginare. Sono davvero soddisfatta del mio percorso perché ho realizzato quello che alla fine era il mio obiettivo. Forse però un sogno nel cassetto ce l’ho… mi piacerebbe andare alle Olimpiadi estive e raccontare un evento così importante agli italiani.
Ultima domanda sul tuo ‘Cagliari’. Come vedi questo salto dalla primavera alla prima squadra di mister Fabio Pisacane?
Non è una domanda facile, forse si sottovalutano le difficoltà che potrebbe incontrare mister Pisacane perché il fattore esperienza nel calcio è molto importante. Per esempio la relazione tra un calciatore e un allenatore con poca esperienza è sicuramente più fragile e potrebbe accadere che alla prima difficoltà si possa sentire un po’ da solo e non seguito. Sarà fondamentale far trovare al nuovo mister un ambiente compatto ed unito. Sono sicura che s’impegnerà al massimo ma avrà bisogno di supporto da tutti i fronti, perché quando si è così giovane è più facile sbagliare. Questo vale per tutti sia per i calciatori che per gli allenatori.
Non nego che il mio allenatore del cuore del Cagliari è stato mister Claudio Ranieri, un uomo disponibile, un vero gentiluomo e ti racconto questo aneddoto: ero molto giovane, alle prime armi, lavoravo in Videolina, mister Ranieri era al Cagliari ed era sempre circondato da giornalisti. Fu così gentile ad ascoltarmi e mi permise di fargli delle domande. Quel giorno e quella circostanza mi diedero la spinta a credere in me stessa e di continuare a scommettere su questo lavoro. Quello è stato un incontro speciale che mi portò a fare questa riflessione “se nella vita incontri questi gentiluomini puoi anche permetterti di essere una donna e fare bene questo lavoro”.

Un ringraziamento speciale a Veronica, che nonostante la sua riservatezza nel rilasciare interviste, è stata disponibile ed in grado di trasmettermi emozioni attraverso i suoi racconti ed esperienze. Che la sua storia possa essere d’esempio a tante donne che hanno difficoltà di carriera in ambienti ancora troppo maschili. Mi auguro questa intervista sia una spinta in più per credere in se stesse e nella possibilità di realizzare i propri sogni.
Fonti foto: Facebook; skysport.it; passionedelcalcio
Silvana Perrini








