A fine stagione il centrocampista tedesco lascerà il calcio giocato a soli 34 anni, è stato uno dei più grandi di sempre nel suo ruolo ed ha vissuto il suo successo sempre rimanendo sé stesso
L’Europeo in Germania con la sua Germania sarà l’ultima competizione disputata da Toni Kroos nel mondo del calcio. Una carriera leggendaria, con un palmares che parla da sé senza bisogno di troppe argomentazioni ed una serie di attestati di stima autentici e trasversali che spettano soltanto ai più grandi del gioco. Tutto ciò che il centrocampista tedesco ha avuto dal calcio l’ha ottenuto con merito, ma è il modo in cui ha vissuto il suo debordante successo a renderlo, più di ogni altra cosa, un calciatore speciale.
Cominciamo dalla fine, dal suo ritiro. A soli 34 anni, con la capacità intatta di fare ancora la differenza ad alto livello. Eppure ha scelto di smettere, senza tirare il suo finale di carriera troppo per le lunghe. Niente petrodollari in Arabia Saudita, in controtendenza con tanti suoi colleghi. Una scelta ponderata ma convinta, comunicata in maniera chiara ma senza la spocchia di voler apparire più profondo degli altri. Toni Kroos ha sempre posseduto la determinazione silenziosa dell’uomo in missione, la consapevolezza, mai troppo ostentata, di chi è conscio del proprio valore in maniera così decisa da disinteressarsi semplicemente di quello che pensano gli altri. Era ineluttabilmente destinato a diventare un campione.
Ovviamente niente di tutto questo viene dal caso. Nato a gennaio del 1990, nella parte orientale della Germania che si apprestava ad essere riunificata, Kroos è cresciuto in una famiglia di sportivi, anche se non calciatori. Per sua stessa ammissione la famiglia, sia quella in cui è cresciuto che quella che ha creato da adulto, è stata il suo rifugio e al tempo stesso il suo punto di forza. L’ha aiutato ad essere ambizioso senza perdere di vista ciò che conta davvero nella vita. Non deve sorprendere dunque che un vincente sempre affamato di successi come lui abbia dichiarato che avrebbe volentieri scambiato la sua carriera con quella molto più anonima di suo fratello Felix (centrocampista che ha militato nell’Hansa Rostock, nel Werder Brema e nell’Union Berlino prima di ritirarsi nel 2021 nell’Eintracht Braunschweing). Gli affetti prima di tutto.
Dopo aver giocato nelle giovanili del Greifswalder, squadra della sua città natale, e dell’Hansa Rostock, all’età di 16 anni Kroos passa nella cantera del Bayern Monaco. Non è una scelta facile, dato che da minorenne si trasferisce a più di 800 chilometri a sud, in Baviera, lontano dalla sua famiglia. Lui però ha già visto il suo futuro e sin da subito guadagna la convocazione in prima squadra imponendosi con una personalità assolutamente irreale per un ragazzo di 17 anni. L’esordio in Bundesliga arriva a settembre del 2007, contro l’Energie Cottbus, Toni in quel momento è il più giovane debuttante della storia del club bavarese. In meno di 20 minuti serve due assist, facendo capire sin da subito che aria tira.
Gli anni al Bayern Monaco sono densi di soddisfazioni. Arrivano i primi titoli, la convocazione in nazionale nel 2010 e l’incontro con Pep Guardiola che cambia il suo destino tattico. Il tecnico catalano inizia a schierare Kroos interno di centrocampo in modo da sfruttare al meglio i suoi inserimenti e le sue chirurgiche abilità di ‘passatore’. Non mancano però i momenti negativi, che sfociano in contrasti veri e propri con la società. In occasione della finale di Champions League del 2012, persa dai bavaresi ai rigori contro il Chelsea, Toni non se la sente di calciare il penalty e l’allora dirigente Uli Hoeness non manca di rinfacciarglielo nei giorni seguenti. I rapporti progressivamente si incrinano ed anche se nella stagione successiva arriva la rivincita in Champions contro il Borussia Dortmund Kroos sente che è arrivato il momento di cambiare aria.
Dopo il mondiale vinto nel 2014 da pilastro della sua nazionale, ecco il passaggio al Real Madrid. Ai Blancos forma un terzetto di centrocampo con Modric e Casemiro in grado di disegnare calcio e vincere ripetutamente ai massimi livelli. Tra il 2016 ed il 2018 arrivano tre Champions League di fila, a cui si aggiungeranno poi quella del 2022 e quella conquistata sabato scorso a Wembley, nello stesso stadio e contro lo stesso avversario della sua prima gioia europea nel 2013. Un cerchio si è chiuso, disegnando l’addio migliore possibile. Un commiato meritato per un calciatore sublime, dotato di una classe e di un’eleganza fuori dal tempo. Toni Kroos sarebbe stato adatto ad ogni epoca calcistica, 60 anni fa così come tra 60 anni. Perciò è una fortuna che abbia deciso di giocare proprio nella nostra.
Luca Missori








