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Simone Perrotta: “La mia Roma era più esuberante, ma Fonseca mi piace. Totti non sa in che guaio si è messo…”

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Per la 400esima intervista del nostro giornale a cui teniamo particolarmente, abbiamo intervistato l’ex centrocampista giallorosso attuale ambasciatore di pace, campione del mondo nel 2006, che con la casacca romanista ha vinto due coppe Italia ed una Supercoppa italiana. In azzurro oltre al Mondiale tedesco vanta nel suo palmares un Europeo U21. Abbiamo parlato a lungo del campionato, dei ricordi, dei suoi miti. Non la perdete…

Il campionato è iniziato da un mese. Sarà più avvincente degli scorsi anni? Chi la sta incuriosendo di più?

Sarà sicuramente più combattuto perché diverse squadre si sono rinforzate. Il Napoli, che era già competitivo, ora può contare su una rosa più ampia. L’Inter ha stravolto tutto, a partire dal proprio allenatore. E’ passata da Spalletti a Conte, due top. Antonio è un vero trascinatore perché tira fuori sempre il 100% dai propri giocatori. La Juve è sempre la Juve ma oggi c’è chi le dà del filo da torcere nelle prime posizioni. Dietro c’è la Roma, un gradino sotto rispetto alle altre. I giallorossi, che hanno sbagliato solo la prima partita col Genoa, possono dar fastidio. Anche le piccole, come Verona e Lecce, stanno facendo bene. Il Brescia, contro la Juve, mi ha fatto davvero una buona impressione.

Cosa ha in comune la sua Roma allenata da Spalletti e questa di Fonseca? Le piace il nuovo mister?

La mia era più esuberante e divertente. Forse l’unica pecca è che dovevamo vincere qualcosa in più ma c’era l’Inter che era superiore. Mi piace molto Fonseca perché è razionale, tranquillo, non ha sbandierato risultati, non illude, porta semplicemente il suo credo calcistico. Può contare su una base solida (Dzeko, Cristante, Pellegrini, Kolarov e Fazio) a cui si sono aggiunti i nuovi acquisti. De Rossi andava sostituito in una certa maniera e Veretout ha dato la giusta interdizione in mezzo al campo. Fonseca ha iniziato con due esterni molto alti, poi contro la Lazio si è compattato.

Oggi è il compleanno di Francesco Totti e tutti i giornali ne parlano ma sono mesi che ha i riflettori addosso per l’addio alla dirigenza. Lei cosa si sente di dire a riguardo?

Il mio è un parere superficiale perché solo lui sa. Francesco, come avete visto dalla conferenza stampa, non si sentiva più in grado di decidere. Voleva più peso, cosa che non gli era stata concessa. Ha così deciso di fare un passo indietro.

Da una bandiera a un’altra: Daniele De Rossi al Boca Juniors come se lo spiega?

E’ un discorso analogo a quello fatto per Totti. La Roma non lo considerava più utile mentre lui può ancora dire la sua. Ha deciso così di mettersi in discussione in un calcio molto fisico e tecnico come quello argentino. E’ una scelta coraggiosa ma ponderata, che non deve stupirci. Daniele non si è mai sottratto alle proprie responsabilità.

La differenza di una piazza calda come quella romana rispetto alle altre? La sua partita più emozionante in giallorosso?

Calda sì ma non l’unica complicata. Voglio ricordare che lo stesso Conte arrivato all’Inter ha affermato: “mi avevano detto che era difficile qui ma non pensavo così tanto”. La differenza è che a Roma si è vinto poco quindi c’è più voglia di  primeggiare e si vive il calcio 24 ore su 24. Non si stacca mai la spina. Sono molto contento di aver potuto rappresentare i giallorossi per 9 anni. Sono state tante le partite importanti ma mi piace ricordare una delle ultime giocate a Siena, dove feci gol e vincemmo 2-1. Andai sotto la curva dei tifosi e tutta la panchina mi festeggiò in segno di affetto.

Qual è il centrocampista attuale che le somiglia di più o che semplicemente le piace?

Che mi somiglia non ne ho idea perché io ricoprivo vari ruoli. Tanti però mi colpiscono: Sandro Tonali per esempio mi ha impressionato per la voglia di verticalizzare e la sicurezza che ha, perché non ha mai paura di sbagliare. Poi ci sono Sensi, Barella e Pellegrini che sono molto bravi. Fortunatamente le ho elencato tutti italiani.

A proposito di italiani le piace la Nazionale targata Mancini? Il suo ricordo più bello in azzurro che non sia Berlino 2006?

Mi piace molto perché ben strutturata. Non era semplice dopo il cambio generazionale e la mancata qualificazione all’ultimo Mondiale. L’arco oscuro, come lo chiamo io, è durato meno di un anno e se andiamo a vedere si è sbagliata la partita contro la Spagna, quella persa 3-0, che ci ha portato allo spareggio contro la Svezia. Le colpe non erano solo di Ventura. Da lì in poi si è ripartiti molto bene. Oltre a Berlino 2006 ricordo con piacere il mio esordio. Venivo dal Chievo, una piccola squadra, e da lì in poi ho giocato sempre titolare. Poi l’Europeo U21 vinto in Slovacchia nel 2000. Tutte belle soddisfazioni.

In Inghilterra (nazione in cui è nato) le hanno dedicato una statua. Tifa per qualche squadra estera? Chi erano i suoi miti da piccolo? E quelli dei suoi figli?

Tifo per le squadre estere allenate dagli italiani. Amo molto Pep Guardiola, un personaggio tosto, pulito, giusto verso i calciatori, e quindi vincente come si può capire meglio dal libro “Coaching Guardiola”. Da piccolo tifavo il Napoli quindi amavo Maradona, Careca, Ferrara e tutti i calciatori partenopei. Scrivevo le formazioni, le pagelle e i risultati. Quando giocarono la Coppa Italia che allora si disputava ad agosto e non a gennaio-febbraio come adesso vennero a Cosenza. Mi feci le foto con loro nell’hotel dove lavorava mia madre. Quel mio imbarazzo di allora lo rivedo negli occhi dei bimbi di oggi che mi chiedono una foto o un autografo. I miei figli amano Messi e CR7 e poi, di volta in volta, il personaggio social del momento.

Come è cambiato il calcio rispetto a prima? Lei ha da poco ricevuto il premio Sport for Peace durante la cerimonia “Javier Valdez” alla Regione Lazio. Quanto è importante il nostro contributo?

Oggi la comunicazione è importante. Io stesso ho un profilo instagram. Non biasimo perciò i canali attuali di divulgazione. E’ un calcio diverso, a volte migliore. Molti dicono che si è abbassato il livello tecnico ma non lo trovo corretto. Dobbiamo dare di più perché stiamo a contatto con i bambini. Prima eravamo allenatori prestati allo sport, invece oggi dovremmo avere tutti una formazione non solo motoria, ma pedagogica. Il nostro è un servizio importante a cui non bisogna sottrarsi.

Tra i suoi prossimi progetti abbiamo visto che farà parte del dream team (insieme a Cassetti, Pizarro, Candela, Vucinic, Taddei e Tonetto) di calcio a 8 (serie A1) voluto da Totti. E’ pronto?

Al capitano non si dice mai di no ma vedo difficile che giocherò perché ci sono ragazzi di 20 anni, quindi in attività, e l’impatto non sarebbe soft. Se mai scenderò in campo lo farò in maniera centellinata. Neanche Francesco sa il “guaio” (ndr, ride) in cui si è messo…

Fonti foto: corriere.it , foxsports.it , machenesanno.it e twitter

Erika Eramo

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