Home Curiosità “Pino Wilson vero capitano d’altri tempi”: i perché di un mito intramontabile

“Pino Wilson vero capitano d’altri tempi”: i perché di un mito intramontabile

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Ci siamo soffermati su alcuni tratti salienti della sua biografia ufficiale scritta dal giornalista Vincenzo Di Michele per rendere omaggio al carisma del vero fulcro della squadra del ’74 allenata da Tommaso Maestrelli. Come intuì Silvio Piola: “Il segreto della Lazio è proprio in quell’omino con la fascia che gioca lì dietro”

Omaggio del direttore Erika Eramo:

Mi riallaccio ad una frase di Wilson per spiegare quello che è successo ieri a proposito di Italia-Spagna: “Superata la prima fase, a seguire, è la volta degli scontri diretti con le squadre più prestigiose, dove inevitabilmente i veri campioni sanno trovare le giuste motivazioni per il salto di qualità”. La differenza tra un bravo giocatore ed un campione è nella testa: accettando la sfida, esaltandosi in essa, migliorandosi continuamente, chiedendosi di più, spostando sempre un po’ più in là i propri limiti si accede a quella “straordinarietà” tanto decantata da Conte. In realtà ieri mi aspettavo “l’impresa” azzurra, perché è proprio da noi dare il meglio contro avversari ostici, pretendere l’”impossibile” facendo leva sull’orgoglio italico.

Per tornare a Pino, che ho avuto l’onore e il piacere di conoscere dal vivo, leggendo le pagine del libro sono venute fuori le stesse identiche sensazioni che mi ha dato lui: signorilità, leadership, cultura, forte personalità, serietà, riservatezza, amabilità, gratitudine, dignità. Quello che si evince è un forte attaccamento alla famiglia, intesa sia a livello personale  -il traguardo della laurea fu un doveroso omaggio alla madre che tanto si prodigò per lui- che professionale come squadra-famiglia Lazio. Soprannominato “il padrino” o “cervello”, era punto di riferimento imprescindibile per i compagni, scelto come esempio dagli allenatori (da Guglielmo Glovi a Vinicio “O lione”, dallo stratega del calcio Juan Carlos Lorenzo alla guida morale Tommaso Maestrelli) per la condizione atletica, la concentrazione, il tempismo, l’equilibrio, la meticolosità. Per tutti questi motivi risultava anche un “gran bel rompicoglioni” per gli arbitri.

Wilson-Maestrelli-Chinaglia storiedicalcio.altervista.org

Mi ha colpito la complementarietà con Giorgio Chinaglia: da una parte Long John, “il bomber, l’ariete, la forza fisica, il trascinatore, l’impulsivo, l’esuberante. Dall’altra il capitano, il baluardo, l’allenatore in campo, il mediatore”. La differenza tra i due, la cui amicizia non travalicava (al contrario di quello che pensano i più) il campo da gioco, era palese nei ritiri prepartita, perché mentre il primo giocava a carte, l’altro preparava gli esami universitari. Oltre agli aneddoti su di lui (famoso quello del cazzotto ai danni di un fastidioso tifoso romanista in un cinema) mi ha colpito quello sul grande Dino Viola, per cui nutriva profonda stima, i ricordi dei derby con relativi sfottò e rituali folkloristici, la cena col capitano della Roma Sergio Santarini, che generò molte polemiche, i riti anti-malocchio del superstizioso Lorenzo, i palleggi funambolici di Pelè, l’intelligenza tattica di Beckenbauer, la potenza balistica di Carlos Alberto (tutti suoi prestigiosi compagni al Cosmos).

Non posso esimermi dal ricordare il forte attaccamento alla maglia e alla squadra, che non tradì mai, neanche quando retrocesse in B e i club più blasonati facevano a gara per averlo. Wilson è l’emblema dell’anti calciatore moderno tutto lustrini e mondanità che cambia idea al primo soffio di vento. Lui non aveva bisogno di stare sotto i riflettori. La lezione per i giovani di oggi, alla spasmodica ricerca di un posto al sole, è che “per chi è abituato a veleggiare sugli allori, l’umiltà è un elemento essenziale, perché una volta raggiunto il successo il vero problema consiste proprio nel saperlo mantenere”. Fate come Pino che, per usare le parole dello storico presidente Antonio Buccioni è sempre stato “a servizio di una fede, di una bandiera, di un simbolo, con l’umiltà dei grandi, con il carisma e la grandezza dei semplici”.

Omaggio del caporedattore Antonio Pilato:

La storia di Pino Wilson è davvero particolare, quasi unica per certi versi e non poteva non essere trasmessa ai posteri. Dopo la vicenda relativa al calcio scommesse degli anni ‘80 che lo ha visto coinvolto, ha deciso di raccontare la propria vita calcistica soffermandosi su alcuni momenti e personaggi, su tutti Maestrelli, l’allenatore che ha condotto l’aquila dalla Serie B al tetto d’Italia. Il carisma del buon Tommaso è stato decisivo per assemblare una squadra tanto talentuosa quanto indisciplinata. Senza di lui non si sarebbe mai potuto raggiungere un traguardo simile ed infatti la sua morte nel dicembre del 1976 è stato un colpo durissimo, commentato così dallo stesso Wilson: Per molti di noi Maestrelli era un pater familias…la sua malattia ci causò notevoli problemi. Infatti… era l’elemento di equilibrio, il tessitore di legami…Tanto per rendere l’idea…al funerale di mio padre e mia madre…mi erano rimaste poche lacrime. Non perché non le meritassero…ma il fatto è che la scomparsa di Maestrelli mi turbò profondamente. Lui è stato per me non solo l’ allenatore di calcio che ogni giocatore vorrebbe sempre avere, ma è stato anche il vero confidente”.

laziochannel

Un ritratto semplice e coinciso, che lascia intendere l’importanza della persona più che del tecnico. Ancora oggi, infatti, i tifosi biancocelesti lo ricordano affettuosamente.

Per quanto riguarda gli aspetti extra calcistici, Pino Wilson è stato uno dei pochi calciatori di quell’epoca ad aver conseguito la laurea.  Nonostante gli impegni “il capitano” è riuscito a terminare un percorso di studi lungo e tortuoso come Giurisprudenza, facendo dei sacrifici importanti per cercare di conciliare il tutto. A tal proposito, ecco un aneddoto raccontato dall’ex numero 4 laziale relativo al giorno dopo la laurea, quando recandosi al campo da gioco tutti i compagni e i dirigenti, per prenderlo in giro, lo apostrofarono con esclamazioni goliardiche del tipo: “Signori! Tutti in piedi! sta entrando il capitano della Lazio: il dottor Giuseppe Wilson”. Dunque una vita costellata da numerose soddisfazioni, condita da momenti un po’ meno gratificanti, ma d’altronde bisogna passare anche da questi per diventare dei numeri uno.

Foto prese da: LaLaziosiamonoi, Storiedicalcio.altervista.org e LazioChannel

Erika Eramo e Antonio Pilato

 

 

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