Inglesi e spagnoli stanno attraversando un momento di stagione decisamente complicato. Guardiola e Ancelotti devono ritrovare le proprie certezze
Manchester City diciassettesimo, Real Madrid ventiquattresimo. Non è uno scherzo, non è il Truman Show, ma si tratta della pura e cruda realtà. Le due super potenze del calcio mondiale stanno attraversando un periodo di stagione complicatissimo con i Citizens che si trovano al 17esimo posto nella maxi classifica di Champions League, mentre le Merengues con 15 Coppe dei Campioni/Champions League in bacheca addirittura 24esimi. Se la fase campionato della nuova super Champions finisse oggi, entrambe si qualificherebbero solamente ai playoff per accedere agli ottavi di finale e il Real lo farebbe, persino, per il rotto della cuffia, visto che il ventiquattresimo posto è l’ultimo disponibile per accedere alla fase successiva. Insomma, si è di fronte alla caduta degli dei e l’ultima due giorni di Champions League ne è stata la perfetta dimostrazione.
Manchester City, altro che blue sky: qui è deep red
Martedì sera il Manchester City, impegnato in casa contro il modesto, seppur prestigioso, Feyenoord, ha toccato praticamente il fondo. Haaland e compagni, in vantaggio di tre gol fino al 74′, hanno subìto la clamorosa rimonta degli olandesi, condannando la squadra di Guardiola all’ennesimo risultato mediocre degli ultimi tempi. Basti pensare, che tra Premier League, Champions e coppa di Lega inglese, il City ha appena conquistato un pareggio e cinque sconfitte nelle ultime sei partite. Insomma, un ciclo nerissimo, anzi rosso sangue. Come le ferite sul volto dello stesso Pep Guardiola, che si è concesso all’autolesionismo al termine del match dell’altro ieri. Se in Champions, la situazione è tutta in divenire (mancano ancora tre partite alla fine della prima fase), in campionato, i Citizens sono già precipitati a meno otto dal Liverpool capolista. Ciclo finito? Può darsi, intanto Guardiola rinnova, ma si ferisce da solo e lo stesso club è alle prese con una possibile e clamorosa retrocessione in Championship per situazioni extra campo.
Real Madrid, occhio alla Legge di Murphy in chiave Champions League
Non se la passa per niente meglio Re Carletto Ancelotti. Il Real Madrid non riesce ad ingranare in Champions League, tanto che il 24esimo posto fa un rumore assordante. Le Merengues, dopo l’uno a tre subito dal Milan, hanno trovato un’altra sconfitta pesante, stavolta ad Anfield Road contro il Liverpool di Slot. Il Madrid, nelle ultime cinque partite, ha vinto solo due volte contro Leganes e Osasuna, e perso tre contro Barcellona, Milan e appunto Liverpool. Tre sconfitte significative, visto anche il livello e il blasone delle rivali. Quando il gioco si fa duro, il Real Madrid (almeno finora) non inizia a giocare. Un concetto difficile da digerire dalle parti del Bernabeu. In Liga, il distacco dal Barcellona è assolutamente colmabile (-4 con una partita ancora da recuperare); in Champions League, serve una riscossa immediata. Perché si sa, al peggio non c’è mai fine e se qualcosa può andare storto, lo farà. Legge di Murphy docet.
Sandro Caramazza
Fonte foto: gazzetta.it








