L’ex attaccante brasiliano, che dal 1980 al 1985 ha giocato nel nostro campionato, ha parlato della sua carriera, della nazionale brasiliana e di tanto altro
Siamo riusciti ad intervistare Juary Jorge dos Santos Filho, ex attaccante che ha vestito le maglie di Santos, Avellino, Inter, Ascoli, Cremonese e Porto (tra le tante). Il brasiliano in carriera ha vinto la Coppa Campioni del 1987 con il Porto entrando dalla panchina e decidendo il match servendo l’assist per il primo gol e segnando la rete decisiva per il 2-1 finale. Juary viene ricordato anche per la sua esultanza che consisteva nel fare un giro intorno alla bandierina (clicca qui per vederla). Ecco le sue parole:
Lei ha giocato per 5 anni in Serie A. Segue ancora il nostro campionato?
Sì, ogni tanto vedo qualche partita ma cerco di rimanere informato come 5 minuti fa che ho scoperto che la Juve ha cambiato allenatore.
È ancora legato al nostro paese, cosa l’ha colpita dell’Italia?
Ho un legame molto forte con l’Italia, partendo dai due anni ad Avellino tra le difficoltà (5 punti di penalizzazione e poi la catastrofe del terremoto in Irpinia) che però hanno formato un legame indissolubile tra me e la città. Ho mia figlia e i miei nipoti che vivono in Salento. Ogni volta che vado nella Penisola passo da Avellino. Non vedo l’ora di tornare in Italia, anche solo per passeggiare!
Il suo periodo migliore in Italia è stato all’Avellino, che ricordi ha di quei due anni?
Calcisticamente parlando sono stati due anni bellissimi. Non ho un episodio in particolare perché tutto quello che abbiamo fatto è stato straordinario. Ho condiviso lo spogliatoio e ho lavorato con persone stupende. A livello umano sento che l’episodio del terremoto mi abbia unito molto alle persone, aiutandomi a capirle ancora meglio.

Negli anni in Serie A ha affrontato leggende brasiliane come Falcao e Zico (tra gli altri). Cosa ha rappresentato per lei sfidarli?
Era sempre bello sfidarli e fermarci a chiacchierare. Quando mi trovavo a Roma spesso dormivo da Paulo (Falcao) e viceversa quando lui era ad Avellino. Con Zico era più difficile fare questa cosa per la distanza (dato giocava all’Udinese). In quel periodo c’erano tantissimi brasiliani forti, possiamo definirla una grande leva in quegli anni lì. La Serie A era il miglior campionato e infatti c’erano i giocatori più forti.
Che emozioni ha provato nel vincere, segnando e servendo un assist in finale, la coppa campioni?
Appena l’arbitro ha fischiato la fine della partita, il mio pensiero è stato quello di correre negli spogliatoi per sbrigarci a tornare a Porto perché quel gruppo aveva fatto la storia del calcio europeo e forse mondiale. Siamo partiti dal niente e, contro i favori del pronostico, abbiamo sconfitto il Bayern Monaco la netta favorita già ad inizio stagione. Fu merito del lavoro negli anni precedenti del club che ci ha permesso di raggiungere quel traguardo. Quando ero sull’aereo, per tornare in Portogallo, ho realizzato effettivamente cosa avevamo fatto, e non cosa avevo fatto, perché quel trofeo è stato frutto del lavoro di un gruppo e non del singolo.
Lei è stato compagno di Pelé. Qual è il suo ricordo più bello legato a O Rei?
Così come ho detto qualche giorno fa in occasione del giorno della sua nascita, Pelè è immortale perché vive dentro di noi. Io ho perso un amico straordinario che mi ha fatto capire tante cose a livello umano ancor prima di arrivare al calcio. Ricordo con affetto una frase che mi disse: “Dovrai essere in grado di capire quando fermarti, non aspettare che sia la gente a dirti di smettere. Fermati quando capirai che non sei più in grado di fare ciò che hai fatto in passato”. Così ho fatto. Arrivato a 32 anni ho ascoltato il mio corpo e ho smesso di giocare a calcio.
Come giudica Ancelotti nel ruolo di CT del Brasile in vista del prossimo Mondiale?
Qui in Brasile abbiamo piena fiducia in Carlo. Io ci ho giocato contro quando era alla Roma e ho visto cosa ha fatto da allenatore ovunque è andato. Abbiamo fiducia in lui perché è l’uomo giusto, in questo momento, per il calcio brasiliano. Carlo è un allenatore esperto che conosce il calcio europeo, quello sudamericano (avendo fatto le qualificazioni di recente) e, grazie alle amichevoli, ha potuto o potrà conoscere anche il calcio asiatico e africano. Tutto questo per essere pronto per il Mondiale conoscendo chi potrebbe affrontare. Inoltre lui ha chiarito una cosa importante: a prescindere dal passato, giocherà chi sarà più in forma al momento delle convocazioni. Noi tifosi siamo fiduciosi e crediamo di poter disputare una Coppa del Mondo migliore rispetto alle scorse edizioni.

Ci teniamo a ringraziare Juary per la disponibilità.
Fonti foto: Getty Images; zonacesarini.net; Sport.Virgilio.it
Davide Farina








