Home Interviste in Esclusiva Zibì Boniek: “Onorato di entrare a far parte della Hall of Fame...

Zibì Boniek: “Onorato di entrare a far parte della Hall of Fame del calcio italiano”

1

L’attuale presidente della federazione calcistica polacca, il 4 maggio a Firenze, entrerà a far parte delle leggende

L’ufficialità è arrivata ieri: Zbigniew Boniek (insieme, tra gli altri a Pirlo e Mazzone) entrerà a far parte della “Hall of Fame” del calcio italiano.

Noi di passionedelcalcio.it lo abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare di questo riconoscimento alla sua splendida carriera. Boniek negli anni ’80 ha indossato la maglia della Juve e quella della Roma. Con i bianconeri 1 scudetto, una Coppa dell Coppe e una Coppa dei Campioni.

Il Presidente si dice assolutamente: “Onorato di entrare a far parte della Hal of Fame, con la Juventus abbiamo giocato quattro finali europee, nelle quali abbiamo realizzato cinque gol e tre dei quali li ho messi a segno io, più il rigore che mi sono procurato in quella maledetta partita contro il Liverpool, nella finale di Coppa dei Campioni nel 1985.

Credo di aver contribuito alla crescita del calcio italiano ed a fargli guadagnare un certo rispetto internazionale, sono molto felice per questa nomina e ringrazio chi ci ha pensato”.

Proprio da questa sua peculiarità di essere decisivo nelle partite di coppa, si guadagnò uno dei tanti soprannomi che l’avvocato Gianni Agnelli soleva dare ai suoi giocatori: “Bello di notte”.

Su questo punto Boniek si è soffermato molto volentieri: “Mi piaceva questo appellativo che mi aveva dato Agnelli, perché sottolineava la mia incisività nelle partite di coppa (che a quel tempo erano le uniche a giocarsi di sera), ma a dir la verità, in sei campionati che ho giocato in Italia sono finito quattro volte nella top 11.

Certo, diciamo anche che di giorno eravamo tutti coperti da Platini, dalla sua eleganza e dalla sua efficacia sotto porta”.

Proprio su “Le Roi” mi sono soffermato per un momento, chiedendogli se fosse vera la leggenda secondo la quale, il numero dieci francese passasse il pallone in modo da farselo restituire e concludere lui a rete.

La risposta è sincera e divertita: “Eh no… Michel sapeva dare la palla bene, sempre!

Sia quando doveva concludere in porta, sia quando ti lanciava verso la porta”.

Dopo tre anni di Juventus, per Zibì, si apre una nuova parentesi molto importante non solo per la sua carriera, ma a conti fatti per la sua vita.

La Roma.

Il tutto nacque per mantener fede alla parola data tre anni prima: “L’interesse delle squadre italiane nei miei confronti, iniziò nel 1979, quando giocai una partita tra Resto del Mondo ed Argentina fresca del titolo mondiale.

Giocai molto bene e la selezione del Resto del Mondo era guidata da Bearzot ed inoltre c’erano anche altri dirigenti italiani, che incominciarono ad interessarsi a me.

Avevo deciso che prima del 1982 non avrei lasciato la Polonia, perché dovevo terminare i miei studi ed in quel periodo, la prima squadra italiana a farsi viva con me fu la Roma di Dino Viola.

Per il mio cartellino chiesero circa 2 milioni di dollari e la Roma aveva riscontrato delle difficoltà di pagamento.

Si fece avanti la Juventus e firmai un contratto di tre anni, lì sono stato benissimo, ho conosciuto dirigenti e compagni fantastici, ma prima di concludere il trasferimento chiamai l’ingegnere Viola, spiegandogli che volevo andare a giocare fuori dalla Polonia, aggiungendo che alla fine dei tre anni di contratto, se ancora mi voleva, sarei andato alla Roma.

Infatti non accettai di ridiscutere il mio contratto con la Juventus, chiamai il presidente Viola e gli chiesi se fosse ancora interessato a me.

Lui mi disse di sì ed io mi trasferii alla Roma, dove mi innamorai di questa città”.

Quella squadra, in quel periodo era l’antagonista principale della Juventus e da questo punto di vista Boniek ha un rimpianto: “A Roma siamo stati sfortunati, eravamo una squadra fortissima, oltre a me c’erano Cerezo, Conti, Pruzzo, Graziani ed un giovanissimo Giannini.

Scivolammo in una partita di fine campionato contro il Lecce già retrocesso e se ci penso ancora mi brucia lo stomaco.

Nella carriera di un calciatore ci sono delle partite inspiegabili, io ne ho giocate due: Juventus-Amburgo ad Atene nel 1983 (finale di Coppa dei Campioni) che rimane il rimpianto più grande della mia carriera e questa contro il Lecce.

Abbiamo vinto la Coppa Italia, ma quello scudetto brucia perché eravamo una squadra veramente forte”.

Fonte foti: pianetalecce.i; Pinterest.it; SportVirgilio.it

Firma: Alessandro Nardi

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.