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A Gamba Tesa | Ilario Castagner: “Super League: no al tutti contro tutti, si resterà così. Andrea Agnelli, non sei tuo nonno Gianni”

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L’ex allenatore di Perugia, Lazio, Inter e Milan (tra le altre, ndr) dice la sua sul terremoto del calcio contemporaneo. Un romantico abituato ad “avventure impossibili”, che non sa concepire fino in fondo lo scotto che dovranno pagare quelli che lui chiama “gli scontenti”. Lui, che giochisti e risultatisti li aveva messi d’accordo già più di 40 anni fa

Signor Castagner, intanto le volevo inviare un abbraccio e ringraziarla per il tempo che mi sta dedicando…
“Mi abbracci pure, ho appena fatto il richiamo del vaccino contro il Covid-19 quindi non sono più pericoloso (ride, ndr)”.


Delle tante cose che avevo preparato per l’intervista, quel che è capitato a partire da ieri notte ha scombussolato un po’ la scaletta…
“Sono rimasto sorpreso, anche se ne parlavano da tempo. Sinceramente ne beneficerà lo spettacolo in un certo senso. Peccato che il fatto primario sia un altro: questa mossa manderà in crisi tutto il resto del mondo del pallone all’infuori di quelle 12 squadre”.

Lei è sempre stato associato al concetto di “allenatore delle squadre dei miracoli”. Con questa “innovazione” quanto sarà più difficile rivivere avventure come le sue?“Sì, il Perugia di fine anni ’70 era chiamato “la squadra dei miracoli”, ma se devo pensare al presente posso dirti che già rivedere un caso simile a quello dell’odierna Atalanta sarà difficile. Non so ancora rispondere con precisione sugli effetti, è ancora troppo presto”.


Gianni e Andrea Agnelli

Il personaggio di Andrea Agnelli sembra essere centrale in questo momento di svolta. Come valuta la sua figura, indipendentemente dal fatto che sia Presidente della Juventus?
“Parto proprio dalla presidenza della Juve. Non so valutare tante cose che ha fatto. Non ha centrato alcuni punti, come quello ad esempio di cambiare allenatore dopo Sarri, prendendo Pirlo. Non solo sotto il punto di vista tecnico, la volontà di innovare a tutti i costi l’ha mandato fuori strada, forse anche in questa nuova avventura della Super League.”

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Andrea è stato tante volte paragonato, per carisma e coraggio decisionale, all’Avvocato. Non pensa che i continui accostamenti al nonno abbiano creato nell’attuale numero uno bianconero una malsana volontà d’emulazione per voler “restare nella storia”?
“Non ho conosciuto di persona Andrea, quindi non so dirti, anche se ho sentito che in tanti lo paragonano al nonno. L’Avvocato Gianni Agnelli è stata una grandissima persona, che ho avuto il piacere di conoscere molto da vicino. Era la stagione in cui avevo appena terminato di allenare l’Inter ed ero senza squadra. Giunse una telefonata a casa, mia moglie rispose e mi disse che dall’altro capo della cornetta c’era Giampiero Boniperti. Mi aveva contattato per comunicarmi che l’Avvocato mi voleva il giorno successivo sul suo aereo privato per portarmi a Parigi da un amico, che gli aveva chiesto informazioni su un allenatore per la sua squadra. Si trattava del Presidente Lagardère e del suo Racing Paris, che stava per disputare un derby importante contro il PSG. Il Racing vinse e Lagardère decise di non esonerare il suo allenatore, chiedendomi di aspettare a fine stagione per un nuovo contatto tra noi. Nonostante i suoi modi gentili e la sua splendida casa vicino l’Arco di Trionfo, decisi che non era giusto “gufare” contro un collega sperando di togliergli il posto, perciò ho rifiutato. Durante il volo Milano-Parigi-Milano abbiamo parlato di calcio, attualità e politica con l’Avvocato, che resta una delle persone più intelligenti che io abbia mai conosciuto. Indipendentemente da Andrea, è difficile replicare quei livelli di signorilità e visione d’insieme verso il futuro che aveva Gianni”.


I tifosi sono usciti dallo stadio con uno sport e al loro ritorno ne troveranno un altro…
“Non credo che sarà semplice la riuscita finale del progetto. Verrebbero colpite troppe persone che orbitano attorno al mondo del calcio. Ci sono già una miriade di partite, ci saranno da ridiscutere le gare delle nazionali. Vedremo andare in scena avvocati e quant’altro. Difficilmente si risolverà tutto in poco tempo”.

Si aspettava all’inizio della stagione che l’Inter di Conte sarebbe esplosa nel girone di ritorno?
“L’Inter si è assestata diventando pericolosissima sulle fasce, con la fortuna di non perdere mai Lukaku per infortunio in tutta la stagione: un giocatore che fa fare il salto di qualità. Pensavo che sarebbe cresciuta l’Inter e sarebbe cresciuto lui, anche se penso che Hakimi e l’evoluzione di Perisic abbiano fatto la differenza. Conte ha poi notato l’errore su Eriksen, che l’anno scorso non era ben collocato in squadra, tanto che stavano per venderlo: un giocatore che batte in quel modo i calci da fermo nel calcio di oggi è decisivo. All’inizio non era calato nell’aggressività che deve avere un centrocampista della mediana di Conte. Il giocatore si sente, si sentono le sue qualità e la squadra ha fatto il salto con lui. Vedo il campionato chiuso. Conte si conferma un super allenatore. Il Milan avrebbe meritato sull’anno solare e non sulla stagione, dato che è stato straordinario per la metà finale della passata stagione e per quella iniziale di questo 2020/2021”.

Chi vince la Champions League e perché?
“Sta crescendo il Real, ma penso che stavolta sia l’anno buono del PSG che ha fatto fuori il Bayern Monaco”.


Domanda in chiusura, da giornalista sportivo trentenne ad allenatore di 80 anni che ne ha viste di ogni colore, ad ogni livello. Che fine farà tutto questo?
“Per me resterà tutto com’è ora. Non si può andare al tutti contro tutti, ci sarebbero troppi scontenti e non c’è spazio per partite ulteriori, soprattutto se impoveriscono il livello della Champions League attuale”.

Fonti foto: Corriere dell’Umbria | Every Eye | Wikipedia | Calciomercato.com
Alessandro Sticozzi

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