Home Interviste in Esclusiva Tarcisio Burgnich: “Contro la Spagna deve funzionare il collettivo”

Tarcisio Burgnich: “Contro la Spagna deve funzionare il collettivo”

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Abbiamo intervistato uno dei più grandi terzini degli anni sessanta, soprannominato per il vigore agonistico da Armando Picchi “Roccia”, campione europeo nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970 con la maglia azzurra. Gli abbiamo fatto qualche domanda sulla Nazionale di Conte e sulle strategie per arginare le Furie Rosse

 

Quali sono le armi da sfoderare contro una Spagna superfavorita dai pronostici?

Bisogna ripetere la prima partita, quella contro il Belgio, dove tutti hanno giocato come sanno. La nostra arma è il collettivo, perché per quanto concerne le individualità non abbiamo grandi campioni.

Dobbiamo affidarci al blocco juventino meglio noto come BBC (Barzagli-Bonucci-Chiellini)?

Il reparto difensivo è il top, ma non basta. Oggi il calcio è molto cambiato rispetto a quando giocavo io. Boninsegna e Riva non rincorrevano l’avversario, mentre ora i primi a difendere sono proprio gli attaccanti. Tutto questo è stato molto evidente proprio nella gara inaugurale di Euro2016 sopracitata.

Questa Spagna non è di certo la schiacciasassi di quattro anni fa. Un punto debole da sfruttare?

Lo abbiamo visto nella partita contro la Croazia, dove ha fatto tantissimi errori in fase difensiva. Si è fatta battere all’ultimo dagli uomini di Cacic, i quali a loro volta hanno pagato dazio contro il Portogallo. La discontinuità del popolo slavo è imbarazzante.

L’equilibrio visto in gran parte delle gare dell’Europeo francese è dovuto ad un livello mediocre delle squadre?

Mediocre no. Non è stato espresso un gran gioco. Come dicevo prima è proprio cambiato il modo d’interpretare il calcio. Venti anni fa al tiki taka odierno la gente avrebbe fischiato.

A proposito di paragoni chi è la “Roccia” della nostra Nazionale?

L’unico è Barzagli, che ha le mie stesse qualità. Ha il senso della traiettoria, la prontezza dell’anticipo, una grande concentrazione che gli fa commettere pochi falli.

burgnich

Facendo un salto indietro nel tempo un ricordo dell’Europeo ’68, l’unico vinto finora?

Abbiamo fatto fatica all’inizio. Nella prima partita abbiamo rischiato, mentre dalla seconda in poi siamo andati in scioltezza fino alla fine.

Una recriminazione alla Nazionale di oggi?

Non c’è bisogno di far giocare gli oriundi, a meno che non siano superiori ai nostri giocatori. Un conto sono Sivori e Altafini, un conto quelli di adesso…

A quale squadra è rimasto più legato nella sua grandiosa carriera?

Sicuramente rimangono nel cuore i dodici anni all’Inter e gli ultimi con la maglia del Napoli.

Tornando alla Nazionale ma spostandoci dall’Europa a New York. Anche quest’anno l’Argentina ha perso la finale della Copa America. Come mai?

Rimane un enigma il fatto che una squadra con così tanti pregi, con tale forza e aggressività, si sia fatta battere nuovamente dal Cile. Sono stupito.

Un Messi deluso e amareggiato ha dichiarato che lascerà la Nazionale. Ci ripenserà?

Me lo auguro, perché la Nazionale è il posto più ambito da un calciatore e l’Argentina ha ancora bisogno di un fenomeno come lui. E’davvero unico. Dovrà per forza cambiare idea.

Foto prese da: toniiavarone.it e laterradeicrucchi.wordpress.it

Erika Eramo

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