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Picchio De Sisti, secondo ospite di “Football Outside The Box”, spera con Salah nella remuntada viola

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Abbiamo intervistato Giancarlo De Sisti, detto Picchio, ex regista di Roma e Fiorentina, che sarà ospite il 21 maggio nella seconda edizione di “Football Outside The Box”

 

Roma, Lazio e Napoli hanno perso rispettivamente contro Milan, Inter e Parma, non affondando così il colpo decisivo per aggiudicarsi un posto in Champions. Perché?

Hanno alti e bassi come tutte le squadre. Manca tuttavia la determinazione agonistica, l’abitudine a vincere e la cattiveria della Juve. La discontinuità fa parte del Napoli ed è ancora più accentuata dagli impegni di Europa League che ne condizionano il rendimento in campionato. La crisi della Roma dipende dagli infortuni, dal senso di delusione che serpeggia tra i giocatori e da un Gervinho tornato “smontato” dalla Coppa d’Africa. La Lazio invece è andata oltre le previsioni di inizio anno e nonostante le ultime sconfitte gioca sempre un bel calcio.

A lei è capitato di segnare un gol decisivo nel derby Roma-Lazio. Come vede quello del 24 maggio? Chi sarà l’uomo partita?

E’una grande soddisfazione segnare in una stracittadina e si “rischia” di campare di rendita come è capitato a me. Vince il derby chi lo interpreta meglio sentendo meno la pressione. Bisogna anche vedere i risultati di domenica. E’più facile per la Roma in casa contro l’Udinese che per la Lazio fuori contro la Sampdoria. Mi aspetto siano determinanti da una parte Totti e Gervinho e dall’altra Mauri, Anderson e Candreva.

Alla Fiorentina contro il Siviglia cosa è mancato? Crede nella remuntada?

E’mancato il gol. Ha avuto le occasioni, due in particolare, ma non le ha sfruttate. ll risultato finale, 3-0, non dà le giuste proporzioni di quella che è stata la partita. La speranza c’è, ma è difficilissimo perché deve andare tutto liscio, segnare subito e puntare ai supplementari. Il calcio è cambiato. Un tempo pensavamo di capitalizzare il risultato in casa e poi al ritorno di chiuderci in difesa, ora invece si pensa a fare gol fuori visto che vale doppio e non prenderlo in casa. La prospettiva è capovolta.

Ilicic dato il suo momento di forma può essere l’uomo chiave per le speranze degli uomini di Montella?

Sì oltre a Salah che se sta bene ha delle giocate geniali. Ci vorrebbe per mezz’ora in campo Messi, ma anche il “Messi d’Egitto” non è male e potrebbe bastare.

Il ricordo più bello dello scudetto del ‘69 con la maglia viola?

Per festeggiare invece del cinema andammo all’Ippodromo a vedere il cavallo di Maraschi. La cavalcata del ’69 è stata la somma di tanti bei momenti, la costruzione di un’opera che è sfociata fino al titolo. Perdemmo l’unica partita a Bologna. Il segreto fu quello di puntare sui giovani e avere la mentalità vincente. Pesaola ci diede convinzione e autostima. Quando vincemmo 2-0 contro la Juve e ci fu la matematica certezza della vittoria fu indimenticabile. Peppino Gagliardi in persona ci suonò le sue canzoni, nostre colonne sonore, al pianoforte.

Da allenatore della Fiorentina c’è un rimpianto per lo scudetto perso nel ‘82? Una partita in particolare che ha pesato maggiormente?

Due cose sono pesate. La prima non aver battuto la Juve nel girone di ritorno a Firenze. Il sistema non voleva mandarci allo spareggio dato che i tempi erano risicati per il pre-Mondiale. Buona parte dei giocatori della Nazionale, infatti, facevano parte della Juve. La seconda è stata l’infortunio di Antognoni, migliore in campo, assente per ben tredici partite. Perdere uno come lui che aveva costantemente bisogno del raddoppio di marcatura è stato un vero danno.

Meglio essere Campione Europeo nel ‘68 o Vicecampione del Mondo nel ‘70?

Vincere è sempre meglio ma il Mondiale è unico. Se devo ricordare una partita mi è rimasta nel cuore Italia-Germania (4-3).

Il 20 maggio (o il 21 se la Finale di Coppa Italia dovesse essere anticipata al 20) sarà ospite di Football Outside The Box, cosa si aspetta dalla serata?

A parte il garbo dei conduttori non mi aspetto nulla perché non sono abituato a interviste tv centrate su di me. Quaranta giorni fa sono stato accolto a Fiuggi con le bandierine e mi ha sorpreso tanto entusiasmo anche perché preferirei passere inosservato. Fa piacere tuttavia essere fermato per una foto o un autografo.

Il primo ospite del nostro live è stato Fabrizio Maffei che ha recitato come lei nel famoso film di Lino Banfi “L’allenatore nel pallone” insieme a Nils Liedholm con cui aveva un bellissimo rapporto. Che ricordo ha di loro due?

Fabrizio Maffei, grande dirigente Rai, è una persona preparatissima con cui ho sempre scherzato liberamente. Liedholm era straordinario e me lo sono goduto per ben cinque anni. Mi chiamava Iancarlo e mi diceva “Perché mi guardi sempre così attentamente?” ed io rispondevo: “Perché su cento cose che dici novantotto sono cavolate ma le due vere mi serviranno per crescere!”. Tra le cavolate una tra tutte…ci raccontò di quando tirò da fuori area e per la potenza con cui colpì la traversa il pallone tornò a centrocampo…ma secondo lei uno può crederci?

Una curiosità…perché è iscritto da più di 25 anni all’ordine dei giornalisti?

Per aprirmi a nuove forme di collaborazione portando avanti il mio stile. Mi sono sempre piaciute le tessere da quella dello stadio al golf, fatta eccezione per quella di partito. Si chiede spesso parere all’ ex calciatore perché non essendo un tecnico non urta la sensibilità dell’allenatore. Io invece dico sempre la verità che è sì una ma i modi per dirla sono molteplici. I dubbi pareggiano le mie certezze. C’è sempre una certa ritrosità a non sparare sul sistema mentre talvolta è necessario aggredire le situazioni.

Erika Eramo

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