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Quanti difensori hanno vinto il Pallone d’Oro?

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In quasi settant’anni di storia di questo trofeo, solo tre difensori sono riusciti a vincerlo: Franz Beckenbauer, Matthias Sammer e Fabio Cannavaro. Tre nomi in un panorama dominato da attaccanti e trequartisti, tre eccezioni che confermano quanto sia difficile per chi difende emergere in un premio che privilegia chi segna

Beckenbauer ha reinventato il ruolo del libero, Sammer ha vinto per un solo punto su Ronaldo in una delle votazioni più discusse della storia, Fabio Cannavaro ha guidato l’Italia al trionfo mondiale con 176 centimetri di altezza. Tre storie diverse, un denominatore comune: prestazioni eccezionali unite a vittorie con le rispettive nazionali in competizioni internazionali.

Pallone d’Oro ai difensori: talento o fortuna?

La domanda che accompagna ogni vittoria del Pallone d’Oro riguarda il confine tra merito assoluto e circostanze favorevoli. Per i difensori, questo equilibrio diventa ancora più delicato. I tre protagonisti di questa ristretta cerchia hanno dovuto allineare prestazioni straordinarie con momenti storici precisi: vittorie in Mondiali o Europei, assenza di attaccanti particolarmente dominanti in quella stagione e una narrazione mediatica capace di valorizzare le loro qualità.

Vincere il Pallone d’Oro richiede talento, ma anche il tempismo perfetto: trovarsi al momento giusto con la prestazione giusta. In un certo senso, è una questione di strategia e di scelta, non troppo diversa da quella che affronta chi decide di giocare online; anche chi sceglie di scommettere con puntate ridotte e giocare con rischi contenuti, come nei casinò deposito minimo 1 euro, deve saper dosare attenzione e tempismo per trasformare una semplice opportunità in un grande risultato. Allo stesso modo, per i difensori il successo arriva solo quando prestazioni individuali eccezionali coincidono con i trionfi della propria nazionale, momenti in cui anche chi difende riesce finalmente a conquistare i riflettori.

Franz Beckenbauer: due volte sul tetto del mondo (1972, 1976)

Nato a Monaco di Baviera l’11 settembre 1945, Franz Beckenbauer è considerato l’inventore del ruolo di libero moderno. Il soprannome “Kaiser” non è casuale: la sua capacità di dominare il campo, sia in fase difensiva che offensiva, lo ha reso una figura rivoluzionaria nel calcio degli anni Settanta. A differenza dei difensori tradizionali, Beckenbauer non si limitava a marcare gli avversari, ma impostava il gioco dalla difesa con lanci millimetrici e si spingeva in avanti segnando gol decisivi.

Il primo Pallone d’Oro arrivò nel 1972, un anno straordinario in cui conquistò il campionato tedesco con il Bayern Monaco e soprattutto l’ Europeo con la Germania Ovest. Si classificò davanti ai connazionali Gerd Müller e Günter Netzer. All’epoca aveva già raggiunto fama internazionale, grazie alle sue prestazioni nel Mondiale del 1966 in Inghilterra, dove segnò quattro reti nonostante giocasse da difensore, e nel 1970 nel Mondiale in Messico.

Il secondo trionfo nel 1976 consolidò la sua leggenda. Quell’anno il Bayern Monaco conquistò la Coppa dei Campioni battendo il Saint-Etienne 1-0 in finale, seguita dalla Coppa Intercontinentale vinta 2-0 contro i brasiliani del Cruzeiro. Con la Germania raggiunse il secondo posto all’ Europeo in Jugoslavia. Beckenbauer superò nettamente l’olandese Rob Rensenbrink e il cecoslovacco Ivo Viktor nella votazione finale, diventando il primo e tuttora unico difensore insignito due volte del prestigioso riconoscimento.

Pur essendo un difensore, Beckenbauer aveva segnato circa settanta gol con il Bayern al momento del secondo Pallone d’Oro, cifra che si avvicinò al centinaio con i club prima del ritiro, 100 reti superate se si sommano anche i gol in Nazionale. Nel dicembre 2020 è stato inserito nel Dream Team del Pallone d’oro come miglior difensore centrale di tutti i tempi.

Matthias Sammer: la vittoria più discussa (1996)

La storia del Pallone d’Oro 1996 è probabilmente la più controversa e dibattuta nella storia del premio. Matthias Sammer trionfò con 144 punti, superando di una sola lunghezza il fenomeno brasiliano Ronaldo, fermo a 143. Un margine così risicato in una votazione con 51 giurati provenienti da tutta Europa non si era mai visto prima e fece immediatamente scalpore.

Il difensore tedesco, nato a Dresda il 5 settembre 1967, incarnava il concetto di libero moderno: capace di difendere con autorità, impostare il gioco e spingersi in avanti quando necessario. Nel 1996 visse un’annata straordinaria, guidando il Borussia Dortmund alla vittoria della Bundesliga e la Germania al trionfo nell’Europeo in Inghilterra. 

L’analisi dei voti rivela dettagli interessanti: dei 51 votanti, solo 35 inserirono Sammer nella loro classifica, mentre Ronaldo fu scelto da 39 giurati. Il brasiliano ventenne ricevette più preferenze complessive, ma Sammer ottenne più voti nelle prime due posizioni, fattore che risultò determinante. 

A complicare la narrativa ci fu anche il caso del voto dall’Irlanda del Nord. France Football riportò inizialmente i punti in modo errato: il votante aveva scelto Ronaldo, Shearer, Del Piero e Weah, ma i punteggi vennero invertiti. Nella correzione successiva, i voti effettivi divennero 143 per Ronaldo e 144 per Sammer, confermando il verdetto finale. La vittoria del tedesco fu comunque legittima, frutto di una stagione in cui conquistò titoli di squadra che Ronaldo, allora al Barcellona, non poteva vantare. Sei mesi dopo, Sammer avrebbe alzato anche la Champions League con il Borussia Dortmund.

All’epoca il premio valutava principalmente i risultati di squadra nell’anno solare, non solo il talento individuale. Per molti critici il premio a Sammer fu immeritato, ma guardando con obiettività i criteri dell’epoca e la completezza della sua stagione, quella vittoria ha una sua logica che va oltre la semplice polemica.

Fabio Cannavaro: l’ultimo baluardo (2006)

L’estate del 2006 ha consegnato alla storia del calcio italiano uno dei momenti più gloriosi: la vittoria del Mondiale in Germania. Al centro di quell’impresa c’era Fabio Cannavaro, difensore napoletano che a 33 anni, 13 settembre 1973, raggiunse l’apice della carriera alzando sia la Coppa del Mondo che il Pallone d’Oro. Con 173 voti superò nettamente il compagno di squadra Gianluigi Buffon (124 preferenze), diventando il quinto italiano della storia a conquistare il prestigioso riconoscimento dopo Omar Sivori (1961), Gianni Rivera (1969), Paolo Rossi (1982) e Roberto Baggio (1993).

Ciò che rende ancora più straordinaria la storia di Cannavaro è il suo fisico: 176 centimetri di altezza, una misura che sulla carta sembrerebbe un limite per un difensore centrale chiamato a confrontarsi con attaccanti spesso molto più alti e possenti. Eppure il capitano azzurro trasformò questa apparente debolezza in un punto di forza, sviluppando un grande senso dell’anticipo, una capacità di lettura delle situazioni ai massimi livelli e un’elevazione sorprendente che gli permetteva di vincere contrasti aerei contro avversari ben più imponenti.

Durante il Mondiale tedesco, Cannavaro mise in mostra tutte queste qualità in una serie di prestazioni memorabili. Il doppio intervento prodigioso nella semifinale contro la Germania, prima del gol di Alessandro Del Piero, è entrato nella leggenda del calcio italiano. In finale contro la Francia, con Zinedine Zidane, Thierry Henry e Franck Ribery schierati dall’altra parte, offrì un’altra masterclass difensiva che contribuì in modo decisivo al trionfo azzurro ai rigori.

La carriera di Cannavaro con i club fu meno ricca di trofei rispetto ai colleghi Beckenbauer e Sammer. Vinse una Coppa Uefa con il Parma nel 1999, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana con i ducali, oltre a due campionati spagnoli con il Real Madrid (2007 e 2008) e una Supercoppa di Spagna. Dopo lo scandalo Calciopoli del 2006, venne acquistato proprio dai blancos, dove militò per tre stagioni mostrando le sue qualità anche nella Liga. Oggi Cannavaro prosegue la sua carriera come allenatore.

Perché così pochi difensori hanno vinto il Pallone d’Oro

La sproporzione tra difensori e attaccanti nella storia del Pallone d’Oro riflette una percezione radicata nel mondo del calcio. I gol rappresentano l’aspetto più spettacolare del gioco, quello che finisce nei titoli dei giornali. Un attaccante che segna trenta reti in una stagione cattura inevitabilmente più attenzione di un difensore che effettua cento chiusure decisive ma invisibili agli occhi del grande pubblico.

I criteri di valutazione hanno sempre privilegiato chi determina il risultato in modo diretto e misurabile. Le statistiche dei gol e degli assist sono facilmente quantificabili, mentre le qualità difensive richiedono un’analisi più sofisticata. 

Per vincere il Pallone d’Oro, un difensore deve combinare prestazioni eccezionali con la conquista di un trofeo importante con la nazionale. Non a caso, tutti e tre i vincitori hanno trionfato in una competizione internazionale nell’anno della loro affermazione. 

Conta anche l’assenza di attaccanti dominanti in quella stagione. Nel 1996, Ronaldo era giovanissimo e senza trofei importanti. Nel 2006, non ci fu un attaccante capace di monopolizzare l’attenzione. Negli anni di Messi e Cristiano Ronaldo, nessun difensore avrebbe potuto competere, nemmeno con prestazioni straordinarie; anche nell’ultimo trofeo del 2025 ha trionfato un attaccante, Ousmane Dembélé del PSG, confermando la tendenza che vede i ruoli offensivi dominare il premio.

Fonte foto: GQItalia.it

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