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I riti più bizzarri dei fan prima di una partita della Champions League

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Lo sport è da tantissimi anni legato alle scaramanzie e alla routine, giorno dopo giorno consolidiamo nuovi pattern che speriamo o immaginiamo ci possano portare fortuna. C’è chi indossa sempre la stessa maglia, chi si trova con gli amici e chi fa una partita veloce online con le slot a tema, ognuno di noi ha il suo rito propiziatorio

Perché i riti funzionano, almeno nella testa dei tifosi

La logica del rito è semplice, serve a ridurre l’ansia e a sentirsi parte attiva del risultato. In una competizione ad altissima pressione come la Champions, dove una giocata può cambiare un’intera stagione, i tifosi cercano stabilità nei gesti ripetuti. Non serve che il rito abbia senso sul piano razionale, serve che dia la sensazione di aver fatto la propria parte per portare fortuna alla squadra. È lo stesso meccanismo per cui i calciatori entrano sempre con lo stesso piede in campo o si allacciano gli scarpini in un certo ordine.

I classici intramontabili: sciarpe, inni e percorsi obbligati

Partiamo dai riti che non passano mai di moda. Il primo è la sciarpa. Non è un accessorio, è una dichiarazione d’identità. Viene alzata durante l’inno o sventolata all’ingresso delle squadre, crea un colpo d’occhio che carica i giocatori e gli spalti. In molti stadi europei la sciarpa si accompagna a un canto che parte già fuori dall’impianto e continua nel pre-gara. Ripetere sempre lo stesso coro allo stesso punto della camminata è parte del rito. Poi c’è il percorso. I tifosi di qualsiasi città, da Milano a Napoli, da Dortmund a Madrid, giurano che cambiare strada porti sfortuna. Stessa metro, stessa uscita, stessi gradini. Qualcuno si ferma allo stesso chiosco per una bibita. In alcune curve, prima delle notti europee, si organizzano dei raduni nei soliti luoghi, per esempio la marcia verso lo stadio, con le bandiere e i tamburi, è parte della liturgia. Poi, non possono mancare gli oggetti portafortuna: dal corno rosso nel Sud Italia al bracciale regalato l’anno dell’ultima qualificazione, fino al biglietto di una vecchia semifinale tenuto nel portafogli. C’è chi appoggia un santino sotto la cover del telefono e chi non entra allo stadio senza aver battuto due colpi sulla balaustra in ferro.

I riti più strani che nessuno si sarebbe aspettato

Negli ultimi anni sono spuntati dei rituali nuovi, spesso nati online. Eccone alcuni tra i più curiosi:

  • Il panino rituale: non basta mangiare qualcosa. Serve proprio quel panino, con quella salsa, preso in quel bar. Se la squadra ha ribaltato un ottavo dopo un panino con salsiccia e friarielli, indovina cosa si ordina nel successivo quarto di finale? Identico. In alcuni gruppi si è arrivati a codificare l’ordine in chat, con emoji e regole.
  • La playlist che porta bene: play, pausa, skip esatti. Gli amici in macchina si danno il cambio alla guida, ma la sequenza dei brani prima dello stadio non cambia e se un gol decisivo è arrivato mentre suonava un certo pezzo, quel pezzo diventa intoccabile nelle serate europee.
  • Il messaggio al gruppo alle 19:42: non è scaramanzia fine a sé stessa, è una firma che tiene unito il gruppo e marca l’entrata nella modalità Champions.
  • La micro-partita digitale: in coda ai tornelli o al pub, c’è chi lancia una sfida lampo su un’app calcistica o gioca una mano veloce a un gioco online.
  • La foto sotto il murale benedetto: in diverse città europee i muri parlano di calcio. Fermarsi lì per fare una foto prima della Champions è diventato un gesto propiziatorio. Vale per i murales con i volti storici del club e per i simboli della curva.

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