Home Interviste in Esclusiva Gigi Corino: “Alla Lazio sarei rimasto qualche anno in più”

Gigi Corino: “Alla Lazio sarei rimasto qualche anno in più”

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L’ex calciatore biancoceleste ha ripercorso la sua carriera in un’intervista per Passione Del Calcio

Difensore d’altri tempi, badava più al sodo che all’estetica. Così si potrebbe descrivere brevemente Luigi Corino, che da buon girovago (ha vestito 14 maglie diverse) ha lasciato un ricordo positivo di sé ovunque è stato. Da allenatore non ha avuto troppa fortuna, ma sembra aver trovato la sua dimensione ideale da vice allenatore delle rappresentative di Lega Pro. Lazio e Benevento sono probabilmente le tappe fondamentali del suo percorso da giocatore, mentre da quando allena si è rivelato fondamentale il legame con Daniele Arrigoni.

La tua carriera da calciatore è stata ricca di spostamenti, ti è piaciuto essere così girovago o avresti preferito trovare più stabilità ?

No, girando mi sono divertito molto e ho avuto la possibilità di conoscere diverse persone e di lasciare un buon ricordo in quasi tutti i posti in cui sono stato. Penso però che dopo tre anni è giusto cambiare perché altrimenti c’è il rischio di considerare tue alcune cose, il rapporto tra calcio e casa è pericoloso. Mi sarebbe piaciuto rimanere qualche anno in più alla Lazio, stavo bene e l’ultimo anno giocai poco a causa della rottura del crociato. Sono comunque orgoglioso di ciò che ho fatto in carriera.

Nel 91’ l’arrivo alla Lazio e l’esordio in Serie A, come è stato l’impatto con la massima categoria e con la città di Roma ?

Bene, perché ho trovato una persona che mi ha messo subito a mio agio, ovvero Dino Zoff. Trovare un grande maestro di calcio e di vita come lui mi ha agevolato senz’altro, ma anche i compagni di squadra come Pin e Sclosa non mi hanno fatto pesare che venivo dalla Triestina e quindi dalla Serie B.

La stagione 93’-94’ ha contrassegnato il ritorno della Lazio in Europa dopo diversi anni. Puoi descrivere l’euforia della piazza in quel periodo ?

Bellissimo, perché sapevamo che la Lazio non partecipava da tanti anni alle coppe. Mi sarebbe piaciuto scendere in campo, ma ad inizio anno mi ruppi il ginocchio e sono stato fuori tantissimo tempo. Ricordo la gioia dei tifosi e anche la nostra, perché per noi era motivo d’orgoglio riportare la Lazio a giocare in Europa. C’era un entusiasmo pazzesco.

Hai avuto la fortuna di giocare con due giocatori dal calibro di Riedle e Doll. Che ricordo hai di loro ?

Ricordi positivi, tutti lavoravano nella stessa direzione. Riedle era già nel giro della nazionale tedesca ed aveva un curriculum importante, così come Doll, Gascoigne e Ruben Sosa. Tutti si misero a disposizione del gruppo mostrando grandissima umiltà.

Per quanto riguardo invece la Lazio di Simone Inzaghi, che impressione ti ha fatto ? A cosa può realmente ambire ?

Ambire non lo so. Io tuttora ho delle perplessità, però essendo tifoso della Lazio spero sempre in qualcosa di buono, perché mi piace sognare ed ho visto la squadra in crescita. Tanti giovani che magari lasciavano dei dubbi ad inizio stagione hanno fatto dei progressi incredibili. Mi auguro che con il gruppo e con le qualità dei singoli si riesca a fare bene. Nei 14-15 “titolari” la Lazio può giocarsela con tutte.

Scendendo in Serie B, ti sta impressionando il “tuo” Benevento ? Nonostante il lieve calo delle ultime giornate l’obiettivo salvezza rimane alla portata ?

Sì, è un buon team e ha preso giocatori di categoria tipo Ceravolo e con l’entusiasmo dei ragazzi che l’hanno portato in B per la prima si può riuscire a raggiungere l’obiettivo. È un campionato è lungo e che conosco bene. Può succedere che in alcuni periodi non si riesca a fare risultato. In questi casi non devono farsi prendere dalla paura e giocare come sanno anche perché  hanno un allenatore esperto per la categoria. Alla fine una salvezza tranquilla la può conquistare.

Sei stato per lungo tempo e sei ancora il vice di Arrigoni. Come nasce questa sinergia ? E cosa secondo te ha permesso che questa durasse nel tempo ?

Giocavo nella Triestina, avevo già 35 anni e avevo avuto diversi interventi al ginocchio e quindi avevo difficoltà a giocare e a trovare spazio. Lui dopo pochi mesi mi disse subito se in un futuro prossimo volevo collaborare con lui perché riponeva stima nei miei confronti, così come è ancora oggi. La scintilla è stata proprio questa fiducia e per questo la collaborazione si è protratta fino ad ora.

Passando all’attualità. Come ti senti in questo ruolo di vice allenatore delle rappresentative di Lega Pro ?

Inizialmente avevo dei dubbi, invece poi mi sono ricreduto.  È un’esperienza meravigliosa, sto conoscendo tantissimi giovani, il futuro del calcio italiano. L’ambizione è portare questi ragazzi possibile al grande calcio, così come successo lo scorso anno con 14 dei nostri selezionati che sono arrivati a giocare in formazioni come Torino, Pescara e addirittura Werder Brema. Vogliamo dare loro visibilità perché in Lega Pro è difficile emergere visto che non tutti seguono questo torneo.

In questo campionato ci sono dei giovani validi che nel giro di pochi anni possono arrivare in categorie maggiori ?

Sì, quest’anno abbiamo iniziato con raduni con ragazzi segnalati dalle società e abbiamo formato delle selezioni Under 15 e Under 17. Poi ne abbiamo fatto un altro proprio nei giorni scorsi con ragazzi scelti da noi e ne faremo altri per conoscerli meglio. Abbiamo visionato circa 400 ragazzi e dobbiamo tirar fuori una squadra di 20-25 elementi. Un’annata positiva è quella dei 2001, un po’ come per il vino ci sono annate più positive. Anche i 99′ si sono dimostrati in gamba, mentre riteniamo che i 2001 abbiano qualcosa in più rispetto ai 2000.

Ringrazio sentitamente Luigi Corino per avermi dedicato del tempo per quest’intervista.

Antonio Pilato

Foto presa da Campaniagol.it

 

 

 

 

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