Lo juventino Stefano Righi ha avuto la fortuna di incrociare, sul suo cammino, una squadra di calcio belga che gli è entrata nel cuore, e anche se distante fisicamente, corre da lei quando è possibile e quando gli eventi lo richiedono. Dice sempre: “Non so se ho scelto io l’Union o se l’Union ha scelto me“!
Johnson Righeira insieme a Michael Righeira, pseudonimi rispettivamente di Stefano Righi e Stefano Rota, hanno costituito, negli anni ’80, il gruppo musicale I RIgheira. Ottennero il loro maggior successo discografico grazie a dei veri e propri tormentoni estivi come Vamos a la playa nel 1983, No tengo dinero nel 1983 e L’estate sta finendo nel 1985, brano con cui vincono l’edizione del Festivalbar in quello stesso anno. Hanno a referto una partecipazione a Sanremo nel 1986. Il duo ha avuto una prima separazione dal 1992 al 1999 seguita poi da quella definitiva nel giungo 2015.
Come è avvenuto il colpo di fulmine per l’Union Saint Gilloise: ci può descrivere nei dettagli da cosa è rimasto folgorato?
È una storia molto semplice in realtà, nel 2012, andai a cantare ad un evento di amici a Bruxelles e restai un paio di giorni. Fatalità quella volta, chissà perché, mi ero fissato che volevo andare a vedere una partita di calcio. L’unica squadra che giocava in casa in quel weekend era proprio l’Union che all’epoca militava nella terza serie belga. Abituato alle situazioni classiche del tifo italiano, rimasi impressionato da una dimensione familiare che regnava allo stadio. Un calcio più umano insomma. Cominciai, quasi naturalmente, a seguire la squadra, nacquero amicizie e seguii con più attenzione il cammino della squadra che salì in seconda serie per poi raggiungere la massima serie nel 2021. Una passione che è diventata sempre più forte ed io mi sento profondamente tifoso di questa squadra!
Vamos a la playa è diventato l’inno dell’Union Saint Gilloise, un amore ricambiato?
È praticamente come un secondo inno! Pian piano si era diffusa la notizia che l’italiano di Vamos a la Playa era tifoso dell’Union, quindi striscioni degli ultras allo stadio, cori con la mia canzone, tanto che poi la società, negli ultimi anni, ha cominciato a farla suonare dopo un goal o anche nei finali di partita, proprio come un secondo inno. Ho apprezzato molto il fatto che non si tifi mai contro le altre squadre, esattamente il contrario di ciò che vediamo spesso nei nostri stadi. Gli sfottò ci sono sempre stati, ma senza violenza verbale. È una tradizione quella di tifare per la propria squadra, ma mai contro gli avversari.
Dopo le soddisfazioni con la risalita dalla terza serie alla seconda, fino alla Jupiler Pro League belga, il secondo posto dell’anno scorso, è finalmente arrivato, all’ultima giornata, il titolo numeto 12, dopo 90 anni di digiuno. Quali sono state le sensazioni?
L’Union, da quando è risalita in Jupiler ha sempre giocato i playoff necessari per l’assegnazione del titolo. Naturalmente, domenica 25 maggio, non potevo mancare all’ultima partita contro il Gent, determinante per l’assegnazione del titolo e che abbiamo vinto (3-1 ndr). Per capire più profondamente la situazione si potrebbe immaginare un po’ come se in Italia vincesse lo scudetto la Pro Vercelli e credo sia facile intuire come, al fischio finale, le lacrime di gioia mi siano uscite spontaneamente. Mi sento profondamente tifoso e amo l’ambiente formato famiglia con tanto affetto e tanta umanità che di questi tempi è davvero qualcosa di bello ed emozionante. Quando cominciai a seguirla era una vecchia gloria, adesso è diventata grande, il prossimo anno farà la Champions League! La sera ho partecipato alla festa, davanti al palazzo comunale ed il Sindaco, che conoscevo già, mi ha praticamente trascinato non solo dentro, ma sulla gradinata a cantare Vamos a la Playa davanti a circa 10.000 persone festanti.
Ma quindi dovrei definirla un ex tifoso della Juventus?
No no, sono sempre tifoso juventino! La Juve è nel mio DNA, sono nato “gobbo” (e scoppia la risata reciproca) e “gobbo” rimarrò. Diciamo che non avrei mai creduto che un’altra squadra potesse diventare, per me, così importante oltre ai bianconeri. Per certi versi mi sento più “unionista” che juventino perché è una cosa che ho scoperto, che la vita mi ha dato, dico sempre che non so se io ho scelto l’Union o se l’Union ha scelto me! Sembra quasi un qualcosa di predestinato, tanto che in seguito ho scoperto qualcosa di incredibile e cioè che Union e Juventus sono nate nello stesso giorno, il primo novembre 1897! Una chicca ulteriore è che l’ultima partita internazionale che l’Union aveva giocato, prima che io ne divenissi tifoso, era stata nel 1966 contro la mia Juventus in Coppa delle Fiere (trentaduesimi di finale: andata Union Saint-Gilloise-Juventus 0-1, gara disputata il 23/09/1964 e ritorno Juventus-Union Saint-Gilloise 1-0 gara disputata il 07/10/1964 ndr). Se dovessero incontrarsi nuovamente in Europa, le confesso che sarei tentato di tifare l’Union anche perché sarebbe un po’ come Davide contro Golia e poi l’Union me l’ha portata la vita, la Juve me la sono trovata già in casa, come una di famiglia.
Che idea si è fatto della nuova Juventus dopo l’addio di Agnelli?
Non è stata più la stessa Juve. La società sta ancora cercando il proprio equilibrio.
Antonio Conte è rimasto sulla panchina del Napoli, ma come avrebbe visto un suo eventuale ritorno alla Juventus?
Non saprei, certo non è più l’Antonio Conte degli esordi, ora è devastante! Ha dimostrato ampiamente di essere uno dei più forti allenatori al mondo. Ovunque vada centra quasi sempre il risultato.
È ancora in contatto con Stefano Rota, l’altra faccia del duo “I Righeira”?
Si è un po’ spenta la fiamma che, per anni, ci aveva portati ad essere quasi un’entità unica. Ci sentiamo prettamente per motivi di lavoro.
Sicuramente è una persona che continua ad essere estremamente importante per me e di qualsiasi cosa avesse bisogno io sarei sempre in prima fila per lui.

Indimenticabili i meravigliosi “tormentoni”: “Vamos a la playa”, ” No Tengo dinero” e “L’estate sta finendo”, come sono nati?
A saperlo! Magari avessi la formula! Al di là dell’enorme successo ottenuto all’epoca e che fu un vero tornado, il miracolo è il fatto che siano diventati degli evergreen. Sono canzoni che fanno parte della musica leggera italiana, dei grandi classici.
Tra le collaborazioni discografiche, quale le ha fatto più piacere e quale vorrebbe ripetere?
Sicuramente con i Coma_Cose, con i quali sono molto in sintonia. Però, oltre che ripeterne alcune, vorrei farne altre nuove. Al momento sto collaborando con Lo Stato Sociale e la cosa mi piace molto. Sto valutando la possibilità di lavorare con un esponente delle nuove generazioni che è Dargen D’Amico. Sicuramente vorrei lavorare ancora con Gionathan, col quale l’anno scorso avevo fatto il pezzo Ho sempre odiato gli anni ’80, ma su tutti ci terrei davvero molto a lavorare con Jovanotti.
Com’è stato tornare a calcare il palco del Festival di Sanremo?
A giugno di dieci anni fa c’è stata la separazione ufficiale e definitiva dei Righeira e la mia unica partecipazione al Festival risale al 1986, appunto insieme a Rota e tornare a Sanremo, oltretutto dopo così tanto tempo, è stata un’emozione bellissima, davvero forte.

Progetti nel presente e nel futuro?
Con Jovanotti si è vagamente accennato ad una possibile collaborazione, ma non si è mai approfondito. Lorenzo però ha sempre citato i Righeira come una delle sue fonti di ispirazione. Negli ultimi anni, mi ha chiamato due volte per il “Jova Beach Party” come ospite e c’è comunque un certo rapporto. Forse anch’io devo ricominciare ad essere più presente sulla scena ad un piano più prestigioso in modo da stimolare collaborazioni di livello. Nel frattempo sto lavorando con Lo stato sociale, su un mio pezzo, siamo ancora in curva, ma non lontani dal rettilineo finale e se tutto va bene il singolo dovrebbe uscire a fine giugno.
Fonti foto/video: giornalelavoce.it; lastampa.it; youtube.com
Luigi A. Cerbara








