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Il diavolo veste… Pellè

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A quasi 48 ore dalla “disfatta” azzurra contro i tedeschi cerchiamo di capire i motivi che hanno portato a denigrare, sbeffeggiare, insultare il numero 9 della nostra Nazionale, paragonandone la parabola a un celebre film

Il Diavolo veste Prada, uscito nelle sale americane il 30 giugno 2006 e campione d’incassi in tutto il mondo, aveva nelle protagoniste, una strepitosa Meryl Streep (la perfida Miranda Priestly, direttrice della rivista di moda Runway) ed un’entusiasmante Anne Hathaway (Andrea Sachs, un’ingenua neo-laureata col sogno di fare la giornalista), la chiave del successo. La trama conquistò tutti. Come non rimanere stregati da una delle interpretazioni più folgoranti dell’attrice per eccellenza? Come non immedesimarsi facilmente in colei che da brutto anatroccolo si trasformava via via in un’icona di stile? Ecco qual è il punto. Lo stile.

Esattamente dieci anni (e due giorni) dopo è andato in scena in terra francese la riproposizione calcistica di questo straordinario lungometraggio incentrato sullo stile. Fu proprio uno scrittore francese del settecento, Georges Louis Leclerc conte di Buffon, meglio noto come Buffon (e no, non è un avo transalpino del nostro portierone), a pronunciare la famosa frase: “Lo stile è l’uomo”. Cosa intendeva? Dimostrò che se le idee e le teorie sono un patrimonio dell’umanità in un certo senso impersonale, nello stile si manifesta invece l’intelligenza personale dell’uomo. Il capolavoro tattico di Conte, palesatosi ancor di più contro una spaventata Germania costretta a giocare a specchio dell’Italia, sarebbe per Buffon patrimonio di tutti, ma è solo il modo in cui ogni giocatore lo interpreta col suo atteggiamento a dirci che uomo è. Ecco qual è il punto. L’uomo che è.

Arrivo dunque alla gogna mediatica a cui è stato sottoposto Graziano che, a dispetto del nome, pare non sia più “gradito” agli italiani.Errare humanum est, perseverare autem diabolicum dicevano i latini. Se sbagliare è umano, in cosa Pellè è stato diabolico? Ha elevato al quadrato quell’errore dal dischetto a causa della proiezione-immedesimazione degli italiani. C’è una frase cult pronunciata da Miranda-Meryl Streep: “Non essere ridicola, Andrea; tutti vogliono questa vita, tutti vogliono essere noi!”. E’ così caro Graziano, tutti avrebbero voluto essere al tuo posto e rappresentare meglio il tricolore, tutti avrebbero voluto silenziosamente calciare quel rigore senza farse di quint’ordine, tutti avrebbero voluto partire proprio come te e Andrea-Anne Hathaway, senza troppe aspettative per poi guadagnarsi strada facendo la stima dei colleghi. Era il giusto epilogo per un fusto impomatato con la faccia da bravo ragazzo, osannato dalle ragazzine e idealizzato dai maschietti. E invece no, rimane una favola a metà: il bell’anatroccolo non si trasforma nel principe azzurro, perché non solo non ridesta col bacio una Nazione che stava di nuovo sognando, ma la strattona bruscamente e goffamente per riportarla alla cruda realtà. Non mi riferisco solo a quella dei nefasti rigori ma allo stile.

 

 

 

Eccolo di nuovo lo stile, questo sconosciuto. Speravamo, dopo le varie cassanate e bullismi balotelliani, di non dover più vedere atteggiamenti da sbruffoni che cozzano con l’umiltà tanto ostentata dal gruppo contiano, tutto “testa bassa e pedalare”, senza prime donne o etoiles (e si, ironizzo anche sulla virale Zaza dance). La gente, si sa, non ha mezze misure, o ama o odia, passando da atteggiamenti francescani a quelli da Crudelia De Mon. Poteva anche lui diventare un’icona di stile e invece no, perché l’esposizione mediatica fa brutti scherzi, soprattutto quando si parla di calcio, un altro guilty pleasure come la moda. Il piacere da reo confesso, l’elemosina dell’ammissione di colpa è respinta al mittenTE.

Ora non chiedere scusa, non cospargerti il capo di cenere, non essere ridicolo, non serve, perché sei colpevole di averci illuso. Restano le immagini e non quello che volevi fare. La tua gigantografia Euro2016 è il gesto dello scavetto. Il circo d’internet poteva ergerti a domatore dei panzer tedeschi e invece ti ha crocifisso a pagliaccio nel giro di cinque secondi, gli stessi che servono per calciare il fatal rigore. Anche se, tra la gente, non c’è redenzione possibile, rimane comunque una speranza. Ascolta il consiglio che nel film viene dato ad Andrea: “Fammi sapere quando la tua vita va completamente all’aria, vuol dire che è l’ora della promozione”. Perciò fai tesoro dell’esperienza e sulla Runway (rampa di lancio) calcistica non scusarti, ripeto, perché non serve: la gente non ti perdonerà, mentre gli addetti ai lavori lo hanno già fatto e ti aspettano con un altro contratto milionario. Il Dio Denaro è il loro stile e li veste tutti, con buona pace del Diavolo.

Fonti foto: Corrieredellasera.it e Facebook

Erika Eramo

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