Ecco i 3 mister top per 6 redattori
Fabio Ranocchiari
2. Sinisa Mihajlovic – Negli ultimi due anni, tra Sampdoria e Milan (ma soprattutto alla Samp) ho imparato a conoscere e ad amare questa fantastica persona che incarna lo spirito dell’allenatore con gli attributi veri. Non ha un’idea di gioco precisa, ma sa tirare fuori il meglio dai suoi giocatori con le sue doti da sergente con il pugno di ferro ma allo stesso tempo facendosi rispettare e voler bene. Un po’ “contiano” da questo punto di vista, sarà proprio questo genere che mi colpisce.
3. Marcello Lippi – Perché ha fatto la storia della vecchia signora, anche se all’epoca non sapevo neanche cosa fosse il calcio, ma soprattutto per le emozioni che ha regalato ad un popolo intero nel 2006. Dieci anni fa noi vincevamo un mondiale in casa della Germania: ce ne vorranno altre dieci di sconfitte ai rigori per pareggiare la goduria di quei momenti, di quelle partite. Capito, tedeschi?
Andrea Santella
1. Marcello Lippi
Forse il tecnico più amato dal popolo juventino.
Vince 5 scudetti, Coppa Intercontinentale, domina in Europa dove arriva per ben 3 stagioni di fila in finale di Champions League con la Juventus, vincendone sfortunatamente solo 1. Nel 2006 poi é estasi totale facendo vincere alla nazionale italiana il mondiale.
2. Antonio Conte
L’uomo della rinascita juventina. Dopo due fallimentari settimi posti, viene chiamato in panchina per rilanciare la Juve. Lui va oltre ogni aspettativa, vincendo lo scudetto al primo colpo e addirittura confermandosi altre due volte campione d’Italia. Storico il record di punti nella stagione 2013/14, ben 102!
Si é sempre contraddistinto, sia da giocatore e sia da allenatore, per la sua grinta, il suo spirito battagliero da vero leader che da tutto per il suo lavoro.
3. Francesco Guidolin
Forse avrebbe meritato panchine prestigose, ma in provincia é riuscito sicuramente ad esprimere tutto il suo potenziale.
Vince una Coppa Italia con il Vicenza e l’anno successivo, sempre con i biancorossi, arriva addirittura in semifinale di Coppa delle Coppe, eliminato poi dal Chelsea. Compie miracoli a Palermo, dove porta i siciliani più di una volta in Europa League nonostante i vari esoneri da parte del Presidente Zamparini. Dispensa miracoli anche ad Udine, dove per ben due anni consecutivi porta l’Udinese a disputare i preliminari di Champions League, mai superati però. Quel rigore sciagurato di Maicosuel, contro lo Sporting Braga, é ancora vivo nella mente del Mister.
2) Marcello Lippi – La juventinità in persona, certo, ma come non menzionare l’uomo in grado di guidare la Nazionale Italiana alla conquista della Coppa del Mondo. Mai avrei creduto di gioire per un tale successo, mister Lippi mi ha fatto questo regalo.
3) Zdenek Zeman – Ero ancora molto piccolo quando sentivo gioire mio padre, grande tifoso del Foggia, per le gesta del trio offensivo Rambaudi-Signori-Baiano. Anni dopo, quando il boemo sbarcò a Lecce, cominciai ad apprezzare quel gioco spumeggiante, votato all’attacco, molto finne a se stesso, seza “tituli”, ma almeno divertente. Come dice lui stesso: “Ai giocatori non piace difendere, ai giocatori piace attaccare”.
1) Luciano Spalletti: l’allenatore che mi ha regalato più gioie nel suo primo mandato romano, nella speranza che nella sua seconda era possa raggiungere quello scudetto sfiorato tra il 2005 ed il 2009. Sentirlo parlare di calcio è meraviglioso, ti rende partecipe, trasmette tutto il suo amore per il gioco.
2) Pep Guardiola: ricordo ancora un’intervista esclusiva a Roma Channel nel suo breve periodo romano da calciatore. Questione basca, politica, cultura e arte. Se è vero come disse il suo acerrimo rivale Josè Mourinho che “chi sa solo di calcio non sa nulla di calcio”, il grande avvenire di Pep si era già capito. Un gentiluomo che ha rivoluzionato il calcio con le sue idee.
3) Sir Bobby Robson: Il mio avvicinamento al calcio inglese non è dovuto né all’ Arsenal di Wenger, né allo United di Ferguson. Ho amato da subito il Newcastle ci questo straordinario manager. Tatticamente non un’innovatore, ma sapeva come trarre il meglio dai suoi giocatori. Lui e Shearer hanno fatto di me un tifoso dei Magpies, per sempre.
Donatella Swift
1. Arrigo Sacchi: ora come ora sembra uno passato di moda, con la sua solita risatina quasi isterica…ma quando è arrivato al Milan veniva dalla realtà del Parma di Minotti e compagnia, un Parma che era riuscito a battere in Coppa Italia lo stesso Milan nella stagione 1986/987, ed aveva seriamente impressionato lo staff di Berlusconi, che non se lo era fatto dire due volte se avesse voluto averlo alla guida dei rossoneri, Detto, fatto: emblematica la cavalcata del campionato 1987/1988, con goal di Van Basten al rientro contro l’Empoli e vittoria finale nello scontro al vertice contro il Napoli al San Paolo, dopo che non si era verificato il miracolo di San Gennaro. Certo, aver avuto alle sue dipendenze Baresi, Maldini, Gullit, Van Basten, Evani etc. non è stato di certo un aspetto di poco conto, ma è stata la mentalità a cambiare: era l’epoca in cui fuori casa la prima regola era non prenderle, lui riuscì a capovolgere tale regola, fuori casa si andava per vincere.
2. Carlo Ancelotti: con lui alla guida del Milan i rossoneri non si sono fatti davvero mancare nulla, o quasi. Il fatto poi che da allenatore provenisse da stagioni non propriamente adamantine in bianconero è stato un surplus di valore non indifferente Ed anche da giocatore non ha mai lesinato nulla, anzi, gran spirito di sacrificio e quel lavoro sporco senza palla che tanto gioverebbe ancora ora al calcio, e non solo a quello italiano.
3. Fabio Capello: l’ultima versione non mi piace per la spocchia e l’arroganza con cui talvolta tratta i giornalisti. Mi piace invece ricordarlo per tutti i grandi trofei vinti con il Milan, oltre per averlo visto giocare a fine carriera.
Emanuele Tinari
2) Marcello Lippi: Sono cresciuto con la sua Juventus. Una squadra fantastica, dominante, che vinceva nonostante cambiasse spesso i propri interpreti. Capace di dominare in Italia, in Europa e nel mondo, ha dimostrato quanto sia buona anche la minestra riscaldata con i due scudetti vinti al suo ritorno, specialmente quello del 5 maggio. Poi la ciliegina sulla torta del mondiale tedesco del 2006, quando cementò un gruppo che viveva momenti difficili per Calciopoli e lo condusse fino alla vittoria del 9 luglio. L’esempio del mister vincente tanto uomo di campo, ma anche fine psicologo.
3) Massimiliano Allegri: Non mi posso nascondere, da contiano doc ferito per l’abbandono del mister pugliese non vedevo di buon occhio il suo arrivo. Invece partita dopo partita mi ha conquistato sempre più, in primis con le vittorie perchè senza di quelle a Torino non si sopravvive, poi per il suo modo di fare, in campo e con la stampa, di come spieghi ed intenda il calcio. Un calcio non frenetico, basato sull’intelligenza, la tecnica ed i valori umani. Ci ha donato mentalità europea senza tralasciare il campionato. 5 trofei in due anni, la doppia accoppiata Serie A-Coppa Italia dicono già tutto su quanto sia entrato nei cuori dei tifosi bianconeri








