Il segreto del dominio europeo degli ultimi due anni del Psg è stato prima di tutto la forza del collettivo, un mix di talenti e gregari di alto livello che hanno remato tutti nella stessa direzione
“Credo che con la cessione di Mbappé diventeremo una squadra più forte”. Così si esprimeva Luis Enrique a giugno del 2024, dopo il passaggio del fuoriclasse francese a parametro zero al Real Madrid. All’epoca poteva sembrare un controsenso parlare di rafforzamento della squadra dopo aver perso quello che probabilmente era il miglior giocatore del mondo, ma quella frase del tecnico spagnolo nascondeva una visione calcistica lungimirante, che negli ultimi due anni si è rivelata azzeccatissima. Il Paris Saint-Germain infatti, grazie ad acquisti di livello e ad un ottimo scouting, è rimasta una formazione di grande qualità, ma allo stesso tempo è diventata più compatta, coesa, umile. Ogni calciatore, a partire dai più talentuosi, si è messo sempre a disposizione del collettivo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
La maggior parte delle copertine se le sono prese i tre funamboli offensivi, Kvara, Dembelé (Pallone d’Oro in carica) e Douè, ma un riconoscimento, oltre ai tre talentuosi solisti, lo merita anche il resto dell’orchestra. A cominciare dal centrocampo. Uno dei pilastri è senza dubbio Warren Zaire-Emery: classe 2006, francese, in mezzo al campo sa fare tutto, recupera palloni, li smista, lotta, corre e contribuisce ad entrambe le fasi. Nella semifinale di ritorno col Bayern Monaco, complice l’infortunio di Hakimi, è riuscito ad eccellere anche da terzino destro. Duttilissimo. Menzione d’onore anche per Fabian Ruiz, quest’anno riserva di lusso per lo più, ma titolare sabato scorso ed elemento decisivo per il successo di Monaco di Baviera nella scorsa stagione.
A completare il reparto con Emery, due gioielli portoghesi. Il primo è Vitinha, arrivato dal Porto nel 2022 e già pilastro della nazionale lusitana (è del 2000). È un centrocampista dotato di straordinaria tecnica ed intelligenza tattica, gioca veloce e pensa ancora più veloce. Vero e proprio cervello del Psg, è di fatto il prolungamento in campo di Luis Enrique. Accanto a lui, Joao Neves. Classe 2004, è cresciuto nel settore giovanile del Benfica e nonostante non sia particolarmente alto e prorompente fisicamente domina la mediana sotto ogni punto di vista. Usa il fioretto, quando ha la palla tra i piedi, ma non disdegna la spada quando c’è da battagliare. Con le dovute proporzioni storiche, il centrocampo del Paris Saint-Germain ricorda molto quello dell’Ajax del Calcio Totale.
Infine, non bisogna dimenticarsi del reparto difensivo, a volte esposto agli attacchi delle squadre avversarie, ma spesso in grado di compattarsi a guardia della porta parigina come la più “italiana” delle squadre. Se Hakimi e Marquinhos abbiamo imparato ad apprezzarli in Serie A già con molti anni di anticipo, in questo biennio abbiamo assistito anche alla crescita esponenziale di Nuno Mendes, altro talento portoghese del Psg ormai considerato il laterale sinistro migliore del mondo. Stesso discorso per Willian Pacho, centrale ecuadoriano classe 2001, arrivato nel 2024 dal Francoforte. Sotto Luis Enrique, è diventato un difensore completo, solido, maturo, ha compiuto un salto di qualità impressionante. Per finire, un tributo a Safonov, portiere non esattamente fenomenale, ma sicuramente affidabile. Raccogliere l’eredità di Donnarumma non era facile, lui ci è riuscito e l’ha fatto con grande personalità.
Luca Missori
(Fonte immagine: Telecittà.tv)








