La tripletta contro il Manchester City in Champions League ha riacceso i riflettori sul centrocampista del Real Madrid, da anni uno dei migliori mediani della sua generazione
Nel calcio odierno, sempre più intenso e votato allo spettacolo, il rischio è quello di trascurare dettagli meno evidenti ma ugualmente essenziali per analizzare partite, squadre e giocatori. In questo senso è emblematico che per apprezzare a pieno un calciatore del calibro di Federico Valverde sia servita una tripletta leggendaria nell’ottavo di finale di Champions League contro il Manchester City. Eppure stiamo parlando di un titolare del Real Madrid, che per rendimento è da anni uno dei migliori centrocampisti della sua generazione. Facciamo un breve focus sulla sua carriera.
Nato a Montevideo nel luglio del 1998, Valverde cresce in un contesto di estrema povertà. La madre è venditrice ambulante di vestiti e giochi per bambini, il padre guardia giurata. I soldi scarseggiano, ma ciò che non manca mai è l’affetto dei suoi genitori, che lo sostengono economicamente, facendo immani sacrifici, ed anche moralmente, quando a nemmeno 10 anni Federico entra nelle giovanili del Penarol. Nel 2014 si presenta l’Arsenal, ma il sedicenne Valverde rifiuta la chiamata dei Gunners per non allontanarsi dalla sua famiglia. Quando però due anni dopo gli emissari del Real Madrid invitano anche i suoi genitori a trasferirsi in Spagna Federico accetta.
Nel corso della sua prima stagione in Spagna, Valverde milita nella seconda squadra del Real Madrid, il Castilla. Nell’estate del 2018, dopo un anno di prestito al Deportivo La Coruna, ecco finalmente la chiamata della prima squadra dei Blancos. La gavetta è lunga, d’altronde in un club del genere non potrebbe essere altrimenti, ma Federico riesce via via a ritagliarsi sempre più spazio nel centrocampo delle Merengues. La sua “garra” tipicamente uruguaiana e la sua versatilità gli consentono di ricoprire diversi ruoli e di svolgere più funzioni all’interno del centrocampo del Real. Se ne accorgono sia Zidane che Ancelotti, entrambi lo schierano titolare e poi non lo levano più dal campo.
Negli ultimi anni, Valverde ha vinto tutto ciò che un calciatore può vincere a livello di club e lo ha fatto da protagonista assoluto. Da dopo il Mondiale del 2018 è anche titolare fisso della nazionale uruguaiana (poteva esserlo, forse, anche di quella italiana, essendo entrambi i suoi nonni nati e cresciuti in Italia). In tutto ciò però, le luci della ribalta se le sono prese spesso e volentieri le altre innumerevoli stelle del Real Madrid. “E’ il giocatore più sottovalutato del pianeta e lo è da anni” ha detto qualche giorno fa Trent Alexander-Arnold, suo compagno di squadra. Difficile dargli torto.
Valverde è un giocatore universale. Negli ultimi anni è stato schierato esterno di centrocampo, terzino, ala, sia a destra che a sinistra, oltre che in mediana. Non ha mai sfigurato, anzi, ha spesso sfoderato prestazioni sopra la media. Un lavoro oscuro ed allo stesso tempo qualitativo preziosissimo. Il calciatore originario di Montevideo sa fare tutto dentro il terreno di gioco, sia a livello di ruoli che di “mansioni”. Tecnica, fisicità, duttilità, garra e soprattutto una facilità di calcio impressionante. La tripletta contro il Manchester City è il giusto coronamento di una carriera che anche senza questi gol non può non essere definita già straordinaria e il futuro è ancora tutto da scrivere.
Luca Missori
(Fonte immagine: Eurosport.it)








