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Il calcio schiavo di sé stesso

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Le squadre di calcio sono ormai delle vere e proprie aziende dove il fatturato le fa da padrone. Le scelte societarie sono giustamente insindacabili, ma a volte anche cervellotiche

Quando si parla di calcio si tocca sempre un tasto delicato perché è uno sport di squadra e, ancor più,  perché smuove le masse che, a loro volta, sono divise, contrapposte dal tifo per i propri colori. Quante volte abbiamo sentito la locuzione “il dodicesimo uomo in campo”? Con questa espressione ci si riferisce ai tifosi ma probabilmente si pensa più ad un modo di dire con poca sostanza che ad un qualcosa che davvero dia un apporto positivo alla squadra ed invece, riflettendo attentamente, il tifo è parte importantissima di una partita di calcio perché, chiunque abbia praticato uno sport a certi livelli o con una certa cornice di pubblico, sa bene che il calore dei sostenitori è adrenalina pura e l’adrenalina è una spinta fisica fortissima. Questa breve, quanto scontata riflessione vorrebbe già da sola portare a pensare che ogni singolo elemento non è solo parte integrante di un sistema, ma anche tassello fondamentale affinché il sistema giri al suo meglio. Vediamo ora di ampliare il concetto.

I tifosi sono il dodicesimo uomo in campo

Abbiamo parlato di un fattore importante, ma per certi versi marginale se si pensa a tutto ciò che ruota intorno ad una partita di calcio, ma quel prologo serve per comprendere meglio dove vogliamo arrivare veramente. Il punto che infatti vogliamo toccare è quello relativo alla comprensione, alla consapevolezza che ogni addetto ai lavori ha quando si pensa, ad esempio, allo scegliere un calciatore da acquistare, ad un allenatore da ingaggiare, ad un cambio manageriale, oppure all’idoneità delle proprie strutture sportive e così via. Puntiamo il focus sulla scelta dell’allenatore, quali sono i veri punti importanti che conducono a selezionarlo nel parterre delle possibilità? Chiaramente le sue qualità tecnico/tattiche, la sua professionalità, la sua esperienza e via via tutto il resto. Stesso discorso vale, grosso modo, per un calciatore, mentre leggermente diverso è per un dirigente che deve avere anche delle capacità economico/manageriali. Naturalmente ci sono molte altre figure che vanno a comporre l’intera struttura di una società calcistica, ma abbiamo cercato di descrivere come, ufficialmente, si dovrebbero scegliere le figure principali. Tutto bello, tutto giusto? Non lo sappiamo, ci piace pensare che lo sia, ma purtroppo, in molti casi non funziona così e talune scelte risultano a volte, incomprensibili.

Un calcio dal cuore spezzato

Ci sono casi in cui all’arrivo di un calciatore magari straniero, seguono commenti del tipo “in Serie C” ci sono giocatori molto più forti!”. Oppure si vede un allenatore che, esonero dopo esonero, fallimento dopo fallimento, viene comunque continuamente ingaggiato.
Naturalmente non vogliamo puntare il dito contro qualcuno in particolare, ma vorremmo comprendere perché si insista su certi nomi anche dopo fallimenti a catena e questo vale per gli allenatori tanto quanto per i calciatori. Quello che ci viene da pensare è che il calcio sia prigioniero di alcune regole non scritte che ne limitano, inconsapevolmente(?), le possibilità. L’alibi è spesso quello del non poter rischiare sulla “novità” e si punta sul nome di grido e così ci sono molte società che ogni stagione hanno diversi tecnici e calciatori fuori dal progetto, ma a libro paga, e questo significa l’esborso, a perdere, di milioni di euro. Allora perché non rischiare su un giovane, su un italiano? Lasciarlo anche fallire e dargli il tempo di rialzarsi, investire sul futuro e non esclusivamente sul presente. Quando si dice è forte, è un prospetto interessante, dipende tutto da lui mantenere le promesse, ma è giovane, mandiamolo a farsi le ossa in Serie B o in una squadra minore, quanto si deprime l’umore di quel tale atleta? Si potrebbe dire che anche questo fa selezione, certamente vero, ma non tutti coloro che hanno i piedi buoni sono uomini duri ed al calcio servono tecnica, classe, eleganza sino ad arrivare alla famosa “completa maturazione”. In conclusione abbiamo una sola domanda: quanti prospetti ci sono nelle giovanili a cui, in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente verranno tarpate le ali e quanti calciatori come Zola e quanti allenatori come Italiano ci sono nelle serie minori?

Fonti foto: it.dreamstime.com; istockphoto.com; alamy.it

Luigi A. Cerbara

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