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Mauro Mazza: “La Lazio dovrà muoversi bene nel mercato di gennaio perchè la pazienza di Sarri non è infinita”

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Con il noto giornalista abbiamo toccato vari temi, dalla squadra biancoceleste alla Nazionale italiana, passando nell’analizzare l’attuale momento che sta attraversando il mondo del giornalismo

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il noto giornalista Mauro Mazza il quale ha iniziato la sua carriera negli anni ’80 presso l’agenzia Adnkronos per poi approdare in Rai dove ha ricoperto il ruolo di direttore per il TG2, per Rai 1 e per Rai Sport.

Come è nata l’idea di condurre, in compagnia di Guido De Angelis, l’evento in Campidoglio sui 40 anni della rivista Lazialità che si è svolto lo scorso 27 settembre 2025?

L’ideatore della rivista Lazialità, Guido De Angelis, mi ha invitato a stare al suo fianco nella conduzione e nella gestione di questo evento pregno di ospiti illustri, oltretutto anche 40 anni fa il mio amico Guido si rivolse a me durante la nascita della rivista e gli procurai un tipografo adatto per le sue esigenze.

Da tifoso della Lazio a quale periodo biancoceleste è più legato?

Il primo scudetto è come il primo amore, non si scorda mai (ride, ndr). Mio padre negli anni sessanta mi portava allo stadio, era una Lazio in netta difficoltà che oscillava tra la A e la B. I miei beniamini biancocelesti sono stati prima il centrocampista Arrigo Dolso e l’attaccante Gian Piero Ghio e poi Giorgio Chinaglia il quale è stato determinante. Infatti è grazie a Chinaglia che la storia della Lazio ha cambiato marcia e ha intrapreso un’altra direzione. Sono rimasto legato anche a Lulic per quel suo gol decisivo nel derby di finale di Coppa Italia del 2013.

Perchè ancora oggi il rapporto tra il presidente Claudio Lotito e parte della tifoseria non decolla?

Poco dopo l’inizio della sua avventura nella Lazio mi contattò lui per degli scambi di opinioni e gli consigliai di assumere un atteggiamento di apertura verso i tifosi ma lui continuò per la sua strada, con la frase emblematica ‘La Lazio non fallisce grazie a me’ senza però andare oltre nel comprendere le varie esigenze dei tifosi. Il rapporto tra lui e i sostenitori biancocelesti è talmente complicato che ormai Lotito non entrerebbe in sintonia con i tifosi neanche se la Lazio dovesse conquistare uno scudetto. In Italia sono pochi ormai i club blasonati con proprietari italiani, oltre a Lotito anche Cairo è contestato dalla tifoseria granata. Due società del genere avrebbero bisogno di nuovi slanci per ambire in alto. Il patron del Napoli De Laurentiis invece è un esempio da seguire, partendo dalla C ha ricostruito una struttura forte e adeguata portando due scudetti in bacheca.

Ad oggi come giudica il ritorno di Maurizio Sarri sulla panchina della Lazio al posto di Marco Baroni?

Sono ostile ai ritorni di fiamma in generale. Persino Chinaglia quando tornò nella Lazio in qualità di presidente fu un disastro. Ci sono poi delle eccezioni, infatti Felipe Anderson ha disputato buonissime stagioni sia nel primo periodo che quando poi è tornato a distanza di 3 anni. Sarri comunque ha esternato il suo grande attaccamento ai colori biancocelesti e questo è molto positivo vista la situazione. Per ora è stata una scelta azzeccata da parte della società, ciò ha inciso sull’elevato numero di abbonati. La pazienza di Sarri però non è infinita e la dirigenza a gennaio dovrà intervenire in maniera adeguata sul mercato.

Un suo ricordo su Furio Focolari?

Ho perso un amico laziale. E’ stato un eccellente collega in Rai, ha avuto una carriera brillante sia seguendo lo sci nei tempi d’oro di Alberto Tomba che poi successivamente diventando un pilastro di Radio Radio.

Quali ingredienti ci vogliono per distinguersi nel giornalismo nell’epoca dei social?

Fino a pochissimo tempo fa ancora davo qualche consiglio su come muoversi nel giornalismo, su come trasformare questa passione in un lavoro etc. puntando sulla cultura e sulla curiosità o sul gancio che ti apre le porte. Oggi, a chi mi chiede dei pareri in merito, avendo ormai ben chiara la situazione, rispondo ‘lascia perdere, non si guadagna attraverso questo settore, vivilo come hobby’. La stampa è al collasso, le tv e le radio sono in una crisi profonda, mentre internet è una giungla.

In quale ruolo è stato più a suo agio?

Da direttore del TG2, ruolo ricoperto per sette anni, dal 2002 al 2009.

Di cosa va orgoglioso della sua carriera?

Delle innovazioni al TG2: scorrimento delle notizie, modi di condurre e Dossier storie. In qualità di direttore di Rai 1 per i tre Festival di Sanremo di quel periodo, nel 2010 condotto da Antonella Clerici e nel 2011 e 2012 da Gianni Morandi e poi del ritorno di Fiorello.

Cosa si aspetta dalla prossima edizione del Festival di Sanremo?

Il solco è stato tracciato dal primo Festival con Amadeus, poi Carlo Conti ha continuato a cavalcare l’onda, ormai il Festival di Sanremo è una garanzia di successo. Inoltre, cosa non scontata in Rai, hanno avuto carta bianca sia Amadeus che Carlo Conti, in questa maniera hanno espresso il meglio di sè.

Domandona finale secca: la Nazionale italiana riuscirà questa volta a qualificarsi per il prossimo Mondiale?

Spero di sì ma temo di no.

Fonti foto: Heraldo.it; Wikipedia.org

Stefano Rizzo

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