Una leggenda del club azzurro, un vero goleador, un futuro da mister
Francesco Tavano, classe 1979, conosciuto da tutti come “Ciccio”, è uno dei nomi più amati nella storia dell’Empoli. Nato a Caserta, toscano d’adozione, ha esordito in Serie A proprio con la maglia azzurra con cui ha scritto pagine indimenticabili ed instaurando un rapporto che va oltre il calcio. Nel corso della sua carriera da attaccante ha vestito anche le prestigiose maglie del Valencia e della Roma e ha militato in A anche con il Livorno. Dopo l’esperienza all’estero e in altre piazze italiane, è tornato nella sua “casa” l’Empoli, diventando una vera e propria leggenda del club. Con 120 gol in gare ufficiali, è il miglior marcatore di sempre della storia empolese. Conclusa la carriera da calciatore che si è sviluppata tra i primi anni del 2000 e gli anni dieci circa, Tavano ha intrapreso un nuovo percorso in panchina, ha esordito in qualità di mister in Eccellenza. Nella stagione 2024/2025, l’ex attaccante è tornato ancora una volta nella sua Empoli, entrando a far parte dello staff tecnico dell’Under 18 con il ruolo di collaboratore. Un ritorno che conferma il suo legame indissolubile con i colori azzurri e con la città che lo ha adottato e reso grande.
Ho avuto il piacere di intervistare Ciccio, a cuore aperto e con umiltà ha raccontato della sua carriera.
Prima di tutto, per non fare gaffe, come preferisci che ti chiami, Francesco o Ciccio? Assolutamente Ciccio, ormai mi chiamano tutti cosi da anni, questo è il mio vero nome. Me lo hanno dato quando sono arrivato in Toscana, sono passati davvero molti anni e se mi chiamano Francesco neanche mi giro.
Allora Ciccio, ripensando alla tua carriera da calciatore, qual è il momento che porterai sempre nel cuore e perché? Io da piccolo ero un ragazzino che giocava a calcio e sognava di arrivare in Serie A. Quindi senza alcun dubbio il ricordo più bello è stato proprio il mio esordio, oltretutto con l’Empoli.
Da tifosa della Roma non posso non chiederti qual è il ricordo più bello che hai del periodo in giallorosso e soprattutto come è stato giocare nella stessa squadra di Totti? E’ stata un’esperienza bellissima, ho un ricordo molto positivo. Ho giocato nella Roma per soli sei mesi, ma ho memoria di una grande Roma e di una grande società. Quando sono arrivato mi sono reso conto che avrei giocato in squadra con il mio idolo che era Totti. Per me è stato il massimo. Una grande emozione.

Hai alzato la Coppa Italia in maglia giallorossa (2006/2007) che ricordo hai di quella notte? Vincere la Coppa Italia con la Roma è stato molto emozionante. Come ti ho detto un’esperienza breve, ma molto intensa. Di quella notte ricordo il ritorno in autobus da Milano a Roma, quando siamo arrivati in città c’erano tantissimi tifosi ad aspettarci, una folla incredibile, che per uno come me, che non era abituato a vedere tutta quella gente, è stata un’emozione forte.
Empoli è stata una tappa fondamentale nella tua vita calcistica. Che legame hai ancora con la città e con i tifosi? Empoli per me è stato il vero calcio che conta, devo tanto alla città ed ai tifosi, sono cresciuto moltissimo sia come calciatore ma anche soprattutto come uomo. Alla fine sono stato in totale 9 anni, 5 la prima volta e 4 la seconda. Empoli è casa mia, quei colori ce li ho tatuati addosso. Sono legato a tutto, allo stemma, alla società, al Presidente, io devo tutto a questa squadra e soprattutto è stata l’esperienza più importante della mia vita.
Sei stato un uomo record nell’ Empoli con i tuoi 120 goal, restarai indimenticabile per la storia del club. Sei consapevole di essere una leggenda?
Eh sì, sono il miglior marcatore della storia dell’ Empoli e questo mi riempie d’orgoglio. Mi sono trovato benissimo anche perché ho sempre avuto un ottimo rapporto sia con la società che con i tifosi soprattutto quando sono arrivato ero molto giovane e devo dire che è una realtà che cura molto il settore giovanile. Sono orgoglioso di averne fatto parte

Che mi dici dell’ Empoli di oggi e del nuovo tecnico Guido Pagliuca?
Purtroppo questo è stato un anno difficile per il club, nell’ultima partita di campionato la squadra ha fatto il possibile per restare in Serie A ma non ce l’ha fatta ed il ritorno in B è stato inevitabile. Purtroppo le annate sono altalenanti, l’Empoli quest’anno ha avuto moltissimi infortunati, non deve essere un alibi, ma per i club così piccoli è davvero difficile. Ottimo il girone di andata e meno bene nel ritorno. Un grande peccato. Il nuovo tecnico arrivato, mister Pagliuca, personalmente non lo conosco, ho visto molte delle sue partite ed ho sentito parlare molto bene di lui. A Castellammare ha fatto un buon lavoro, è un tecnico giovane e che crede nei giovani, quindi farà bene.
La tua esperienza da calciatore come ti influenza nel lavoro da mister? Beh ho terminato da pochissimo la carriera sul campo, sono avvantaggiato perché so esattamente cosa pensano i giocatori che sono dall’altra parte. Sicuramente riuscendo a comprendere le loro esigenze è più facile aiutarli singolarmente per poi farli esprimere al meglio.
Nel calcio di oggi si parla molto di pressione mediatica e social. Come pensi che l’avresti vissuta da calciatore e come la gestisci da allenatore con i tuoi ragazzi? Posso dire assolutamente che secondo me una delle rovine dei giovani sono proprio i social media. Nella mia epoca per fortuna non esistevano, noi calciatori pensavamo solamente ad allenarci, a migliorarci e fare bene in campo. Non avevamo queste distrazioni continue, ora il primo pensiero che hanno i giovani calciatori al termine di un allenamento o una partita è pubblicare un qualcosa sui social. Ovviamente questo è il mio pensiero, poi ognuno è libero di fare quello che meglio crede. Però il problema parte proprio dai piccolini che sono sempre con il telefono in mano. Entrano in allenamento con il cellulare! È un problema delle nuove generazioni. Prima il nostro passatempo era giocare a calcio in strada, ora è proprio quello che manca. La strada ti insegnava a crescere e maturare, la strada era una vera scuola. Lo vedo personalmente anche con i miei figli.
Pensando all’evoluzione del calcio moderno e alla situazione della Nazionale italiana, quale pensi sia stato il fattore ‘fallimento’ e soprattutto pensi ci sia modo di trovare una soluzione e correre ai ripari. Se si quale? Il fallimento della Nazionale è dovuto perché i club non credono più nei giovani, nei settori giovanili non si crede nei calciatori italiani. La Spagna dice tutto, a questo punto dovremmo capire se loro sono più bravi di noi perché credono di più nei giovani e li lanciano con facilità in prima squadra. In Italia si fa molta fatica a dare queste opportunità. Bisognerebbe dunque prendere l’esempio degli spagnoli per migliorarsi e correre ai ripari.
Guardando al futuro: quali sono i tuoi sogni o obiettivi da allenatore? Ti immagini un giorno su una panchina di Serie A? Il mio sogno è quello di restare comunque nel mondo del calcio. Ho iniziato questa nuova avventura nell’Empoli come collaboratore tecnico, secondo allenatore dell’ Under 18 e mi piacerebbe continuare questo percorso. Sto aspettando una chiamata per conoscere il mio futuro. Se dovessi un domani allenare una squadra in Serie A sarebbe di sicuro l’Empoli. Sono una persona estremamente umile e la mia aspirazione è data dal legame che ho con la città toscana.

Se potessi dare un consiglio al Tavano ventenne che si affacciava al professionismo, cosa gli diresti? A Ciccio ventenne, direi di affrontare meglio le opportunità che mi sono capitate negli anni con i club più blasonati. Sono felice e soddisfatto della mia carriera perché significa che questa era la mia strada, ma forse sarei dovuto essere meno timido e riservato fuori dal campo. In campo pensavo solo a giocare ed è giusto così, ma fuori ho sempre avuto un carattere troppo introverso.
Grazie mille per la disponibilità e gentilezza, sono molto felice di averti intervistato perché non è mai scontato. Ti ringrazio a nome della redazione di Passione del Calcio e ti facciamo un grande in bocca lupo per il tuo futuro!
A presto!
Fonti foto: Empolichannel, gettyimage, gazzettadellosport
Silvana Perrini








