L’allenatore italo-brasiliano è tornato a parlare, per la prima volta dopo l’esonero, con il desiderio di verità e trasparenza, non tralasciando di sottolineare la delusione per come sono andate le cose in bianconero e negando qualsiasi attrito con lo spogliatoio
Thiago Motta, nelle sue dichiarazioni, ha mantenuto il suo classico aplomb e non ha lanciato alcuna frecciata o bordata contro la Juventus, ha sottolineato però come si fosse in linea con i programmi di inizio stagione che prevedevano la qualificazione alla prossima Champions League (la Juventus era ad un punto dal quarto posto ndr), rammaricandosi che non gli sia stato concesso più tempo. Un ulteriore particolare che ha tenuto a sottolineare è relativo allo spogliatoio che, al contrario di voci di corridoio, non era affatto contro di lui. Questo è ciò che afferma Motta. Le critiche, come di consueto, sono effettivamente arrivate tutte dall’esterno, ma questo è un dato di fatto che si ripete costantemente in situazioni di esonero. Le società, giustamente, in questi casi, tendono sempre a riconoscere i meriti del lavoro svolto dall’allenatore evitando qualsiasi polemica che non porterebbe nulla di buono all’ambiente già di per sé scosso negativamente.
Dopo questa doverosa premessa vogliamo però analizzare alcuni aspetti, relativamente alla carriera del tecnico italo-brasiliano, che ci sono parsi, in questi anni, un tantino particolari e quantomeno meritevoli di nota e vogliamo farlo ripercorrendo le sue annate in Serie A come allenatore. La sua prima esperienza nella nostra massima serie è stata al Genoa quando, il 22 ottobre 2019, a 37 anni, viene nominato nuovo tecnico, subentrando ad Aurelio Andreazzoli. Motta cerca sin da subito di imporre le sue idee di calcio e sin qui nulla di strano, ma i risultati non arrivano e dopo 9 partite di campionato con una sola vittoria all’attivo, viene esonerato con la squadra all’ultimo posto. L’8 luglio 2021 viene nominato nuovo tecnico dello Spezia che porterà alla salvezza, nella stagione 2021/22, con una giornata di anticipo, ma nonostante tutto le parti si dividono. Nell’arco della stagione risalta il difficile rapporto con la punta di spicco della squadra spezzina, quel M’Bala Nzola che infatti troverà poco spazio, scaldando spesso e lungamente la panchina. Il 12 settembre 2022 Motta viene chiamato al Bologna, in sostituzione di Siniša Mihajlović, concludendo la stagione al nono posto. Durante la gestione Mihajlović, titolare dell’attacco rossoblù era l’inamovibile Marko Arnautović che aveva realizzato 5 reti in quattro partite, ma con l’arrivo di Motta viene inspiegabilmente accantonato per scelta tecnica e siederà in panchina per lunghi tratti della stagione, al termine della quale verrà ceduto all’Inter. La stagione successiva, 2023/24 è quella della consacrazione per Motta che guida i felsinei sino al quinto posto in campionato che varrà la qualificazione in Champions League. Nonostante questo grande traguardo, il tecnico sceglie di lasciare Bologna per rispondere alla prestigiosa chiamata della Juventus.

Il suo arrivo in bianconero coincide con qualche partenza illustre, a cominciare dal portierone Wojciech Szczęsny considerato dall’ex Bologna non sufficientemente bravo con i piedi e che ora, anziché ritirarsi, sta facendo le fortune del Barcellona. Thiago Motta è stato chiamato in bianconero per portare il bel gioco che però non è passato da Torino e per diverse motivazioni, non certo per ultime le cervellotiche scelte tecniche, con calciatori schierati fuori ruolo o lasciati inspiegabilmente in panchina. Attriti con diversi calciatori, momentanei o definitivi come quello con Danilo, Capitano e uomo simbolo che lascia la squadra bianconera dopo cinque anni e mezzo, con 213 presenze all’attivo, rescindendo il proprio contratto a gennaio scorso, con 6 mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza. Un’uscita mesta da parte di un calciatore che, sicuramente, avrebbe meritato un commiato meno amaro, ma Thiago Motta afferma che con lo spogliatoio bianconero era tutto a posto!
L’abbiamo presa molto larga, ma quello che ci sembra di aver notato è un filo conduttore che ci fa supporre possa esserci una certa intolleranza ai calciatori di personalità. Motta vuole tenere la leadership della squadra e per questo soffre quei calciatori che possano, in qualche modo, essere a loro volta leader. Chiaro che si può soltanto teorizzare un atteggiamento del genere, ma gli indizi ci sono e, come in ogni indagine, basta seguirli con attenzione. Il tempo ci dirà se questo filo conduttore continuerà ad esistere o se Thiago avrà imparato dalle sue esperienze e riuscirà quindi egli stesso a spezzarlo definitivamente.
Fonti foto: eurosport.it; gazzetta.it
Luigi A. Cerbara








