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L’enigma Artem Dovbyk

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Il centravanti ucraino, arrivato a Roma la scorsa estate circondato da tante aspettative, ha vissuto fin qui una stagione altalenante, non solo per sue colpe, dividendo la tifoseria sul suo rendimento

Il mestiere dell’attaccante nel calcio moderno si è evoluto sotto diversi aspetti. A prescindere dai principi di gioco e dai moduli delle singole squadre, oggi i centravanti devono essere versatili, partecipare alla costruzione dell’azione offensiva, pressare e giocare spalle alla porta per innescare i compagni di squadra. Il tutto ovviamente senza perdere di vista l’obiettivo più importante per qualsiasi bomber: fare gol. Partendo da questa premessa è più facile inquadrare i giudizi, positivi e negativi, che in questi mesi sono stati espressi nei confronti di Artem Dovbyk, nuovo bomber della Roma

Il centravanti ucraino è arrivato la scorsa estate dal Girona per una cifra intorno ai 30 milioni di euro più 5 di bonus. La spesa importante fatta per portarlo nella capitale, unita al titolo di capocannoniere della Liga conquistato segnando 24 gol in 36 presenze, ha inevitabilmente alzato le aspettative su Artem. L’avvio di stagione a dir poco folle della Roma però non gli è stato di aiuto. Dopo sole quattro giornate infatti, la società giallorossa ha deciso di esonerare Daniele De Rossi, che aveva fortemente voluto Dovbyk, per rimpiazzarlo con Ivan Juric. L’ex tecnico di Verona Torino però ha avuto un rendimento disastroso ed è stato esonerato prima della pausa per le nazionali di novembre con la squadra in zona retrocessione. Infine, ecco Claudio Ranieri, terzo allenatore in pochi mesi, che in breve tempo ha risollevato la formazione capitolina riportandola a pieno titolo nella lotta per un posto nelle coppe europee. 

Se c’è stata una costante nella stagione di Dovbyk, nonostante il valzer degli allenatori e le difficoltà della sua squadra, è stata quella di fare gol. Ad oggi, sono 15 in 38 presenze tra tutte le competizioni. Un buon bottino, se si fa la tara con le difficoltà ambientali dovute al primo anno in Serie A, la sua situazione personale (la famiglia è rimasta in Ucraina) ed il pessimo rendimento della Roma fino a metà novembre. È vero, quasi tutte le reti sono arrivate contro squadre piccole, ma spesso sono servite o per sbloccare il risultato o per vincere la partita. In termini di punti procurati, Artem è stato importante per la causa giallorossa. 

Allo stesso tempo però Dovbyk è spesso venuto a mancare nel gioco con i compagni. Se non segna, si fa vedere poco nella costruzione della manovra offensiva. Se servito spalle alla porta, non è ancora in grado di far salire la squadra con continuità. A volte, il bomber ucraino mostra un atteggiamento molle, poco deciso, che fa ancora più contrasto se lo si rapporta alla sua imponente stazza fisica (1,89 cm per 92 kili). Sono proprio questi aspetti che gli sono costati severe critiche da parte di alcuni tifosi ed addetti ai lavori, soprattutto dopo la partita di ritorno con il Bilbao e sempre questi aspetti hanno indotto Claudio Ranieri a preferirgli, in alcuni frangenti, Eldor Shomurodov. L’attaccante uzbeko infatti è sicuramente meno efficace sotto porta, ma con lui la manovra della Roma è più fluida. 

In ogni caso, non c’è dubbio che debba essere Dovbyk il centravanti titolare dei giallorossi, anche nella prossima stagione. Oltre alle attenuanti personali citate in precedenza, l’attaccante ucraino è al suo primo anno in Italia e merita che gli vengano concessi tempo ed occasioni per mostrare tutto il suo valore, a patto che anche lui ci metta del suo; anche un fuoriclasse come Edin Dzeko faticò molto nella sua prima stagione alla Roma, per poi esplodere dal secondo anno in poi. Con le dovute proporzioni, la speranza per i tifosi e per il club giallorosso è che la storia possa ripetersi. 

Luca Missori

(Fonte immagine: Sport.quotidiano.net)

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