Ecco i tre mister top per i Direttori Stefano Rizzo e Erika Eramo, per il Vice Direttore Giorgio Rainaldi, per il Capo Redattore Antonio Pilato e per i due redattori Carmine Abate e Giorgia Boaselli
Direttore Stefano Rizzo
1- Emiliano Mondonico. Il mister è stato gentilissimo ogni volta che l’ho intervistato. Sempre originale e mai banale nelle risposte. Trasmette tanta serenità e ha il sorriso stampato sul volto.
Ha compiuto un’impresa portando la Fiorentina, la sua squadra del cuore, dalla B alla A. La viola in quella stagione aveva mille difficoltà e navigava a metà classifica. Il ‘Mondo’, subentrato a Cavasin nel mese di febbraio, è riuscito a trascinare la compagine gigliata al sesto posto e di conseguenza allo spareggio poi vinto contro il Perugia, quart’ultmo in A.
Con il Torino ha ottenuto l’ultimo trionfo della storia granata, la Coppa Italia, e ha sfiorato, sempre col Toro, di vincere la Coppa Uefa persa in finale contro l’Ajax.
Il suo essere fuori dagli schemi non gli ha permesso di sedere sulle panchine più prestigiose.
Un amico di passionedelcalcio.
2- Giovanni Trapattoni. E’ il più simpatico allenatore tra i mister che hanno vinto tutto, segno di grande umiltà. Alcuni sue frasi divertenti sono entrate nella memoria collettiva. Disponibilissimo nell’essere intervistato. Ho ottenuto il suo contatto solo nel terzo anno di passionedelcalcio e per me è stato un onore e un piacere poter interagire con lui.
3- Gigi Simoni. Tecnico di una signorilità sempre più rara. Pacato e gentile. Nei suoi interventi tende ad essere delicato verso tutto e tutti…non lo è però verso il fallo da rigore commesso da Iuliano su Ronaldo del 1998 nella sfida Scudetto Juve-Inter! Come dargli torto… Nello stesso anno però trionfa in Coppa Uefa.
Anche lui come Mondonico avrebbe meritato un palmares migliore.
Come il ‘Mondo’ è un amico di passionedelcalcio.
Direttore Erika Eramo
1.Carlo Mazzone
“Un cane sciolto, un navigatore solitario, un professionista e un uomo perbene” questa definizione di sè l’ho sempre trovata calzante anche per me. Sincero, appassionato e concreto (il calcio è una questione di obiettivi in rapporto ai mezzi che hai), dalla stoccata pungente (applausi per aver zittito Varriale) e dalla corsa irrefrenabile (è divenuta leggenda quella sotto la curva dell’Atalanta). Suo il record di panchine in serie A (795). Ha avuto l’onore di allenare due campioni come Totti (agli inizi della carriera) e Baggio (alla fine). A proposito di Roby, grazie perché non si è mai sognato di toglierlo dal campo e a differenza di altri lo ha valorizzato veramente…per me vedere una partita senza di lui è come entrare nella Cappella Sistina senza poter ammirare gli affreschi di Michelangelo. Grazie perché ha la capacità rara di semplificare. A chi voleva una graduatoria tra i due fuoriclasse rispose con una pregevole metafora culinaria: “Che vuoi mangiare? I fagioli o la salsiccia? Come so bone le salsicce coi fagioli!”. Caro son Carletto che ho avuto il piacere di sentire al telefono, vorrei avere in virtù dei sacrifici fatti, MAGARA eh, un pizzico di puntini puntini….dopo prendiamo insieme la rincorsa e festeggiamo con salsicce e fagioli? Nettuno del calcio dal tridente mai stridente
2.Giovanni Trapattoni
Carletto a proposito di lui: “Dicevano “Mazzone è il Trapattoni dei poveri”. Rispondevo: “Amici miei, Trapattoni è il Mazzone dei ricchi”. Qualcosa di simile c’è: la visione del gioco e la vulcanica simpatia. Come non ricordare, in mezzo a tanti Strunz che si credono dritti, le sue frasi proverbiali: “mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, “il pallone è una bella cosa ma è gonfio d’aria”, “una partita ostica ma anche agnostica”… Ora caro Giovanni, tra i tanti pregi, vorrei farla ragionare su una cosa, visto che agnostica non sono. Il discorso non rimarrà circonciso tra noi però: come le è saltato in mente di non convocare Baggio per il Mondiale del 2002? Per citarla ancora ci sarebbe stata “maggior carne al fuoco al nostro arco, anche se l’arco lancia le frecce”. Mitico Trap, fortissimo nel nostro collegamento telefonico, mi venga incontro. Lei ha dichiarato: “nella mia lunga carriera sono stato morso da otto scorpioni. Ormai ho dentro l’antidoto”. Me ne passa un po’ visto che sono già a quota 16 velenose punture? Aforista saettante del pallone
3.Cesare Maldini
Il Cesarone nazionale era l’allenatore di tutti. Duttilità, fascino, signorilità e semplicità, trasmesse per nostra fortuna al figlio, sono doti intramontabili. Era anche il padre di tutti perché se Paolo, commemorandone la memoria, ha detto “esempio e mito” ha rappresentato il pensiero degli italiani. Non scorderò mai che con lui feci la mia prima intervista come Direttore di Passione del calcio…che grande onore! Diceva sempre: “evito di sognare, ogni volta che ci provo mi sveglio sbattendo sul comodino”. A fronte di tutti i bernoccoli collezionati aveva proprio ragione… Bandiera di seta finissima
Vice Direttore Giorgio Rainaldi
1) Alex Ferguson: penso che nessuno meglio di lui incarni alla perfezione la figura del “manager” di un club. Guidare ininterrottamente per 27 anni una squadra blasonata come il Manchester United significa essere dotati di un carisma e di una leadership organizzativa a dir poco eccezionali. Mi sono sempre piaciuti i suoi comportamenti e la gestione del gruppo. Decisivo secondo me il suo contributo per la crescita di C.Ronaldo che arrivò ad Old Trafford giovanissimo e con una marea di difetti da correggere.
2) Luciano Spalletti: sono tanti i motivi per cui adoro il tecnico di Certaldo. Innanzitutto è l’ultimo allenatore ad aver vinto a Roma (2 Coppe Italia e 1 Supercoppa italiana), per non parlare di uno scudetto sfiorato nel 2008 e che avrebbe strameritato. Il record di 11 vittorie consecutive nel 2006 è poi qualcosa di indimenticabile e soprattutto mi ha fatto vedere una Roma dal gioco spumeggiante sia in Italia che in Europa. Inutile aggiungere che sono stato entusiasta del suo ritorno a Trigoria e i frutti già si sono visti.
3) Zdenek Zeman: per chi come me ha cominciato a seguire il calcio ad inizio anni ’90 il boemo ha sempre rappresentato una sorta di innovatore e l’incarnazione del calcio spettacolo. Le sue esperienze alla guida di Foggia, Lazio e Roma mi hanno davvero entusiasmato, condite da partite splendide e risultati roboanti. Peccato che si sia fermato lì, senza aggiornarsi al modo di fare calcio attuale.
Capo Redattore Antonio Pilato
1) Delio Rossi: per ogni laziale della mia generazione è l’allenatore più amato. Ha “resistito” quattro anni a Roma nonostante le continue malefatte della società. Con risorse ancor più ristrette di quelle della Lazio attuale, ci ha portati in Champions League e l’anno dopo si è congedato con la vittoria della Coppa Italia. Le sue lacrime a “Di Padre in figlio” sono il segno di un amore indelebile che non potrà mai essere scalfito.
2) Vladimir Petkovic: basterebbe dire che è il mister del 26 Maggio, ma il buon Vlado merita qualche parola in più. Stile e classe e un animo buono, che non potevano conciliarsi nel tempo con i personaggi che navigano intorno all’universo Lazio. Il popolo biancoceleste non lo dimenticherà mai, perchè ci ha resi immortali…
3) Marcello Lippi: non so se mi ricapiterà più di vedere l’Italia campione del mondo e grazie al carisma di un grande condottiero come lui, siamo riusciti a battere tutte le nostre acerrime rivali e a salire sul tetto del mondo. La semifinale con la Germania è qualcosa che anche chi non segue il calcio porterà sempre nel cuore.
Carmine Abate
1) Mourinho: l’artefice del miracolo interista e uno degli uomini più carismatici che abbia mai visto. Anche io come i suoi calciatori sarei disposto ad uccidere per lui.
2) Ancelotti: sembra un paradosso essere legati a colui che ha fatto gioire i tuoi eterni rivali e che spesso ti ha fatto piangere. Mi ricorda però la mia infanzia e soprattutto la stima nutrita per lui da mio nonno, uno che ne sapeva di calcio e soprattutto di uomini veri.
3) Conte: quello che sta facendo in nazionale dimostra la bravura oggettiva di questo tecnico, un vero fuoriclasse della panchina. Credo che tutti vorrebbero vederlo allenare la propria squadra del cuore. Una garanzia di passione e qualità.
Giorgia Boaselli
1)Massimiliano Allegri:
Arriva alla Juventus nel momento peggiore: era il luglio 2014 ed Antonio Conte aveva deciso di lasciare la panchina bianconera. Tutti i tifosi non erano contenti del suo arrivo, ma lui non si perse d’animo. È entrato in un ambiente così importante in punta di piedi e con il duro lavoro sta riuscendo a dimostrare quanto vale. Con Allegri la Juve in questi due anni, vanta di 2 scudetti, 2 Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, ma soprattutto il ritorno in finale di Champions, dopo ben 12 anni, giocato fino alla fine, nonostante la sconfitta.
2)Antonio Conte
Il suo addio è stato uno dei peggiori, soprattutto per le modalità in cui è avvenuto. Non si può lasciare una squadra nel bel mezzo del ritiro estivo. Nonostante ciò non posso non metterlo tra gli allenatori a cui tengo. È riuscito a far risorgere una squadra, che veniva da due settimi posti consecutivi, ma soprattutto a farla ritornare con quella mentalità vincente di un tempo.
3)Marcello Lippi
Al terzo posto va sicuramente Marcello Lippi. Con lui la Juventus ha avuto uno dei cicli più vincenti della sua storia, e l’ultima Champions League risale proprio alla sua guida. Una brava persona, ma soprattutto un grande allenatore, che con la sua severità, riusciva a far scendere in campo calciatori molto determinati e con la grinta giusta. Non dimentichiamoci poi, che è soprattutto grazie a lui, se nel 2006, l’Italia è riuscita a salire sul tetto del mondo, vincendo il mondiale.







