Home Editoriali Donne e tattica: “questo matrimonio non s’ha da fare”

Donne e tattica: “questo matrimonio non s’ha da fare”

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Così dissero i Bravi a Don Abbondio nei Promessi Sposi. Un connubio che non può funzionare. Né domani, né mai. E’ davvero così? Dopo il polverone mediatico scaturito dalle parole di Fulvio Collovati, con la conseguente sospensione dello stesso da parte dei vertici Rai, mi hanno scritto in tanti per conoscere ciò che penso

E’ inutile che ci prendiamo in giro. Quello che ha detto l’ex Nazionale durante la trasmissione “Quelli che il calcio” è ciò che pensa la stragrande maggioranza degli italiani. La frase scandalo è: “quando sento una donna parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco. E’ una mia opinione personale, ma non ce la faccio”. Appena si percepisce, anche solo da lontano, odore di sessismo e discriminazione, apriti cielo. Le donne, anche quelle a cui non interessa lo sport più seguito, si sentono offese nell’intimo e ferite nell’orgoglio. Gli uomini si proclamano depositari almeno su questo di un sapere superiore ma solo tra gli amici, guai a dirlo in tv. Siamo diventati troppo suscettibili su cose davvero futili, oppure abbiamo bisogno di pseudo dibattiti per riempire il vuoto di concetti. Questo è il reale problema. Che le donne non siano naturalmente portate per argomenti calcistici lo dicono i numeri. Che molti uomini invece, per il solo fatto di essere uomini, si sentano in diritto di fare gli esperti, occupando poltrone pur non masticando di calcio, è altrettanto vero. Le generalizzazioni sono sempre scivolose e le regole esistono per essere sovvertite.

Una Carolina Morace (la più forte calciatrice -insieme a Patrizia Panico- che l’Italia abbia mai avuto) o una Regina Baresi (figlia di Beppe, che ha realizzato più di 100 gol con la maglia dell’Inter, di cui è capitano) non solo possono, ma devono parlare di tattica per insegnare a tanti uomini. La discriminante è sempre la competenza, mai il genere a cui si appartiene.

Collovati purtroppo è entrato ingenuamente in un argomento scomodo, perché alcune cose non si possono dire in questa società perbenista. Si chiama political correct. I giornali e le tv predicano bene ma razzolano male perché sono bacchettoni sul nulla e permissivi su ciò che invece conta realmente. Usano costantemente donne, siano esse madri, mogli, amanti, balie-procuratrici per fare audience, donne che, badate bene, non hanno minime basi calcistiche, ma vengono sapientemente manovrate ed imbeccate dall’alto, facendo più danni che altro. L’importante è foraggiare le vendite, anche se il messaggio veicolato è sbagliato.

Siamo nell’ipertrofia mediatica, ma il dito puntato è solo per Fulvio Collovati che ha espresso un’opinione, prestando il fianco all’ipocrisia collettiva che cerca la sua vittima sacrificale per lavarsi la coscienza. Opinione che a me donna, che scrive costantemente di serie A e non solo da 20 anni, ha condotto programmi di calcio e ha insegnato tattica in corsi di giornalismo sportivo, non ha fatto né caldo né freddo. Grazie al mio lavoro ho parlato con circa 400 personaggi legati al pallone ed ho avuto il piacere anche di farlo con Collovati, persona estremamente gentile ed educata. Nessuno mai si è rifiutato di parlare con me di calcio, compreso Fulvio stesso, che è sposato con un’ex presentatrice di trasmissioni sportive (ndr, Caterina) e,  avendo giocato con entrambi i Baresi, conosce il percorso di Regina cresciuta a pane e pallone, e quindi non è di certo insensibile verso l’universo femminile calcistico.

 

Nessun retaggio medioevale. In questa società dell’inganno democratico dove si parla spesso a vanvera, per far vedere che si ha il polso della situazione, ogni tanto e quando non serve bisogna bruciare qualcuno sulla piazza del pubblico ludibrio. Questa volta la macchina del fango si è messa in moto contro l’ex calciatore. La prossima chissà. Nel frattempo però se trasmettiamo la finale di Super Coppa giocata in un paese dove i diritti delle donne sono negati o facciamo i teatrini gossippari per avere ascolti, e quindi soldi in più, va bene. Al dio denaro tutto è permesso. Si apre il vaso di Pandora senza volgarità (io dico spesso che la gente, uomini e donne, mi fa venire il volta stomaco e non dovrebbe esprimersi su ciò che non sa) e si viene sospesi. Siamo cadendo veramente nel ridicolo. Bisognerebbe di tanto in tanto abbassare gli occhi e praticare la sospensione intelligente degli antichi filosofi, quella del giudizio: l’epochè. Almeno il dio denaro e le categorie fintamente protette lì non possono entrare, per due settimane e oltre.

Fonti foto: ilmessaggero, fcinter1908.it, today, delinquentinelpallone e gazzetta.it

Erika Eramo

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