Home Curiosità 4 anni dopo fai battere ancora il cuore di Piermario Morosini

4 anni dopo fai battere ancora il cuore di Piermario Morosini

   Tempo di lettura 6 minuti

Nel 2012 morì, sul campo del Pescara, il centrocampista del Livorno. Come lui anche Teddy Bartoli e Matteo Roghi del Foiano. Quali sono le reali cause del decesso? Quante colpe abbiamo noi? Antonio Cassano invece è riuscito a scampare al pericolo

Il 14 aprile potrebbe essere una data qualsiasi, ma per il mondo del calcio non è così. Quattro anni fa infatti, in questo giorno, ci lasciava un ragazzo di soli 25 anni mentre rincorreva il pallone indossando la maglia numero 25. Quella cifra sarebbe rimasta indelebilmente scolpita nella memoria di tutti, quasi a voler rimarcare il termine ultimo della sua esistenza terrena. Piermario Morosini, ragazzo generoso quanto sfortunato, se ne è andato accasciandosi lievemente al suolo, sotto gli occhi esterefatti di tutto il mondo sportivo. Ricordo di essere rimasta scossa da un terremoto emotivo. Le domande frullatemi in testa erano molteplici: poteva essere evitata questa tragedia? Quante le responsabilità della società? Non è obbligatorio l’uso dei defibrillatori? Perché il tema dell’idoneità sportiva è preso sempre così sottogamba?

Andiamo a monte del problema. Si stima che in Italia negli ultimi 10 anni sono poco più di 500 i casi riscontrati. Le cause più frequenti di queste morti sono 4 e sono tutte diagnosticabili per tempo: la cardiomiopatia ischemica acuta (quella che ha colpito Morosini e su cui mi soffermerò), l’aritmia grave o sindrome di WPW (il Wolff-Parkinson-White di cui è morto il campione della Nazionale italiana di pallavolo Vigor Bovolenta), la rottura di aneurismi congeniti (di solito quelli a livello delle arterie cerebrali anteriori) e l’embolia (si verifica in seguito ad una cardiomiopatia congenita ed è molto frequente in chi pratica sub). La cardiomiopatia ischemica acuta si diagnostica con certezza con una scintigrafia del miocardio. Purtroppo nella maggior parte dei casi si esegue al massimo un elettrocardiogramma sotto sforzo, un esame che ha una probabilità del 30-40% di falso positivo o falso negativo, soprattutto quando la malattia coronarica è monovascolare, cosa che nei giovani accade spesso. Mai come in questi casi il pressapochismo può risultare fatale.

cassano_ride_primopiano-300x233

Trovo assurdo per esempio quello che è successo a Antonio Cassano. Scoprire dopo 20 anni di avere un buco nel cuore (era il 2011) è la vergogna delle vergogne. Se il folletto di Bari vecchia fosse stato visitato da un cardiologo serio in un’ora si sarebbe fatta la diagnosi. E’come se per 10-15 anni avesse rischiato ogni giorno di morire. A un certo livello, con le possibilità migliori in termini di opportunità mediche, non può e non deve accadere.

Tornando al centrocampista del Livorno non è stato né il primo né l’ultimo caso, ma sicuramente è quello che ha avuto più risonanza. A memoria ricordo almeno due episodi. Flash all’indietro: Teddy Bartoli, attaccante 22enne di Chiusi che militava nel Foiano in seconda categoria. Tra i suoi trascorsi calcistici c’erano esperienze in C1 con la Juve Stabia e in C2 con la Sansovino nella stagione 2005-2006; veniva dalla serie A calcio a 5 col Perugia. Nel 2007 durante un’amichevole muore per un’aritmia cardiaca fulminante, mai diagnosticata nonostante il passato in campionati professionistici. Flash in avanti: Matteo Roghi, 14enne, baby calciatore del Foiano fulminato nel 2013 da un arresto cardio-circolatorio in campo ad Abbadia San Salvatore, subito dopo che aveva segnato in extremis il gol del pareggio nella partita in cui lui, il capitano, guidava i suoi contro i giovanissimi dell’Amiata. E’ l’emozione della rete che ha provocato una fase acuta portando il ventricolo a espandersi in modo fatale oppure un difetto congenito? Le modalità per Bartoli e Roghi sono le stesse: il fatto di non aver mai dato segni di malessere, la rapidità del decesso, la zona di appartenenza. L’ultima squadra in cui ha militato Morosini, per un beffardo gioco del destino, e’ sempre toscana.

D’Annunzio, nato a Pescara dove Piermario si è spento, diceva che il fallimento più grande della vita dell’uomo sta nel non mettere a frutto gli ardori giovanili ovvero quel desiderio che ognuno di noi serba nel petto di condurre un’esistenza attiva, viva, operosa, ricca di stimoli intensi, profondi ideali, attività fiorenti. In questo senso la vita di Morosini è stata, seppur nella sua brevità, intensa, volta a rincorrere sogni su un campo di gioco. Il fallimento più grande dei medici sportivi, invece, è quella di avere sulla coscienza morti evitabili per non aver fatto tutti gli accertamenti del caso; quella di noi giornalisti di smettere di parlarne. Prima di far iniziare ad un ragazzo una qualsiasi attività agonistica sottoponiamolo ad una visita cardiologica accurata tenuta da uno specialista; pretendiamo che lo stesso sia presente a bordo campo e che possa defibrillare ed intubare. Quando lo si fa al 90% la vita è salva. Mettiamo nello sport più attenzione, profondità, cuore…così da far battere il suo, come quello di tutti gli altri, almeno un’altra volta.

Erika Eramo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.