Editoriale di Erika Eramo
Come si sono comportate le sette squadre principali del nostro Campionato in base alle aspettative? La mia personale classifica con i voti per il mese di gennaio 2016 (18°- 22° turno, con eventuali impegni di Coppa Italia) e le note a margine
Napoli 9: Batte 2-1 il Torino e 5-1 il Frosinone, laureandosi campione d’inverno come non accadeva dal 1989-90, dai tempi di Maradona e del secondo scudetto. E’ proprio dal Pibe de Oro che arrivano immediati i complimenti: “Adesso voglio vincere il campionato, forza ragazzi”. Le sue parole fomentano i partenopei che non si fanno pregare e battono anche l’insidioso Sassuolo per 3-1, grazie al primo gol stagionale di Callejon e a una doppietta di un sempre più ispirato Pipita. L’unico passo falso è in Coppa Italia dove viene eliminato dall’Inter per 2-0, con una scia di polemiche inutili tra i due allenatori, che arricchiscono le casse dei giornali e fomentano gli animi dei moralisti. Si continua a vincere: per 4-2 con la Sampdoria e per 5-1 con l’Empoli. Il club di Sarri gioca divinamente e ha in Higuain l’arma in più (22 gol in altrettante partite). Dybala prova a inseguire. La corsa scudetto sarà forse un tango tra i due argentini? Dalla parada si può intuire il prossimo passo. Aureo.
Juventus 9: Batte il Verona per 3-0 e replica con la Samp per 2-1, andando in gol con Pogba e Khedira su splendido assist del solito Dybala, onnipresente nel centro di gravità permanente bianconero. Il secondo tempo del film della serie A ha il sapore della vendetta, visto che serve all’Udinese quattro piatti freddi, tutti figli del mercato estivo: la prima doppietta della Joya, il secondo centro consecutivo di Khedira e la prima prodezza di Alex Sandro, in gol col piede sbagliato (il destro). In Coppa Italia vince per 1-0 con la Lazio e per 3-0 con l’Inter. Spedisce la Roma a -10 grazie a un sinistro sul secondo palo del “picciriddu” che piace tanto a Messi e cala il poker col Chievo. Raggiunto il primato delle 12 vittorie consecutive di Conte del 2013-2014, il neo-papà Buffon assicura: “Il 2°posto non è il piazzamento che ci compete, possiamo migliorare” e Allegri rincalza: “Voglio il triplete”. Pensare in grande è lecito quando non si sbaglia più un colpo. Infallibile.
Milan 6,5: L’anno non inizia sotto i migliori auspici: perde in casa col Bologna per 1-0 e pareggia con la Roma per 1-1, lamentandosi di meritare molto di più. In Coppa Italia batte il Carpi per 2-1 nel quarti di finale. La vittoria serve a stemperare le polemiche che vogliono Mihajlovic vicino ad una dipartita imminente. Arriva il cambio di marcia quando le reti di Bacca e Boateng spengono i sogni della Fiorentina. E’un’altra iniezione di fiducia che fa pronunciare al serbo la famosa frase: “Speriamo che il girone di ritorno sia quello delle rivincite”. Pareggia poi 2-2 con la sorpresa Empoli. Vince 1-0 (penalty di Balotelli) con l’Alessandria nell’andata della semifinale di Coppa Italia, partita che vanta un padrino d’eccezione in tribuna, Gianni Rivera nelle vesti di doppio ex. Sovrasta per 3-0 l’Inter, rincuorando Berlusconi e tifosi. E’cresciuta la squadra che è tutta col tecnico che gioca senza grandi idee ma in base alle caratteristiche ed esigenze dei singoli. Orgoglioso.
Fiorentina 6,5: Va a corrente alternata perché prima batte meritatamente il Palermo per 3-1, poi perde altrettanto giustamente con la Lazio, sempre per 3-1. Il momento di defaillance agonistico-motivazionale continua, esplodendo in tutta la sua chiarezza quando viene travolta 2-0 dal Milan. La viola, per la prima volta a secco di gol in campionato, prende le misure agli attaccanti rossoneri quando ormai è troppo tardi. Torna a vincere col Torino grazie ad una punizione magistrale di Ilicic e un impeccabile colpo di testa di Gonzalo Rodriguez. Si arena sullo 0-0 col Genoa, rischiando tanto e tenendosi stretto il terzo posto in beata solitudine, più per la caduta in picchiata dell’Inter che per meriti personali. Un Sousa un po’ svagato, che si fa espellere per aver stoppato un pallone non ancora uscito dalla linea laterale, deve ritrovare i pregi tecnici -verticalità, brillante giro palla e pressing alto- che tanto avevano stupito nel girone di andata. Deconcentrata.
Roma 6: Fuori casa col Chievo rimedia un 3-3. L’ennesimo pareggio col Milan per 1-1 è la goccia che fa traboccare il vaso di cristallo giallorosso. Arriva il tanto annunciato benservito a Miami per Garcia. Un Pallotta disgustato mette il tecnico francese fuori dal villaggio e ci piazza lo Zar di Certaldo, sperando che la formula “bel gioco, impegno, sudore e lotta” produca risultati nel più breve tempo possibile. Col Verona fanalino di coda Spalletti, quarto allenatore di ritorno dopo Foni, Liedholm e Zeman, non può però far miracoli e rimedia un pari fotocopia coi rossoneri. Deludono soprattutto Dzeko, pachidermico e inconcludente, soprannominato infatti dai tifosi “Edin Cieco” e Castan, reo di aver provocato il rigore, evidentemente non ancora pronto. Nonostante la sconfitta con la Juve per mano di Dybala e qualche errore di distrazione costato caro si è visto un barlume di ordine tattico, confermato poi con la vittoria col Frosinone per 3-1. Speranzosa.
Lazio 6: Pareggia inspiegabilmente in casa col Carpi per 0-0. Vince con la Fiorentina per 3-1 siglando una delle migliori prestazioni del girone di andata: vanno in gol per la prima volta insieme i due gemelli diversi Keita-Anderson ed il fischiatissimo Milinkovic-Savic che beffa nuovamente, dopo la firma del contratto saltata, la panchina viola. E’ una partita dai due volti quella col Bologna (finita 2-2), emblematica per quanto concerne il momento che sta attraversando la squadra. In Coppa Italia viene eliminata dalla Juve per 1-0 a causa di un tap in vincente dell’ex Lichtsteiner, nel posto giusto dopo il palo di Zaza. In questo caso la “gol line technology” si rivela fatale e l’occhio di falco ha la meglio sull’aquila che vola troppo basso. Biglia, tanto fondamentale quanto delicato, è di nuovo fermo e rischia di saltare l’andata dei sedicesimi di finale di Europa League contro il Galatasaray. Batte in rimonta 4-1 il Chievo, ma non va oltre lo 0-0 con la derelitta Udinese. Schizofrenica.
Inter 5,5: Il 2016 inizia con il solito 1-0 nerazzurro ai danni dell’Empoli, ma dato che “chi di spada ferisce di spada perisce” la frittata si ribalta quando affronta il Sassuolo. Beffata al ’95 su penalty realizzato da Berardi (non è impeccabile questa volta la coppia difensiva tanto osannata in passato: svarione di Murillo e Miranda costretto ad abbattere in area Defrel) perde per 1-0 in casa. Pareggia poi 1-1 con l’Atalanta. Elimina il Napoli battendolo per 2-0 in Coppa Italia: Jovetic apre le danze e Ljajic pone il sigillo finale all’impresa. Dei due gol però non parla nessuno visto che Mancini fa lo showman attirando i media sulle offese omofobe ricevute da Sarri. La situazione, già scivolosa, precipita: dopo il pessimo pareggio dell’ 1-1 con il Carpi, perde sia 3-0 con la Juve in semifinale di andata di Coppa Italia che il derby della Madonnina per 3-0. Si scatena il web che sintetizza le ultime gare così: “Dopo Finocchio, Lasagna e tre pere…una Bacca per digerire!” Indigesta.
Da criticare: L’incoerenza di Roberto Mancini che prima fa il paladino della giustizia, difendendo i veri uomini che non si abbassano ad accuse infami e poi insulta deliberatamente in tv una giornalista (a sua difesa va detto che in effetti le domande erano volutamente fastidiose e tendenziose). Il portiere Sorrentino del Palermo attacca Ballardini e mette in difficoltà l’esagitato Maurizio Zamparini. Chi è meglio…Ballardini o Iachini? Questi problemINI lo mandano visibilmente nel pallone. Opta allora per un tandem inaspettato: Fabio Viviani e Gulliermo Barros…nell’attesa di nuovi colpi di scena. Dissociati.
Da lodare: Gian Piero Gasperini, l’allenatore del Genoa, dopo la vittoria sul Palermo, ha fatto i nomi di tre capi della curva che godono quando la squadra perde. Non ci sta a essere barricato in casa, a vivere con la paura di ritorsioni e denuncia gli ultrà: “Io ho un concetto dei tifosi del Genoa ben più alto che Leopizzi, Cobra e Traverso”. Alla faccia dell’omertà ora è guerra aperta a chi pensa di spadroneggiare e influenzare squadra e società. Grazie ad Andrea Abodi debutta in serie B il cartellino verde, iniziativa che premia i protagonisti del fair play, dei gesti non ordinari, ma speciali ed esemplari. Scacco matto a chi associa il calcio sempre ad episodi legati alla violenza verbale e fisica. Semaforo verde alla straordinarietà del coraggio.
L’uomo del mese: Lionel Messi la spunta su CR7 e Neymar vincendo il suo quinto pallone d’oro (gli altri 4 dal 2009 al 2012). Manita del campione argentino il cui segreto è in queste parole: “E’ molto più di quanto potessi immaginare quando ero bambino. Ringrazio i miei compagni e ringrazio il calcio per quello che mi ha regalato nel bene e nel male, perché mi ha fatto crescere ed imparare tantissime cose nella vita”. Il pallone non è solo un gioco ma una palestra di vita e solo se ti impegni veramente con te stesso ottieni risultati da alieno. Sapete cosa ha scritto il suo ex compagno e capitano Xavi in una lettera? Eccone un breve stralcio: “Da quando lo conosco non ha mai smesso di crescere. Non solo ha migliorato le qualità che già aveva, ma si è anche trasformato in un goleador…Non rivedremo mai niente di simile. Non solo per quello che è capace di fare, ma anche perché lo fa da tanto tempo. Altri sono durati due anni, tre. Lui non sembra avere fine… più passa il tempo e più dimostra di avere un carattere vincente inusuale, tipico di chi ama fare quello che gli piace…è un perfezionista, che non ne ha mai abbastanza: se in testa ha due, vuole tre. E questo lo vede tutto il mondo nelle partite che gioca, ma anche durante la settimana è la stessa cosa, così da far migliorare tutti quelli che gli stanno vicino, perché ci vuole davvero tanto per essere al suo livello…complimenti per un altro Pallone d’Oro, te lo sei meritato”. Serve altro? Il Dio del calcio 3.0.
Erika Eramo








