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Tanti ricordi ancora ben impressi nella mente di un difensore roccioso, ma ancora adesso umile nonostante i successi
Luciano Favero, difensore della Juventus della metà degli anni ’80, e non solo come ha tenuto a sottolineare, ci ha raccontato alcuni episodi legati al suo vissuto.
Lei che ha vissuto i duelli Juve-Napoli con Platini e Maradona chi vede leggermente favorito tra i bianconeri e gli azzurri nella volata scudetto?
Hanno le stesse possibilità, lo scontro diretto potrà essere determinante ma non è detto.
Quali sono i suoi ricordi più belli legati al calcio?
Prima di approdare alla Juventus ho fatto tanta gavetta facendo la spola tra serie C è serie B, prima di militare tre anni in serie A nell’Avellino, e per me quell’esperienza era già il massimo. Ad Avellino mi sono trovato molto bene, avevo 24 anni. Poi quando arrivai alla Juventus a 27 anni non stavo nella pelle.. in una squadra che a quell’epoca vantava la presenza di ben 7 giocatori nazionali, da Cabrini, Tardelli e Rossi fino ad arrivare a Platini e Boniek passando dal compianto Scirea. Nell’86 vinsi lo scudetto, provai tantissima emozione, anche se onestamente ero un po’ preparato.
E non c’è solo quello scudetto nel suo personale palmares…
Eh no, nel giro di pochi mesi vincemmo anche una Coppa Intercontinentale ed una Supercoppa Europea, contro il Liverpool, oltre alla Coppa dei Campioni dell’Heysel..ma quella è un’altra storia…
Ha qualche immagine indelebile nella sua memoria, nel bene o nel male?
Sicuramente sono tanti i momenti che ho vissuto con la maglia della Juventus: la prima che mi viene in mente è quella di Platini sdraiato sul prato di una finale intercontinentale, poi vinta ai rigori, contro l’Argentinos Juniors, per protestare contro l’annullamento di una sua rete…in realtà in fuorigioco era Serena. Ma sicuramente sono due i momenti più brutti cui ho assistito, direttamente il primo, indirettamente il secondo. Il primo è legato alla finale dell’Heysel nel maggio 1985: ricordo che in tre o quattro di noi siamo usciti dallo spogliatoio per andare a tranquillizzare i nostri sostenitori nella curva loro riservata, capimmo subito che avevano intenzione di invadere il campo, non fu facile mantenere la calma. Fu una bruttissima esperienza, davvero. La seconda è invece legata alla morte di Gaetano Scirea, il “mio” capitano: a quell’epoca, campionato 1989/1990, ero appena arrivato al Verona di Bagnoli, quell’anno siamo retrocessi per poi tornare subito in serie A l’anno successivo, l’allenatore era Fascetti.
Non dimenticherò mai quella data, il 3 settembre 1989: ero appunto a Verona ed era da poco finita Verona – Juventus. Appena avuta la notizia ho subito contattato Stefano Tacconi per saperne di più…e niente…quando ci penso mi viene subito un groppo in gola… .
Cosa vorrebbe dire ad un ragazzo che si avvicina al calcio?
Di credere sempre in se stesso, nelle sue capacità, prima o poi il sacrificio paga.
Fonte foto: Wikipedia
Donatella Swift








