Abbiamo intervistato un autorevole leader coach che col suo “Le regole del gioco del potere parte I – La mente dello stratega” sta scalando ogni classifica iTunes e Google Play. Gli abbiamo chiesto quali sono le chiavi del successo, che lezione dovremmo imparare da Euro2016 e perchè Conte esercita un tale fascino
Che approccio utilizzare nel calcio per acquisire una mentalità vincente? Ci siamo affidati ad un esperto in comunicazione efficace e linguaggio non verbale per scoprire qualche piccolo segreto:
In questo Europeo ci sono state numerose papere dei portieri e clamorosi errori dal dischetto, dovuti molto probabilmente alla paura. La prima regola nel libro è: “Sii freddo. Niente emozioni”. Perchè la gestione del proprio stato emotivo è così importante ai fini di un risultato?
Una delle frasi che è possibile sentire con una certa frequenza dai grandi allenatori come Low e Conte è “dobbiamo essere più cinici”. Intendono che se si consente alle emozioni di entrare in gioco allora non solo si smette di vedere le cose per come sono, ma ciò ingigantisce, sotto l’effetto della paura, le capacità dell’avversario. Tutto questo può portare al disastro se l’intento è quello di raggiungere dei veri risultati.
Una massima che si basa sul principio del contrasto è: “Trovati un nemico”. Che intende? E’ per questo motivo che nei derby Roma-Lazio o Milan-Inter in cui si gioca contro il nemico per eccellenza vi è un maggior agonismo e spettacolo?
Non può esistere il bianco senza il nero, l’alto senza il basso. Senza avere un nemico degno di nota è impossibile tirar fuori il meglio delle nostre capacità e della nostra grinta. Non solo. Lo scontro ci definisce e, nel caso di una squadra, la compatta conferendole una maggiore personalità. Nei derby che lei ha citato si scontrano squadre storicamente nemiche ed è proprio questo che fa aumentare il senso di appartenenza e il piacere della competizione. Ciò accade anche allo spettatore. Lì dove non esiste un nemico, se si vuole creare il gioco, bisogna inventarlo.
“La gente è assetata di individui che spiccano: vogliono qualcuno che trasformi un momento banale in qualcosa di speciale, non di qualche tipo precisino che segue tutti i processi come un ragioniere del catasto”. Ci appassioniamo a fantasisti come Baggio o Messi per ragioni di questo tipo?
Assolutamente sì. Anche se spesso lo neghiamo, tutti noi siamo attratti da individui che non solo sono vincenti ma che dimostrano di avere una forza straordinaria nel rialzarsi dopo ogni caduta, diventando ancora più vincenti di prima. Roberto Baggio ne è un esempio vivente. Messi, con la sua storia piena di difficoltà sin dall’infanzia, è riuscito a imporsi come uno dei più grandi giocatori al mondo. Tutto questo ci fa sognare.
Nell’immaginario collettivo risulta essere divertente un personaggio, inviso invece al potere, come Zeman, che fa delle pause, della sua calma, delle sue frecciatine il cavallo di battaglia. Come mai è così importante teatralizzare ciò che si dice e avere un’aura di mistero?
Anche se spesso non ce ne rendiamo conto, tutti interpretiamo un determinato personaggio. I tipi più attenti alla teatralità, come è il caso di Zeman, colgono ciò che li caratterizza e ne marcano i tratti, fino a creare, così, un personaggio immediatamente individuabile. Se poi è velato di mistero allora stuzzica la nostra immaginazione. Quando ci sentiamo affascinati da qualcuno è sempre perché abbiamo anche un po’ di paura nei suoi riguardi. Ecco perché quando una squadra tecnicamente superiore si scontra con un’altra di cui però ha profondo rispetto e ammirazione (come è accaduto in questo europeo alla Germania contro l’Italia), allora non riesce a dare il meglio di sé. Mistero e teatralità stanno alla base del potere.

In un passo del testo c’è scritto: “La gente vuole stare sempre con i più forti (non è un caso che le squadre di calcio con più tifosi sono quelle che, storicamente, vincono di più)”. Quanto il fascino del potere e della forza condiziona mentalmente anche giocatori e arbitri?
Un giocatore o è forte o non è degno di nota. Non esistono mezzi termini in ciò. Il branco segue sempre il lupo alfa, non certo quello più debole. Dal fascino di potere e forza non sono ovviamente immuni neanche gli arbitri.
E’scritto nei nostri geni che l’uomo ha bisogno di un capo, di un condottiero. E’ per questo motivo che gli italiani si sono affezionati così tanto a Conte?
Antonio Conte incarna perfettamente lo spirito del capo: freddo e lucido quando si tratta di pianificare e pieno di grinta ed energia quando entra in azione. E’ questo modo di fare che conferisce a un leader carisma e rispetto.
Perchè per vincere è così importante mettersi nelle condizioni di poter perdere tutto, di non poter tornare indietro?
Chi si mette nella condizione di non avere altre alternative se non quelle di andare avanti, inizia a lottare come un demone, tirando fuori tutta la forza, tutte le energie e tutte le capacità che possiede. Se è nato per vincere, così, lo scoprirà certamente.
Quest’anno Claudio Ranieri è diventato il Re della Premier League portando alla vittoria il Leicester, squadra di poche pretese. La sua leadership simpatica sembra essersi ispirata a quello che lei dice del capo: mai irrigidirsi in schemi precostituiti ma adattarsi al nuovo che avanza come un bambino che passa da un gioco a un altro. Che caratteristiche deve avere un allenatore di una importante panchina di calcio vista la pressione mediatica a cui è sottoposto?
Come le dicevo, un vero leader, e quindi un grande allenatore, deve essere assolutamente freddo e lucido, mettendo da parte anche simpatie e antipatie. Il grande allenatore sa che anche gli altri -giornalisti e tifosi compresi- fanno il loro gioco e di questo ne deve avere costantemente coscienza, senza mai prendere nulla sul personale. I grandi leader conservano le emozioni per la vita privata.
Seguendo il suo ragionamento verrebbe da pensare lei sia assolutamente contrario agli allenatori teorici e favorevole a quelli pragmatici che adattano le loro idee in base ai giocatori che hanno di fronte. Giusto?
Essere pragmatici paga sempre perché è l’uomo che si deve adattare alla realtà e non la realtà all’uomo. In questo ancora una volta Antonio Conte, come in passato Marcello Lippi, fanno scuola.
“Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come fossero partite di calcio” diceva il grande Churchill. Nella sua bibliografia ci sono in effetti molti testi sull’arte della guerra, sugli stratagemmi bellici…che massima possiamo prendere in prestito dalle strategie dei guerrieri per vincere anche su un campo di calcio?
Mi viene in mente una frase del famoso generale americano, protagonista della seconda guerra mondiale, George Patton che disse: “La pressione crea il diamante”. Ecco, i vincenti, nel calcio come nella vita, non si fanno schiacciare dalla pressione creata dagli eventi ma sfruttano questa pressione per trasformarsi in diamanti.
Non è un caso infatti che la Nazionale italiana spesso ha dato il meglio di sè proprio nei momenti peggiori. Tra tutti ricordiamo che il 2006, anno del titolo mondiale, fu quello dello scandalo Calciopoli. Grazie a Michele Putrino riusciamo a trovare la giusta motivazione per compiere grandi cose e puntare in alto, anche quando tutto sembra dirci il contrario. Diceva Napoleone Bonaparte: “per essere dei grandi leader è necessario diventare studiosi del successo e il miglior modo che conosco è quello di conoscere la storia e la biografia degli uomini che già hanno avuto successo. Così la loro esperienza diventa la mia esperienza”. Apprendete perciò per essere artefici e non vittime di questo immenso gioco del potere che è il calcio, che è la vita.
Erika Eramo








