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Seconda parte – in attesa della finale di Euro 2016 – vi sveliamo gli allenatori che ci stanno più a cuore

   Tempo di lettura 16 minuti

Ecco i 3 mister top per altri 7 redattori

Simone Cesarei

1. Delio Rossi

Mi sono innamorato del calcio al mondiale nel 2006 e ho visto nella stagione seguente un uomo portare la mia amata Lazio in Champions League, contro ogni pronostico. Ho visto un signore trasformare ragazzi in uomini e regalare al suo popolo emozioni fortissime. Delio Rossi è stato il primo allenatore che io abbia vissuto appieno e non lo dimenticherò mai, sia per quella stagione stupenda che soprattutto per aver fatto sbocciare definitivamente il mio amore per la Lazio.

2. Diego Pablo Simeone

“El Cholo” è sempre stato tra le mie figure calcistiche più amate. Molti gli additano la colpa di non far giocare le proprie squadre con il tiki taka del Barcellona, o con il calcio champagne del Bayern Monaco, ma secondo me a queste persone non dovrebbe proprio essere concesso di parlare di pallone. Il calcio è lo sport più bello al mondo perché non si limita al rettangolo di gioco, i tifosi e gli appassionati lo rendono magnifico. Chi può essere dunque un vincente se non quell’allenatore che ad ogni partita si fa capo popolo? Colui che incita il boato della folla, colui che non è mai banale e riesce a trasformare i suoi giocatori in gladiatori. Simeone è l’incarnazione del calcio come spettacolarità e sudore. Mai dimentico del suo passato laziale, il mio più grande auspicio è quello di poterlo vedere un giorno sulla panchina biancoceleste, magari quando a guidare il club ci sarà qualcuno che la ama davvero.

3. Zdenek Zeman

Il boemo è una figura da sempre controversa e molto discussa. Gli sono state addossate molte critiche riguardo il suo modo di “non difendere” e di pensare solamente ad attaccare, ma egli ha sempre risposto “si vince quando si fa un gol più dell’avversario. Dopotutto 1-0 o 6-5 che differenza fa? L’importante è portare a casa i tre punti. Lui è l’emblema dello spettacolo che questo sport ci offre, la noia non si addice al boemo e la banalità nemmeno. È uno dei pochi che, nel mondo del calcio, dice le cose come stanno, che ne denuncia i problemi e le ingiustizie e se deve dire qualcosa a qualcuno lo fa guardandolo dritto negli occhi, ma sempre con la pacatezza e l’educazione che lo distingue. Uno degli ultimi signori del calcio.

P.s. Tommaso Maestrelli

Menzione speciale richiede colui che è stato il padre di tutti i laziali. Purtroppo non ho potuto vivere la sua Lazio, una squadra di gladiatori e di uomini prima che giocatori che consegnarono alla gente laziale il meraviglioso scudetto del ’74. Quando durante l’inno prima di una partita allo stadio, si canta “su c’è il Maestro che ci sta a guarda” e ti guardi attorno vedi gente commossa ed emozionata, che saluta ogni domenica colui che ha insegnato a tutti noi la fierezza di essere laziali.

Giuseppina Citera

Josè Mourinho: l’artefice del Triplete ed allenatore di grande personalità e carisma. Mi colpì fin da subito durante la sua presentazione la sua volontà di presentarsi in italiano, segno della sua forza di voler conquistare da subito e di farsi capire perfettamente dai suoi nuovi tifosi. Mai banale nelle interviste ricordo la sua personale “lotta” contro tutti i suoi rivali per proteggere la squadra da eventuali pressioni e la preparazione dettagliata delle partite. Altre caratteristiche che lo rendo unico sono la sua capacità di essere un vincente e di essere sempre ambizioso.

Roberto Mancini.
Da interista non potevo non inserirlo in questa classifica per i 7 trofei vinti (3 scudetti, 2 supercoppa italiana e 2 Coppa Italia) e perchè è quello che detiene la più lunga permanenza da quando seguo la Beneamata. Al suo primo anno da allenatore conquistò una Coppa Italia nel 2005 contro la Roma interrompendo il digiuno che durava da 7 anni. Non riuscì però a ripersi in Europa e venne esonerato maggio del 2008. Il destino però ha voluto che il suo legame si arricchisse di un nuovo capitolo con il ritorno il 14 novembre del 2014 al posto di Mazzarri. La speranza è che riesca ad allungare anche la sua serie di successi.

Carlo Ancellotti
Uno degli allenatori più vincenti degli ultimi anni. Anche se rivale dal punto di vista calcistico lo ricordo per la sua capacità di esprimere un bel gioco e per il rapporto umano che riesce ad intraprendere con i suo giocatori.

Alessandro Diana

1) Luciano Spalletti: Lucianone da Certaldo number one.
Contro chi diceva che le minestre riscaldate non funzionano, lui ha dimostrato che con i fatti e il duro lavoro si possono raggiungere risultati insperati (quanti tifosi della Roma dopo la scandalosa e ancora non digerita almeno per me uscita di scena dalla Coppa Italia si aspettavano di finire a un passo dal secondo posto?). Il suo 4-2-3-1 è stato modulo di fabbrica di molte squadre europee dopo il 2006, e ancora oggi è considerato uno dei grandi conoscitori di calcio nel panorama europeo. Se gli venisse data una squadra adeguata magari un giorno si potrebbe levare anche qualche soddisfazione.

2) Jurgen Klopp: la prima volta che ne ho sentito parlare è stato quando ha commentato il mondiale di casa (sua) nel 2006. L’inventore dello “Sturm und Drang” calcistico dei nostri tempi a mio avviso, con pressing asfissiante e fantasia al potere. Il suo Borussia che batte la corazzata Bayern (per due stagioni perché a vincere una volta son capaci tutti) è un po’ come la Roma che supera la Juventus in campionato (sic). Personaggio fuori dagli schemi e dai canoni che mi è sempre piaciuto.

3) Claudio Ranieri: ha sfiorato uno scudetto “impossibile” con la Roma contro l’Inter del Triplete, regalando un campionato irripetibile ai tifosi giallorossi che come al solito da più di dieci anni a questa parte arrivano primi tra gli ultimi. Ha dimostrato anche in altri lidi e nazioni quanto il carattere di un allenatore possa contare ai fini della vittoria finale. PS: il vero miracolo era vincere il campionato con la Roma non con il Leicester 😉

P.S.S Nils Liedholm: per motivi anagrafici non ho potuto viverlo di persona ma studiando il personaggio l’ho amato sin da subito. Credo si possa considerare, con le dovute differenze e dubbi del caso, “Mourinho prima di Mourinho”, ovverosia è stato il primo grande allenatore che ha cominciato a usare in maniera geniale il rapporto che si veniva a creare tra la squadra da lui allenata e i mass media e giornalisti. Li prendeva per i fondelli e loro neanche se ne accorgevano. Un grande solo per questo, se non fosse che è stato anche uno dei tre allenatori a regalare il primo posto alla Roma. Grazie Nils, e come diceva lui: “si gioca meglio in dieci contro undici”.

Glauco Dusso

1) Josè Mourinho: l’incarnazione del concetto “o lo ami o lo odi”. Se dovesse allenare la tua squadra lo amerai alla follia. Ho avuto la fortuna che ciò accadesse e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Come tutti gli allenatori più vincenti non offre grande spettacolo, ma crea squadre granitiche mentalmente e tatticamente, fondando tutto sull’empatia con i suoi giocatori. Conferenze stampa show, impatto mediatico devastante, sempre per mettersi a scudo e proteggere i suoi ragazzi. Nei due anni in cui ha allenato l’Inter posso dire di essermi innaMOUrato.

2) Luigi Simoni: l’allenatore che ha avuto la fortuna di allenare Ronaldo, quello vero, nel momento migliore della sua carriera. Il Fenomeno, dal canto suo, deve ringraziare anche lui, bravo allenatore e persona squisita, mai fuori le righe. Porta l’Inter a vincere una Coppa Uefa, mentre gli viene scippato uno scudetto che avrebbe strameritato da sinistre “forze oscure”. Amatissimo dai suoi giocatori che per lui avrebbero dato tutto, ingiustamente cacciato a fine ’98 quando ancora la squadra stazionava in posizioni nobili e, soprattutto, aveva appena battuto il Real Madrid in Coppa Campioni. I misteri del calcio.

3) Diego Simeone: l’ho adorato da calciatore e il sentimento non è cambiato da quando è diventato allenatore. Le sue squadre incarnano la sua indole, quello che riesce a trasmettere ai giocatori è il non mollare mai, lottare su ogni pallone, sempre tutti insieme. L’unico a spezzare l’egemonia del Real Madrid e del Barcellona in Spagna, vincendo una Liga e arrivando a trenta secondi da vincere la Champions League, competizione in cui è arrivato in finale due volte in tre anni, il tutto con squadre di ottimi giocatori, senza però nomi altisonanti. Spero di vederlo un giorno sulla panchina dell’Inter.

Margot Grossi

Antonio Conte
Un allenatore che in tre anni in Serie A, nella Juventus ha vinto 3 scudetti e 2 Supercoppe italiane, mettendo su una squadra solida e compatta che difficilmente sbaglia, affidandola poi al suo seguitore Allegri. In Serie B un campionato vinto con il Bari, nella stagione 2008/2009.
Spirito e determinazione hanno fatto sì che potesse dare una forma alla nuova Nazionale italiana in questo Europeo. Nessuno credeva nella formazione azzurra, ma Conte ha fatto cose straordinarie, facendo dell’umiltà la caratteristica migliore di questi ragazzi e sfiorando ai rigori la semifinale contro la Germania guidata da Joachim Löw.
Un peccato sapere che lascerà questo grande gruppo e tornerà ad allenare in un club, il Chelsea. Questo mi provoca tristezza, ma spero che in futuro possa tornare sulla panchina azzurra, perché l’Italia ne ha bisogno.

Marcello Lippi
Come posso non elogiare colui che ha reso la mia adolescenza gioiosa in quella calda estate del 2006. “Il cielo è azzurro sopra Berlino”, basta per esprimere tutte le emozioni da me vissute.

Claudio Ranieri
Un uomo molto apprezzato a Roma e non solo. Dopo aver conquistato il titolo di Campione d’Inghilterra con il suo Leicester è diventato l’idolo di tutti. Un’impresa portata a termine con molta fiducia e con grandi sacrifici da parte di ragazzi umili e con poche manie.
Una cavalcata grandissima che ha portato una piccola squadra a diventare una grande squadra amata e stimata da tutti.
Una favola che ha fatto sognare ad occhi aperti tutti gli amanti dello sport, ma soprattutto il popolo italiano. Ranieri è finito nella storia.

Raffaele La Russa

1) Cesare Prandelli – “Spettatori del Prandelli show” recitava uno striscione apparso ogni domenica al Franchi. Questo basta per dimostrare che Prandelli è stato uno degli allenatori più amati dai tifosi Viola. Con lui un primo posto nel girone di Champions e tante imprese, come centrare la zona europea partendo da un -19 di penalizzazione. Una pecca la semifinale di Coppa UEFA persa contro i Rangers di Glasgow ai rigori… In quel caso poteva osare di più… Ma resta il mio allenatore preferito e con il quale sono cresciuto.

2) Claudio Ranieri – Persona per bene, uno dei pochi a vincere trofei anche a Firenze (Coppa Italia e Supercoppa). Il cosiddetto “Normalizzatore” con il merito di saper schierare i calciatori nel ruolo giusto, senza mai fare il fenomeno, capace lo stesso di un gioco semplice ma efficace. Trofei in ogni città dove è stato (Valencia, Chelsea, Monaco). E se poi vinci la Premier anche con il Leicester…

3) A pari merito cito Fatih Terim e Alberto Malesani.
Con il primo una partita non era mai vinta e mai persa fino al fischio finale. Capace di portarti dalla gioia più irrefrenabile al dispiacere più grande negli stessi 90’… Del resto si autoproclamava Imperatore, e in effetti, con una squadra scarsissima, Firenze si inchinò ai suoi piedi.
Malesani invece è stato l’ultimo a vincere una coppa UEFA con una squadra italiana, il Parma. Fautore del gioco a zona “estremo” con un 4-3-3 molto spregiudicato. Passato dal negozio di fotocopie di Verona dove lavorava alla Coppa UEFA. Personaggio bizzarro e particolare… Che non dimenticherò

Federico Leoni

1) Fabio Capello: forse l’allenatore italiano più vincente di sempre. Il vero capolavoro secondo me non è stato il capolavoro Milan, ma lo scudetto a Roma. Vedendo le difficoltà che i suoi successori hanno avuto in futuro. Un sergente di ferro, o lo ami o lo odi. Gli avversari lo hanno odiato, i tifosi lo hanno amato, ma moderatamente. Forse perché lui stesso non ha mai dimostrato amore verso le sue squadre.
2) Luciano Spalletti: tatticamente un fenomeno, peccato per il carattere a volte troppo fumantino. Il suo gioco è stato uno dei più belli in Italia. Geniali le sue invenzioni tattiche: Totti centravanti, Perrotta trequartista, l abbassamento di Pizarro, fino al lavoro svolto con El shaarawy.
3) Max Allegri: probabilmente colui che a livello umano è il più capace. Nella Juve secondo me ha fatto meglio di Conte. È stato intelligente a non cambiare troppo integrando man mano le sue direttive. Grande intelligenza e grande diligenza tattica.

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