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Da calciatore ad allenatore: la vita di Rudi Garcia

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Passione del Calcio vi racconta la storia di Rudi Garcia: un francese, mezzo spagnolo, all’ombra del Colosseo

Rudi Garcia nasce a Nemours, periferia di Parigi, il 20 febbraio 1964.

Il cognome tradisce una matrice spagnola che il tecnico non rinnega e che anzi ribadisce quando può tornando nel paese – Garrucha – dal quale i nonni scapparono per riparare in Francia durante il periodo della dittatura di Franco.

Flamenco, gamberi e sole sembrano essere la componente che più apprezza del piccolo centro nei pressi di Siviglia.

Nasce e cresce calcisticamente vicino Parigi, dove respira calcio fin dalla piccolissima età grazie al padre Josè, discreto calciatore professionista nelle file del Sedan.

In campo la sua parabola attraversa l’arco degli anni 80 e inizi 90, ma Rudi non rappresenta una stella del firmamento francese. Trequartista offensivo, milita in alcune formazioni di Ligue 1 e Ligue 2 senza mai però trovare una vera e propria consacrazione. Apice di questa carriera sarà il gol segnato al Parco dei Principi contro il PSG che varrà la vittoria per il suo Lille.

I continui fastidi alla schiena però, caratterizzano la carriera del giocatore molto più che non i suoi colpi in campo, e alla fine proprio a causa di questi problemi deciderà per il ritiro a soli 28 anni.

Ma appendere gli scarpini al chiodo non significherà assolutamente non calcare più i campi rettangolari.

Decide di laurearsi in Scienze Motorie e contemporaneamente prende la guida di una formazione dilettantistica in cui aveva militato anche lui da giovane e, dopo qualche stagione a farsi le ossa, arriva nel 1998 la prima grande occasione del nuovo Garcia.

Il St-Etienne lo ingaggia come preparatore atletico, ma le sue qualità tattiche che evidentemente non nasconde, gli valgono la scalata che, passando da vice nel 2001, lo portano alla guida del club per una stagione nel 2002.

Il buon lavoro svolto fa notare questo giovane tecnico, e la dirigenza del Digione decide di affidargli la squadra che Garcia provvederà, nei cinque anni in cui sarà al timone, a portare in Ligue 2, dove riuscirà a rimanere stabilmente nelle annate successive, e alla semifinale di Coppa di Lega nel 2004.

L’avventura finisce tra i molti riconoscimenti che gli sono valsi i risultati, e la fama del tecnico cresce tanto da portarlo, dopo una parentesi alla guida del Le Mans, a sostituire Claude Puel alla guida del Lille.

Qui rimarrà dalla stagione 2008 a fine 2013 e proprio nel club che lo vide giocatore, riceverà il definitivo consacramento raggiungendo nella stagione 10/11 sia la vittoria nel Campionato che nella Coppa di Francia.

A fine contratto decide di lasciare il club per prendersi un anno sabatico che comincia con un caldo bagno di sole in quel di Marrakech quando, a suo dire inaspettata, giunge la chiamata che lo avrebbe portato, di lì a poche ore, dall’altra parte dell’oceano alla corte della dirigenza americana della società A.S. Roma.

In un colloquio che per sua bocca lo vedeva sfavorito rispetto agli altri candidati, Garcia impressiona a tal punto i vertici romanisti che in men che non si dica il tecnico si ritrova alla guida della squadra spiazzando tutti, stampa in testa.

L’impatto con il mondo italiano e romanista in particolare è stato forte; in pochi lo conoscevano e De Rossi oggi candidamente ammette che “Quando ho saputo che la Roma aveva preso Garcia ho cercato su internet, è venuto fuori un video in cui suonava il porompompero con la chitarra. Ero in Nazionale, ho chiamato Pirlo e gli ho detto: c…, guarda chi abbiamo preso! Ora ringrazio Dio che abbiamo preso lui”.

Un gioco che si ispira tanto a Benitez – amico personale del francese – quanto a Guardiola, ha impressionato fin da subito perché in un mondo, quello degli allenatori in cui cambiare sembra significhi negare se stessi, Garcia ha dimostrato più volte di sapersi adattare agli avversari e in base a questi modellare la formazione. Mai il gioco però; che secondo il suo credo deve essere fatto sempre e comunque tessendo le trame dell’azione e mantenendo il possesso palla il più a lungo possibile.

Arrivato a Roma come allenatore/manager, Rudi ha da subito “imposto” il suo veto sugli acquisti che la squadra avrebbe effettuato, portando a casa nomi importanti e meno noti, che comunque hanno dimostrato come il tecnico francese avesse le idee chiare riguardo il tipo di gioco da mettere in campo.

Il rapporto con i tifosi, che a Roma non chiedono altro che personaggi da idolatrare, è stato subito di amore incondizionato. Le sue dichiarazioni lo hanno elevato a modello e il suo sentirsi romanista (“chi ci critica è della Lazio”) lo ha reso amato fin da subito.

Nella sua prima stagione ha impressionato tifosi, stampa e colleghi. Con 10 vittorie di fila, 17 risultati utili consecutivi e record di punti totali, ha portato la sua Roma al secondo posto in campionato dietro alla Juventus di Conte e nell’Europa che conta, entrando dalla porta principale. Dopo la sconfitta che la Roma patì a favore della Lazio nella finale di Coppa Italia in quel famoso maggio 2013, Garcia nel suo primo derby, si prende la soddisfazione di vincere annichilendo la squadra biancoceleste e rilasciando la dichiarazione ormai famosa “Abbiamo rimesso la Chiesa al centro del villaggio” .

Nel 2014 esce la sua prima biografia Tutte le strade portano a Roma, in cui affronta i temi salienti della sua carriera calcistico/tecnica ma anche aneddoti personali legati alla sua vita privata.

Luca Arleo

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