Sette giorni di veleni e di poca bellezza. Tra Italia ed Europa, il sistema pallonaro nostrano ha fatto il pieno di figuracce e mediocrità
Cosa c’è di più brutto del calcio italiano? Il calcio italiano in Europa! L’Italia del calcio ha vissuto sette giorni da dimenticare. Una settimana di polemiche, veleni e figuracce senza precedenti. L’origine: il derby d’Italia di sabato sera tra Inter e Juventus, la fine: la follia di Fabregas e la lite con Max Allegri. In mezzo, il mare magnum di mediocrità delle tre squadre italiane impegnate nei playoff di Champions League.
Il derby d’Italia l’innesco
La settimana più brutta dell’ultima decade parte, appunto, dopo le ore 21 di sabato 14 febbraio, notte di San Valentino. A San Siro si gioca Inter-Juventus, la partita che mette a confronto le due più acerrime rivali del calcio italiano e proprio intorno a quell’ora si verifica l’antefatto da cui si innesca tutto il corto circuito: l’interista Bastoni simula, il disattento arbitro La Penna ci casca, e la “vera” vittima Pierre Kalulu lascia il campo perché espulso. Da lì in avanti, in pratica, non si è più parlato di calcio ma di altro e la figuraccia si è allargata a macchia d’olio. La simulazione e l’esultanza del centrale azzurro diventano temi da bar sport.
Si registrano voci in tutte le salse: da un lato spuntano milioni di falsi perbenisti, ipocriti e moralisti (ex giocatori, opinionisti e politici) e vigliacchi della tastiera che invocano l’esclusione di Bastoni dalla Nazionale di Gattuso; dall’altro prendono i quota i “difensori” del classe 1999 (tifosi comuni e noti perlopiù), che urlano al “così fan tutti” per giustificare il proprio beniamino. Come sempre la verità sta nel mezzo: la simulazione fa parte del calcio, ma l’esultanza un po’ meno. Alla fine, arrivano le scuse (anche se in leggero ritardo).

Le figuracce in Champions League
In Italia si parla di simulazioni e di arbitri, in Europa si gioca a calcio (per fortuna) e le 3 squadre nostrane vanno in contro alla dura realtà. Tra martedì e mercoledì arrivano 3 batoste severissime: la Juventus ne prende 5 a Istanbul, l’Atalanta 2 a Dortmund e l’Inter 3 a Bodo. Tre sconfitte allarmanti, che obbligano Signora, Dea e Beneamata a partite da vita o morte settimana prossima. Tre figuracce che hanno riportato l’attenzione sul calcio giocato e l’annoso dibattito sul perché le italiane fanno fatica in Europa. La risposta sta tutta qui: forse, se si pensasse più al pallone e meno alla polemica (quello sì, che è uno sport nazionale), le cose andrebbero diversamente.

La follia di Fabregas
In Italia, appunto, la polemica è sport nazionale e nella sera in cui l’Inter ne prendeva 3 in Norvegia, Cesc Fabregas, che italiano non è ma negli atteggiamenti lo sta diventando, pensa bene di ritornare giocatore per due secondi, strattonando il milanista Saelemaekers durante Milan-Como. Il risultato: altro putiferio, altre liti ed ennesime parole grosse. Allegri è una furia (ormai un classico) e viene espulso e anche quando uno spagnolo come Fabregas, nativo dalla terra calcistica più produttiva dell’ultimo ventennio, si mette a fare queste cose, allora, fa male dirlo, ma il calcio italiano è davvero alla frutta.

Sandro Caramazza
Fonte foto: La presse, Sportal, Sky Sport, Eurosport








