L’attaccante portoghese, fermatosi per infortunio ad agosto, è diventato arruolabile da qualche partita ma stenta a decollare, da soluzione ora potrebbe diventare un peso tattico per squadra e allenatore
Se c’è un giocatore che forse non siamo ancora riusciti a decifrare, questo è proprio Rafael Leao. Un pensiero comune probabilmente a tutti i suoi allenatori. Eccezion fatta per Stefano Pioli che lo ha reso il miglior giocatore in Italia nella stagione 21/22 quando insieme ricucirono lo scudetto sulle maglie rossonere. A questo punto dobbiamo pensare che quell’annata fu un’eccezione, vista la discontinuità di un ragazzo dalle potenzialità enormi ma che ha sempre difettato in continuità di prestazioni. Ogni anno ci sono cessioni importanti, la società, però, non si è mai privata di lui erigendolo a colonna portante di una squadra che non può, in teoria, farne a meno.
Il viavai di allenatori delle ultime stagioni non lo ha favorito, nessuno è riuscito a decifrarlo. Rimanendo al recente passato la scorsa stagione sia Fonseca che Conceiçao lo avevano definito uno dei leader. Lui inizialmente aveva accolto questa investitura con ottime prestazioni ma con l’andare del tempo si è inabissato come uno qualunque, facendo perdere le proprie tracce salvo sporadiche occasioni. La sensazione dei più era che mancasse una guida sicura alla squadra, un comandante che potesse dare quella scossa a un team e a un ragazzo che potrebbe sicuramente fare di più e diventare uno dei più importanti calciatori in Europa.
Quel momento pareva arrivato in estate. L’avvento di Massimiliano Allegri, di nuovo, in quel di Milanello era l’episodio che poteva svoltare definitivamente il destino del ragazzo. Finalmente un tecnico di carisma e livello, capace di far tirare fuori tutto ai suoi giocatori. Ecco che parte la macchina della rinascita. Interviste, valutazioni, tutto spinge per la renaissance di Leao come punta di diamante del Milan che tornerà ai fasti di un tempo. La sua nuova collocazione tattica, come seconda punta o addirittura prima, gasa l’ambiente e anche il suo primo affaccio su questa realtà sembra promettere bene. Nel match di Coppa Italia con il Bari va subito in gol ed è la conferma di quanto detto. Il destino, però, è a volte beffardo. In quella stessa partita i muscoli dell’attaccante portoghese cedono e lo costringono a settimane di stop. Poco male dai, questo è il pensiero comune.
Il Milan inizia la serie A senza Leao. Dopo l’incertezza iniziale gli uomini di Allegri ingranano e convincono, come nella vittoria sul Napoli. Proprio con i partenopei torna in campo e c’è già qualcuno che lo pizzica. Svogliato, corre poco. L’infortunio a giustificare una forma non ottimale, come sottolinea il tecnico che forse non avrebbe dovuto mandarlo in campo così presto. Con la Juventus altro ingresso e due errori importanti davanti la porta, 0-0 finale.
L’interrogativo sorge spontaneo. Tornando a pieno regime ci sarà posto in questo Milan, con questo impianto tattico, per lui? La risposta ce l’ha soltanto Allegri ma Leao adesso rischia di passare da colonna portante a peso tecnico. La questione di trovargli per forza una collocazione potrebbe intaccare l’equilibrio costruito sin qui dall’allenatore. Una situazione paradossale visto che sino a pochi mesi fa l’attaccante milanista era visto come il fiore all’occhiello del secondo regno rossonero di Max Allegri. Adesso la ripresa in campionato con il match contro la Fiorentina. La sensazione è che per lui ci sia ancora la panchina e poi chissà. Nuvole fastidiose si addensano sul portoghese. Soltanto Allegri potrà far tornare il sole. La volontà di farlo c’è? Aspettiamo e vedremo. Il rebus Leao è ancora tutto da decifrare. Di nuovo.
Glauco Dusso








