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Milan: la strana logica del suo calciomercato

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Proviamo ad analizzare quanto accaduto nell’ultima campagna acquisti effettuata dai rossoneri e le azioni più o meno razionali che hanno portato a costituire l’attuale rosa

Quando si parla di Milan sovvengono ancora dubbi e perplessità a livello societario e questo perché, in particolare, non si comprende del tutto chiaramente quale sia il progetto tecnico. Si comprano calciatori che, una volta sbocciati, vengono prontamente venduti per fare cassa e risanare i conti, ma i conti di chi? Chi è il vero “deus ex machina” in casa Milan? Chi risolve i problemi, chi pianifica, chi gestisce? Dall’avvento di RedBird Capital Partners e quindi con il passaggio di proprietà di AC Milan a Gerry Cardinale, la gestione è stata quantomeno caotica e, almeno al di fuori dell’ambiente, alquanto incomprensibile. Questa estate si è corsi ai ripari con la nomina di un allenatore di caratura come Massimiliano Allegri ed un direttore sportivo di spessore, personalità e competenza elevate come Igli Tare. Nonostante ciò il dubbio che rimane in piedi è se la stagione rossonera sia stata effettivamente e correttamente pianificata e da chi. Vediamo punto per punto cosa ci fa sorgere questa perplessità.

Partiamo dal come, al di là del modulo, vorrà o vorrebbe giocare il Milan in questa stagione. Giocare con una formazione alta padroneggiando il gioco? In attacco non sembra esserci la materia prima corretta per tale scopo. Aspettare bassi l’avversario per poi cercare quel ribaltamento di fronte tanto caro a Massimiliano Allegri? La rosa però non ha un difensore veramente abile nella marcatura pura in area di rigore, non è stato acquistato, ma nemmeno cercato. Il mercato è stato principalmente incentrato sulle figure di centrocampo, da Ardon Jashari voluto ad ogni costo, Samuele Ricci dal Torino, Luka Modrić svincolato dal Real Madrid, Adrien Rabiot dal Marsiglia. La filosofia di gioco del tecnico Allegri non prescinde dalla presenza di un equilibratore purissimo a centrocampo come può essere Youssouf Fofana destinato quindi a giocare tutte le partite da titolare; allo stesso tempo non prescinde da presenza fisica mista a caratteristiche di inserimento e, a questo fine, la presenza di Ruben Loftus-Cheek rappresenta l’attore migliore a tale scopo, ma conoscendone la storia ci si chiede se possa reggere fisicamente all’intera stagione. La nota positiva e la copertura ad ogni evento negativo che possa colpire il centrocampista inglese è stato prendere Adrien Rabiot, voluto fortemente dall’allenatore e non per strategia primaria della società, quindi un’alternativa se non il vero e proprio titolare in quel ruolo e a quello scopo. Quindi il centrocampo del Milan sarà, molto probabilmente costituito da Fofana, Loftus/Rabiot e un terzo centrocampista di ruolo, ma ne sono stati acquistati ben tre per un posto, Ricci, Jashari e Modric che, a parte quest’ultimo, sono costati anche molti milioni che forse, per almeno uno tra l’italiano e lo svizzero, potevano essere risparmiati e magari investiti in maniera più oculata?

Adrien Rabiot

Passiamo all’attacco. A giugno il ds Tare aveva affermato che si sarebbe andati alla ricerca di un attaccante idoneo al gioco che la squadra avrebbe poi dovuto mettere in campo e che Santiago Gimenez non aveva le caratteristiche utili allo scopo. Si sarebbe quindi dovuto trovare un nuovo centravanti e possiamo senz’altro affermare che, una dichiarazione del genere, per un calciatore già in crisi tecnica e morale come Gimenez non possa certo essere stato un toccasana. Ebbene, Santiago, sul mercato sino all’ultimo minuto, addirittura per un probabile scambio con il romanista Artem Dovbyk, è rimasto in rossonero. Dal mercato è poi arrivato Christopher Nkunku che non rappresenta assolutamente quanto prospettato da Tare, non essendo un centravanti classico e che, oltretutto, nelle ultime due annate, ovvero al Chelsea, non ha confermato quanto di buono aveva fatto a Lipsia. Oltre alle cessioni di calciatori importanti, si sta assistendo ad un impiego differente di alcuni della vecchia guardia, come ad esempio Pulisic, colui che, nella passata stagione, ha reso di più nell’intero parco dei calciatori offensivi, tolto dalle dinamiche a lui più congeniali nonostante, appunto, gli ottimi risultati avuti e appurati. Quindi, al di là dei singoli acquisti, non è del tutto comprensibile che squadra vogliono o abbiano voluto costruire in casa rossonera. Alla fine dei conti rimane sempre e comunque il fatto che, nonostante si sia costituita una catena di comando più chiara e netta, questa non è stata sviluppata appieno e persiste un’idea del Milan che fa delle cose alle quali trovare un senso è quantomeno complicato.

Luigi A. Cerbara

Fonti foto: acmilaninside.it; sempremilan.it; milannews.it

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