Home Interviste in Esclusiva Antonio Floro Flores: “ Oggi più di prima so cosa voglio” 

Antonio Floro Flores: “ Oggi più di prima so cosa voglio” 

   Tempo di lettura 11 minuti

Un lunga carriera da attaccante in Serie A. Tra le maglie che ha vestito con onore e sacrificio ci sono quelle del Napoli, Udinese, Genoa, Sassuolo e Chievo. Attualmente allena con passione, condividendo la sua esperienza con i futuri calciatori professionisti trasmettendo i valori del calcio con l’obiettivo di realizzare i loro sogni

Antonio Floro Flores, classe 1983, ha iniziato da piccolissimo a tirare i calci ad un pallone, proprio nelle strade della sua Napoli. È’ stato uno dei protagonisti della Serie A tra i primi anni del 2000 fino agli anni dieci. Ha legato il suo nome a diverse piazze del calcio italiano, indossando, tra le altre, le maglie del Napoli, dell’Udinese, del Genoa, del Sassuolo e del Chievo Verona. Un uomo che ha valori profondi che fanno capo alle sue origini. Antonio conclusa la carriera da calciatore ha scelto di voler restare nel mondo del calcio dedicandosi alla formazione dei più giovani. Oggi guida l’under 17 del Benevento con passione, determinazione e sacrificio, proprio come quando correva nei campi di gioco. Ho avuto il piacere di intervistarlo ed è stato felice di raccontare la sua nuova vita da allenatore e i ricordi più intensi della sua carriera.

Antonio, partiamo dall’inizio: che ricordi hai dei tuoi primi passi nel calcio a Napoli e di cosa ha significato per te crescere calcisticamente nella tua città? Ha significato moltissimo, la mia formazione calcistica è nata giocando con i miei amici tutto il giorno per le strade e vicoli di Napoli. Tutti i bambini dovrebbero ancora oggi poter giocare nelle strade delle città come ho fatto io. Purtroppo per colpa dei social, play station e la sicurezza delle città in generale è mutato tutto. Soprattutto è cambiato il modo di socializzare e di conseguenza anche l’approccio al sacrificio nel voler affrontare una carriera in questo sport. Il mio unico obiettivo fin da bambino era giocare a calcio: poi riuscire a giocare nella tua città per la maglia che ami è qualcosa che auguro a tutti i bimbi di Napoli e del mondo. Per me quando indossi quella maglia è come indossare una seconda pelle.

Floro Flores con la maglia del Napoli

Date le premesse del calciomercato e del sogno scudetto che si è avverato per ben due volte in poco tempo, cosa pensi di questo Napoli? Sono molto contento che Antonio Conte abbia deciso di restare a Napoli, anche perché se ha scelto di rimanere significa che la società sta aprendo un nuovo ciclo a livello di continuità e non sta rifacendo l’errore avvenuto con Spalletti, cambiare tecnico dopo il trionfo tricolore, perdendo così tutte le cose buone che erano state fatte. Questo è un grande segno di maturità da parte della dirigenza ed anche da parte dei tifosi napoletani. I napoletani devono avere la mentalità vincente ed abituarsi ad essere primi. Sono convinto che se non si fosse fatto l’errore due anni fa di scegliere un allenatore sbagliato, il Napoli avrebbe vinto lo scudetto anche nel campionato 2023/2024.

Qualche anno fa hai fatto una dichiarazione dove racconti un caso di pedofilia che hai visto da lontano…ti va di parlarne? Una storia di tanti anni fa. Fortunatamente non sono stato toccato di persona ma i bimbi non dovrebbero vivere una cosa del genere mai nella vita. I bambini devono vivere in modo spensierato, sereno, quando si approcciano allo sport come il calcio, ma soprattutto nella storia di ogni bimbo non dovrebbe esserci un ricordo del genere. Quel giorno di tanti anni fa forse più di 30, ricordo che ero al campo per una partita di pallone e all’improvviso arrivarono tante auto dei carabinieri ed arrestarono un allenatore. Una scena che sembrava un film, poi purtroppo si venne a sapere di questa triste storia legata alla pedofilia. Per fortuna quell’episodio non ha influito nella mia vita, ma di sicuro mi ha colpito se dopo tanti anni ancora ne parlo.

La tua carriera non è stata propriamente fortunata all’inizio in virtù dei concomitanti fallimenti di società come Napoli (2004) e Perugia (2005). Quali insegnamenti hai tratto da esperienze professionali così forti e sfortunate? Ho avuto insegnamenti che ti formano e soprattutto ti aiutano a crescere. Un fallimento non è assolutamente una sconfitta, per me un fallimento è un motivo in più  per crescere e mi hanno aiutato anche ad affrontare la vita. Ho sofferto tanto a livello personale ed economico, perché per mesi non ho percepito lo stipendio, questo mi ha insegnato a dare valore a tutto. Nel mio caso poi sono stato fortunato perché mi sono rialzato e guardato avanti. Dalle cose negative cerco sempre di trarre qualcosa di positivo perché quando accadono ti danno la possibilità di maturare e diventare uomo. Questo è accaduto a me.

La parte migliore della tua carriera qual è stata? Sono stato molto bene nell’Udinese per poi proseguire in Serie A per altri anni. Ad Udine ho conosciuto amici molto importanti, comprato casa ed è la città dove sono cresciuti i miei figli, quindi un legame che sarà per sempre. Però anche di Genova ho ricordi di un periodo molto felice.

Antonio con la maglia del Genoa

Il 18 settembre 2008 fai il tuo esordio in Europa, con l’Udinese in Coppa Uefa, e realizzi anche la tua prima rete internazionale. Quali sono i ricordi di un evento del genere? Un ricordo indelebile clicca qui , un tatuaggio sulla pelle, un momento che ho sempre raccontato ai miei figli con orgoglio. Una soddisfazione personale immensa, esordio in Europa con un goal! Quando avevo segnato al momento non me ne ero neanche reso conto, ero solo felice per la mia squadra. Negli anni ho messo a fuoco l’importanza di quel goal, per me era la prima volta, nello stadio del Borussia Dortmund, con quell’atmosfera. Non lo dimenticherò mai ed ogni tanto mi piace riguardarlo insieme ai miei figli.

Antonio con la maglia dell’Udinese insieme a Maurizio Domizzi



Hai giocato in tutte le rappresentative nazionali, dall’Under 17 sino all’Under 21, ma mai nella nazionale maggiore. Hai qualche rimpianto? Nessun rimpianto! Nella mia epoca in Nazionale giocavano Totti, Del Piero, Di Natale, Quagliarella, Toni, Gilardino, Vieri. La storia del calcio. Quindi con tutto il rispetto, no nessun rimpianto, nessun rammarico. Sicuramente mi sarebbe piaciuto, ma non me ne sono mai fatto un problema e l’ho sempre vissuta serenamente.

… e della Nazionale di oggi? Onestamente sulla Nazionale di oggi c’è davvero poco da parlare. A cuore aperto non ho più la stessa emozione di quando vedevo in squadra, Pippo Inzaghi, Paolo Maldini, Fabio Cannavaro, Bobo Vieri ecc. ecc. Prima per me era assolutamente importante vedere una partita, oggi se non posso me ne faccio una ragione. Non vedo più l’attaccamento dei giocatori che c’era prima e quindi ciò ha fatto disamorare un po’ tutti.  Spero che mister Gattuso riesca a far tornare l’entusiasmo e l’attaccamento alla maglia. Prima quando arrivava la chiamata in Nazionale era un momento di gioia da condividere in famiglia, con gli amici. Oggi si è spento un po’ tutto.

Antonio, il Sassuolo è tornato in Serie A, ti aspetti che per la stagione 25/26 possa raggiungere una salvezza tranquilla come i vecchi tempi? Nel primo anno in Serie A sicuramente ci sarà da lottare. Conoscendo bene i protagonisti di questo Sassuolo sarà una squadra molto ambiziosa e secondo me non farà un campionato anonimo, ma si farà valere.

Floro Flores con la maglia del Sassuolo

Oggi sei un allenatore, come è stato il passaggio? Facile, non avevo più voglia di giocare a calcio ed ero proiettato su quello che mi piaceva fare. Non ero più in linea con gli ultimi allenatori che ho avuto, non li seguivo più. Quando parlavano non mi sentivo più un giocatore e quando scendevo in campo avevo perso quell’adrenalina che mi ha fatto innamorare di questo sport. Quando mi sono accorto di questo, ho raggiunto la consapevolezza che dovevo fare la scelta, avevo promesso a me stesso che quando sarebbe accaduto avrei dovuto lasciare subito. Non ho aspettato neanche la fine del campionato, ho voluto rispettare tutto quello che il calcio giocato mi ha dato, un qualcosa di meraviglioso. Qualsiasi guadagno ho avuto nella mia vita l’ho sempre onorato con il sudore della maglia. Non sentivo più l’esigenza né economica nè morale. Oggi da allenatore ho ritrovato tutto: passione, adrenalina e voglia di sudare. La cosa più bella che mi sta capitando è proprio quella di stare con i ragazzi e vederli focalizzati sull’obiettivo di diventare dei professionisti. Ho molta soddisfazione nel vedere i ragazzi allenarsi con dedizione come se ogni giorno fosse domenica. Queste sono le basi fondamentali per poter essere proiettati ad una professione da calciatore.

Sognando in grande, quale panchina di serie A ti piacerebbe? Ho sempre sognato in grande, non so come si possa sognare in altro modo. Io sogno di allenare tutte le panchine della Serie A. Mi piace preparare una squadra, un giovane e si mi piacerebbe andare in Serie A, qualsiasi club avrebbe il mio impegno e la mia serietà. Ti voglio raccontare una cosa: quest’anno ho disputato una finale ( Ternana – Benevento 2-0 Under 17) ed ho perso lo scudetto. Non avevo mai disputato una finale da allenatore in vita mia, ma ti giuro provare quell’emozione è stato talmente forte che oggi più di prima so cosa voglio!

Grazie Antonio, grazie per aver trasmesso anche a noi di passione del calcio il tuo amore per questo sport e la dedizione che hai per questa nuova esperienza da allenatore. Sei portatore sano di valori e si è percepito in ogni tua parola durante questa intervista. In bocca al lupo per tutto!

Fonti foto: FIGC; transfermarkt.it; udinesecalcio; ilsecoloXIX; getty image

Silvana Perrini

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.