Sabato sera a Monaco di Baviera ultimo atto della nuova Champions League, Simone Inzaghi e i suoi cercano di cambiare la storia rispetto al 2023, PSG permettendo
Eccola ancora in quel punto. Dopo due anni l’Inter si ritrova di fronte al bivio più importante. Salire sul tetto d’Europa e guardare tutti, anche chi la criticava, dall’alto in basso oppure terminare una stagione onorevole, dove è arrivata a sfiorare tutti gli obiettivi senza però centrarne nemmeno uno. In quest’ultimo caso si getterebbe in pasto a quelle “iene” mediatiche che non vedono l’ora di festeggiare e puntare il dito su una squadra e un tecnico a cui manca sempre l’ultimo metro per essere completi. Non pensiamoci ora, limitiamoci ad analizzare un fatto: l’Inter per la seconda volta in tre anni è in finale di Champions League, una cosa non di poco conto, anzi. La crescita della squadra nerazzurra è sotto gli occhi di tutti anche in campo europeo e per questo va celebrata. Manca solo un passo per la consacrazione definitiva.
Rispetto al 2023 ci sono sia analogie che differenze.
Le analogie riguardano per lo più la cabala. Così come con il Manchester City, infatti, anche questa volta la Beneamata affronta una squadra a un passo dal triplete. Il PSG di Luis Enrique, infatti, dopo le facili vittorie di Ligue 1 e Coppa di Francia si trova davanti all’ultimo step, quello più arduo. Il tecnico spagnolo ha già raggiunto la tripletta con il Barcellona nel 2015, così come anche Guardiola lo aveva fatto in blaugrana nel 2009.
I giocatori dal canto loro potrebbero essere più sotto pressione per un obiettivo del genere, vista anche la giovane età della maggior parte di loro. Inoltre il relax in cui versano i parigini potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per affrontare l’impegno con troppa nonchalance. Questo è quello che si augura Simone Inzaghi che però dovrà guardare soprattutto in casa propria. Infine, dettaglio non da poco, così come gli inglesi due anni fa, anche il PSG non ha mai vinto la Champions League ed è in mano agli sceicchi. Occhio.

Le differenze, oltre all’avversario, stanno tutte nel modo in cui ci arriva l’Inter. La finale con il Manchester City era giunta quasi a sorpresa. Inutile nasconderlo, il cammino nerazzurro verso Istanbul fu anche agevolato da un sorteggio non troppo ostico. Poi certo le partite vanno vinte comunque, compreso un derby europeo tesissimo. Nell’ultimo atto i nerazzurri erano visti un po’ come l’outsider e solo la grande prestazione fornita al cospetto di una superpotenza fece ricredere molti. Oggi è diverso. Il percorso fatto per arrivare a Monaco, league phase compresa, ha dimostrato quanto l’Inter sia maturata a livello europeo, probabilmente anche grazie alla scorsa finale. Aver eliminato gli attuali campioni di Germania e Spagna ha arricchito il fascicolo interista. Oltretutto alcuni giocatori potrebbero essere alla loro ultima chance per sollevare il trofeo più ambito. Quindi attenzione.
Ora la finale, ultima prova, ma si sa, la partita secca può andare in qualsiasi maniera. A maggior ragione contro una squadra forte come i campioni di Francia. Quindi non sarebbe un dramma un’eventuale sconfitta, anche se brucerebbe eccome.
Sabato avremo tutte le risposte. Lo scudetto sfumato di un soffio, soprattutto per demeriti propri, ha caricato tutto l’ambiente. Simone Inzaghi lo sa, questa è la partita più importante di sempre. L’Inter è pronta, il PSG è avvisato.
Glauco Dusso








