L’ex portiere, divenuto poi attaccante a fina carriera nelle categorie minori, si dice felice per la carriera avuta e vota per un calcio possibilmente sempre più spettacolare
Abbiamo avuto il piacere di intervistare l’ex portiere, tra i primi anni 2000 e gli anni dieci, di Torino, Chievo e Palermo e con esperienze all’estero in Grecia con l’AEK Atene con la quale ha preso parte sia alla Coppa UEFA che alla Champions League e nella Liga nel club più antico del calcio spagnolo il Recreativo Huelva. In Italia ha acquistato la fama di para-rigori, soprattutto dopo quelli parati a Di Natale e a Cristiano Ronaldo che, sino ad allora, era stato infallibile.
Lei esordì in Serie A con il Torino il 16 dicembre 2001 che poi fallì tristemente nel 2005. Come ha vissuto umanamente quella situazione?
Sono stato venduto un mese prima, una cessione per alimentare le casse societarie, nel tentativo di evitare il fallimento. Quell’esperienza mi ha fatto male, anche perché ero giovane, ero il portiere titolare che aveva appena conquistato la promozione in Serie A, avevo rinnovato il contratto per essere il portiere del futuro e vedere il Torino, la squadra che, tra l’altro, mi aveva fatto esordire in Serie A, fallire è stato davvero un dolore enorme.
Stefano Sorrentino ha girovagato molto ad inizio carriera ed ha protetto i pali anche del Recreativo Huelva, la squadra più antica di Spagna e, oltretutto, il primo italiano del club. Quella stagione, 2007/2008, il Recreativo si salvò all’ultima giornata rimanendo in Liga. Ci racconta quell’esperienza e cosa le ha insegnato/lasciato?
Esattamente, fui titolare in tutte le 38 partite di campionato e ci salvammo all’ultima giornata e stabilimmo anche un record perché, prima di quegli anni, non era mai capitato che il Recreativo riuscisse a permanere in massima serie per più anni consecutivi e con quella salvezza ci fu addirittura il terzo anno di fila in Liga. Ho vissuto delle bellissime emozioni in un club storico, anche per aver affrontato dei grandi campioni e con la ciliegina dovuta alla salvezza raggiunta. Chiaramente sono passati quasi 20 anni, ma in Spagna c’è una concezione del calcio completamente diversa dall’Italia, basta pensare che non si andava mai in ritiro il sabato sera; andavamo a giocare in stadi quali il Bernabeu o il Camp Nou senza mai fare barricate, giocavamo con un classico 4-4-2.
Nella parte centrale della sua carriera ha avuto stagioni esaltanti con il Chievo Verona e altalenanti con il Palermo. Ottenendo comunque risultati eccellenti sia a livello di squadra che personali, come i tanti rigori parati, tra cui a Di Natale e Cristiano Ronaldo. Cosa pensa della sua fama di para-rigori?
Mi piace tantissimo, se penso che sono anni che ho smesso di giocare, ma sono ancora tra i primi portieri nella storia italiana come numero di rigori parati, questo fa capire quanto sia importante e si può intuire quanto io ne sia orgoglioso.
Il 21 gennaio 2020 si ritira ufficialmente dal calcio professionistico, ma non dal calcio giocato e torna a calcare i campi nell’inedito ruolo di attaccante, dove e perché?
Sono stato assolutamente felice della mia carriera da portiere e mi sono anche divertito, ma va detto che nasco attaccante e quando ho smesso con il calcio professionistico ho raggiunto il mio papà che allenava il Cervo, una squadra ligure che militava in promozione. La cosa è nata un po’ per gioco, ma quando sei in campo il gioco diventa invece una cosa seria. Purtroppo poi l’arrivo del Covid ha bloccato tutto ed è terminata anche la mia breve esperienza da goleador.

Quando ha davvero appeso gli scarpini al fatidico chiodo ha intrapreso la carriera di opinionista a Mediaset e anche da seconda voce nelle telecronache. Come trova l’esperienza televisiva?
Mi piace moltissimo, credo anche di essere abbastanza portato perché mi trovo a mio agio, non sento difficoltà, mi dà l’opportunità di essere in un ambiente bello, sportivo, professionale, di alto livello, quindi spero di fare anche carriera e possa diventare il mio lavoro principale.
Che opinione ha di un evento come il mondiale per club nel nuovo format?
Sono convinto che sarà una kermesse spettacolare e ritengo giusto mettere insieme tutti i calciatori più forti al mondo. Si spinge sempre di più verso la spettacolarità del calcio e lo trovo corretto e spero si prosegua su questa strada, proponendo delle nuove manifestazioni sulla falsa riga del prossimo mondiale per club.
Da ex calciatore come vede la problematica del calciomercato estivo che sarebbe in concomitanza col mondiale per club?
Bisogna senza alcun dubbio regolamentare il calciomercato in conseguenza di questi mutamenti. Ritengo inoltre sbagliato che il calciomercato sia aperto per un tempo infinito quando poi gli affari veri si fanno molto spesso negli ultimissimi giorni e, oltretutto, andrebbe chiuso prima dell’inizio del campionato!
Adesso Sorrentino collabora con la Confederazione Calcistica Italiana, in quale ruolo e con quali prospettive?
Innanzitutto gioco con la Lega di Calcio a 8 e con la nazionale di Calcio a 7. Insieme a Gaetano D’Agostino abbiamo la nostra Academy a Roma e, attraverso la Confederazione Calcistica Italiana, partecipiamo ad eventi con la possibilità di divulgare i nostri insegnamenti calcistici, soprattutto relativi alla tecnica di base.
Ad agosto sarà protagonista del mondiale di calcio a 7 in Brasile? Francesco Totti capitano è solo un sogno?
La situazione è ancora tutta da decidere, a partire dalla guida tecnica della nazionale di calcio a 7, quindi non ho ancora la situazione ben chiara e non sono ancora stato ufficialmente convocato. Purtroppo non sono nemmeno in possesso di informazioni relativamente alla possibile presenza di Francesco Totti.
Nota del redattore: In Italia è stata creata la Lega di Calcio a 8 con presidente Fabrizio Loffreda, ma nelle competizioni internazionali, si gioca a 7.
Fonti foto: chiamarsibomber.com; cronachedi.it
Luigi A. Cerbara








