Tante le critiche ricevute sulla campagna acquisti dei rossoneri, soprattutto dai tifosi che non sono mai contenti, mai soddisfatti e che non guardano al passato o al futuro, ma soltanto al presente, alle azioni che sono sotto gli occhi di tutti, l’oggi e basta! Allora tentiamo di analizzare, sbirciando anche in casa d’altri, cosa è sin qui accaduto in questa importante finestra di mercato che terminerà tra poco più di una settimana
In casa rossonera le critiche sono iniziate ancor prima di compiere una qualsivoglia azione di mercato! E’ stato sufficiente fare il nome di un potenziale allenatore come Julen Lopetegui per scatenare l’ira dei tifosi che non vedevano in lui il condottiero ideale per la squadra rossonera. Antonio Conte invece era il più desiderato, chiaramente perché è affamato di vittorie, perché al tifoso non interessa il gioco, lo stile, il budget, il rapporto che si può avere o non avere con un allenatore, no… al tifoso interessa solo vincere. Se poi non arrivano le vittorie allora si comincia a criticare quell’allenatore perché non ha gioco e chi più ne ha più ne metta! Una società di calcio, come ogni società di qualsiasi altra tipologia, invece deve fare i conti e sono tanti. Si contano i soldi prima di tutto e poi si contano i trofei, questa è l’unica vera legge di mercato imprescindibile, dalla quale nessuna società seria e costruttiva può esimersi! Una dirigenza calcistica deve pensare all’oggi, certo, ma soprattutto al domani, in termini di sostenibilità, di progettualità. Costruire richiede tempo e pazienza, oltre a competenze specifiche. Senza ombra di dubbio i rossoneri sono sempre stati all’avanguardia in quasi ogni ambito, sia nell’era Berlusconi quando i soldi non mancavano di certo, sia successivamente, quantomeno quando è riuscita ad insediarsi una proprietà ed una dirigenza seria e concreta (vedasi Elliott). Il fu Cavaliere ha creato un’anima che si era persa nel Milan dei primi anni ’80, ha portato idee, stile e concretezza. Il Milan di Sacchi non ha vinto solo per i grandi calciatori (basti ricordare le formazioni della sola serie A di quei decenni per comprenderlo), ha creato una vera e propria supremazia grazie alle idee innovative del suo allenatore. Il Milan di Capello non è stato da meno e così quello di Ancelotti. C’era una filosofia, c’era unità di intenti e c’era un filo conduttore che teneva ferme e salde tutte le parti che costituivano il club.

Nel Milan degli ultimi anni si rivede qualcosa che era mancato dal dopo Berlusconi, unità, collaborazione, stile nel comunicare e nel perseguire degli obiettivi. Scelte ponderate, mirate, oculatezza nell’investire il proprio denaro. Paulo Fonseca è stato scelto come nuovo allenatore e dopo di lui è partita la campagna acquisti con innesti di giocatori funzionali come Álvaro Morata, Strahinja Pavlović, Emerson Royal, Youssouf Fofana e potrebbe non essere finita qui. Come già detto ci sono state tantissime critiche per la gestione della campagna acquisti del Milan, ma i rossoneri hanno sempre fatto tendenza e, in questi anni, sia per necessità che per virtù, stanno andando controcorrente, testimoniando che ogni milione ha un grande valore e che non si possono fare valutazioni elevate solo perché si hanno soldi da spendere. In una situazione del genere onore alla società rossonera, per fermezza, pazienza, caparbietà. Naturalmente ci sono opinioni libere e sicuramente molte saranno contrarie a queste conclusioni, ma non esistono solo i grandi nomi e i grandi calciatori, esistono programmi e progetti ed in questi un tassello non è uguale ad un altro. Il gioco è l’unico vero attore che si prende il palcoscenico e tramite il quale possono arrivare i risultati ed il gioco si fa di squadra e una squadra la si costruisce con i calciatori che si reputa siano quelli corretti. Se bastassero i nomi e gli alti ingaggi per vincere il PSG adesso dovrebbe avere una mezza dozzina di Champions in bacheca ed il Manchester City almeno altrettante oppure il tanto osannato e vincente Antonio Conte si sarebbe fatto andare bene il trascinatore dello scudetto napoletano, un certo Victor Osimhen, invece di andare a cercare il suo pupillo Romelu Lukaku oppure il neo allenatore juventino Thiago Motta non avrebbe messo così facilmente alla porta uno dei giocatori italiani più forti del momento come Federico Chiesa.
Il calcio ormai è divenuto quasi esclusivamente un business più che uno sport, una passione, un amore (come lo era per le famiglie proprietarie dei club, di alcuni anni fa e delle quali resiste, forse, soltanto la famiglia Percassi) e negli affari ci sono leggi di mercato che vanno conosciute, seguite e non si può solo ed esclusivamente perseguire quella al rialzo, non vi è logica in questo! Quindi troviamo giusto, saggio, seguire una propria linea di condotta e non farsi sopraffare dalle pretese di una società che vende o di un calciatore che si propone, ma di rispettare quei parametri tra i quali il perché si vende un dato calciatore: esubero? Scadenza di contratto? Ti proponi perché la tua società ti ha scaricato (vedi Chiesa), allora il tuo ingaggio non può essere lo stesso di prima, figuriamoci se addirittura maggiore, ma devi essere cosciente e pronto a rimetterti in gioco e magari ripartire con un ingaggio più basso. Queste sono le cose imposte da un mercato sano!
Fonti foto: milannews.it; ilmilanista.it
Luigi A. Cerbara








