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Giancarlo Dotto: “Il calcio è mitologia. Con Zaniolo ci sono le premesse per un nuovo mito. La Champions la vincerà…”

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Abbiamo avuto il piacere d’intervistare un fine conoscitore dello sport più amato dagli italiani. Giornalista dalla penna felice e dall’occhio perspicace, inviato per il Messaggero, Corriere dello Sport e tanti altri illustri giornali, opinionista in note trasmissioni tra cui Controcampo. Abbiamo spaziato tra Coppa Italia e Europa, tra il promettente Nicolò e il caso-caos Icardi. Gli abbiamo anche sottoposto un nostro gioco sulla Juve

Per quale motivo quest’anno la Coppa Italia è stata affrontata da tutte le squadre con i giocatori migliori a disposizione, partendo dai portieri titolari?

Innanzitutto se ne è capita l’importanza, dopo averla relegata ad un ruolo minore. E’ pur sempre una competizione che dà l’accesso all’Europa. In secondo luogo consente di salvare una stagione dominata da un solo club, quello juventino, ormai da svariati anni. Può dare quindi un senso ad un’annata, visto che il campionato, in termini di primato, non ne ha. Infine perché quest’ultima formula (ndr, del sorteggio) ne ha accresciuto ancora di più l’appeal ed il glamour.

Lei ha vissuto il cosiddetto far west televisivo descrivendolo anche in un libro scritto con Sandro Piccinini. La crisi delle tv locali è dovuta solo ed esclusivamente all’affermarsi di internet?

Le tv locali per anni sono state un caotico laboratorio di modelli creativi. Ora non è più così. Ormai le risorse di un tempo si sono incancrenite o hanno traslocato nelle grandi tv. L’espansione del web, con you tube, ha tolto poi ulteriore visibilità alle tv minori, prima luoghi deputati alle sperimentazioni folli, quindi precursori di idee vincenti.

Ricorda un campionissimo che all’età di 34 anni era in forma come lo è oggi CR7?

Totti lo era. Per quanto concerne Cristiano Ronaldo è evidente che, dal momento in cui ha deciso di essere business di se stesso, si è messo al servizio del suo corpo, venerato come una divinità. Il suo fisico perfetto è l’ altare votivo, la liturgia di ogni giorno. Il mito, così come i proventi che ne derivano, nasce da lì.

Il Real in Champions. Ci sono due fazioni: chi lo vede sempre tra le squadre favorite perché abituato a vincere questa competizione e chi invece pensa che non sia il suo anno. Lei con chi si schiera?

Con la seconda, in primis per un fattore meramente statistico. Dovrà pur cedere dopo tutte queste vittorie. Inoltre, nonostante abbia giocatori di gran talento, troppo ne ha perso con la dipartita di CR7. Abbiamo visto come ha sofferto contro l’Ajax. Per me la Champions la vincerà il Manchester City.

Facciamo un gioco. Secondo lei la Juve rosicherebbe di più se a vincere l’agognata coppa dalle grandi orecchie fosse il Real senza CR7, il PSG con Buffon in porta oppure la Roma, già out in campionato?

La rabbia roderebbe il fegato della Juve se vincesse ancora il Real. Hanno acquistato Cristiano Ronaldo proprio in ottica Champions.

E’ il momento di Zaniolo. I tifosi fanno bene ad entusiasmarsi o pensa bisogna essere cauti essendo molto giovane?

Nel calcio non sono tanto importanti i trofei vinti, come ritengono in molti. In una piazza come quella romana in cui si vince poco e non ci si riesce a liberare ancora dal mito di Totti arriva quasi per caso, all’interno di uno scambio per Nainggolan, un giocatore forte ed ecco che improvvisamente parte il motore dell’identificazione mitologica. Ricordiamolo: il calcio è soprattutto mitologia, non la vittoria di trofei. Non lo trovo esagerato, anche perché il tifo, come dice la parola stessa, è patologico. Inoltre Zaniolo ha oggettivamente i numeri: fisicità, tecnica, improntitudine. Il tutto coronato da una testa giusta e da un auto-sperimentarsi. Penso che lui stesso si scopra partita dopo partita. Tutto questo crea le premesse per un nuovo mito.

Caos Icardi. La società ha fatto bene a togliergli la fascia da capitano?

Sì ci voleva proprio in questa Inter di pazzoidi con propensione al masochismo. L’odierna Wanda non è altro che la reincarnazione della Wanda più famosa, compagna di von Masoch. E siccome La Wanda, a dispetto del nome (ndr, da leggere lavanda) non sa lavare i panni sporchi in casa, ma li porta in tv, con un marito succube che non reagisce, si è dovuto procedere in maniera forte. E’ stato un trauma necessario.

Capitolo Europa League. Chi ha più chances per arrivare fino in fondo tra Napoli e Inter?

Il Napoli in questo momento ha la testa giusta. Sarebbe molto suggestiva una finale Napoli-Chelsea, con Maurizio Sarri contro la sua ex squadra.

Il suo giocatore preferito in assoluto?

Cruijff è l’evoluzione del calcio, con 30 anni di anticipo. Era la bellezza e la praticità. Il giocatore moderno, uno dei pochi grandi ad esserlo non solo in campo ma anche come allenatore.

Perché si è dedicato in particolare alle figure di Zinedine Zidane ed Helenio Herrera e si è soffermato sul Milan di Arrigo Sacchi?

Il libro sul primo me lo hanno chiesto e sono stato ben felice di scriverlo. Lo difesi all’epoca della testata nella finale mondiale contro l’Italia nel 2006. Sono sempre stato a sostegno dell’uomo, oltre che del calciatore. In quel momento preferì dare priorità alla sua dignità, piuttosto che alla figura che stava facendo di fronte al mondo. Herrera per le sue qualità taumaturgiche. Lui è stato lo spartiacque per gli allenatori. Prima erano irrilevanti, a parte Rocco, ma anche Nereo seguì la scia Herrera. Grazie a Helenio invece tornarono al centro della scena. Forse oggi lo sono anche troppo, risultando, a meno che non siano del calibro di Cruijff, Herrera, Mourinho, incongrui. Seguivo il Milan di Sacchi quando ero inviato del Messaggero. Era la squadra perfetta. Sacchi, un po’ per la sua maniacalità, un po’ perché si ritrovò tra le mani giocatori dalle qualità irripetibili (una fucina di almeno 13-14 talenti) fece grandissime cose. Quei calciatori erano anche teste pensanti, infatti molti di loro hanno fatto strada come allenatori. Basti pensare anche solo ad Ancelotti.

Come è stato collaborare con Sandro Piccinini?

Ci lega una grande amicizia. E’ stato l’uomo frontiera per le telecronache. Dopo lo stile conversativo e dalle sintassi elaborate di Nando Martellini e Bruno Pizzul lui ha lanciato uno stile più felliniano, fatto di immagini e sintesi fulminanti.

Al di fuori del calcio ha scritto libri anche su Carmelo Bene, Maurizio Costanzo ed Ornella Vanoni. Come li descriverebbe?

Carmelo Bene era un genio allo stato puro. La sua fu un’avventura esistenziale al contempo sublime ed infernale. Maurizio Costanzo ha inventato la tv caminetto e ne è stato il rabdomante, avendo scoperto vari personaggi, tra tutti Vittorio Sgarbi. Ornella Vanoni è l’ultima grande star, un’interprete straordinaria, costretta però, nell’odierna povertà di contenuti, a rappresentarsi purtroppo come una macchietta.

Fonti foto: inter-news, corrieredellosport, gazzettatv, panorama e mangialibri

Erika Eramo

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